mercoledì 16 dicembre 2015

L’INVERNO DEL FUMETTO MILANESE


Negli anni settanta, nel campo dei fumetti c’erano diverse case editrici di "grandezza media" come Dardo, Bianconi, Cenisio, Corno, Edifumetto ed Ediperiodici. Editori medi che probabilmente avevano un giro d’affari superiore a quello dei grandi editori di fumetti di oggi. Io ho avuto modo di conoscere di persona tutti questi editori tra la seconda metà degli anni ottanta e la prima dei novanta, quando, uno a uno, si sono spenti per sempre.

EDITORIALE DARDO
Fondata nella fine degli anni quaranta da Gino Casarotti, la Dardo ha pubblicato Gim Toro, il capolavoro dello sceneggiatore Andrea Lavezzolo. Negli anni cinquanta arrivarono i successi realizzati dal trio EsseGesse: Capitan Miki e il Grande Blek. Un ranger e un trapper che hanno fortemente influenzato con il loro stile brillante la creazione di Zagor: se Miki e Blek avessero adottato in tempo il formato vincente della Bonelli, sarebbero ancora in edicola. Il nuovo successo della Dardo degli anni sessanta è Supereroica, testata di fumetti bellici di origine inglese (per i quali lavoravano disegnatori italiani e soprattutto spagnoli). Dal 1972, la casa editrice venne guidata dal figlio Giuseppe. Io lo incontrai alla fine degli anni ottanta, dopo l’esperimento del bonellide Gordon Link creato dall’ex cantautore Gianfranco Manfredi (poi sceneggiatore di diversi personaggi della Bonelli, ultimo dei quali Adam Wild). L’editore contava di rilanciare la Dardo con l’edizione a fumetti de “La Piovra”, una serie televisiva di grande successo sulla lotta alla Mafia trasmessa all'epoca dalla Rai. Qualcosa però gli impediva di portare a termine questo piano. Il motivo non volle dirmelo (ma, come vedremo sotto, è immaginabile). Ricordo che nel suo ufficio campeggiava la monumentale enciclopedia Treccani. Nei primi anni novanta, Casarotti Junior gettò la spugna.


EDITRICE CENISIO
Questa è la casa editrice con la quale ho avuto meno contatti, bisognerebbe sentire Gianni Bono che ha diretto per anni le sue pubblicazioni. Nata negli anni sessanta, la Cenisio fondò le sue fortune sui personaggi della Warner Bros, da Gatto Silvestro a Bugs Bunny. Alla fine degli anni sessanta ha iniziato a presentare il Tarzan della Gold Key, partendo dagli episodi del grande Russ Manning (vedi il post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/russ-manning-titano-sconosciuto.html). Nei settanta aggiunse Superman e Batman, abbandonati dalla Mondadori e poi dalla Williams, purtroppo mescolandoli sempre di più a rubrichette per bimbi che non c'entravano con i supereroi. La Cenisio morì lentamente alla fine degli anni ottanta. Nell’unica volta che ho avuto un contatto con questa casa editrice ho incontrato il suo nuovo editore, probabilmente figlio del precedente, del quale non ricordo il nome: voleva chiudere la baracca al più presto. Mi fece solo vedere una “graphic novel” della Dc Comics tratta da un romanzo di fantascienza, chiedendomi se valeva la pena puntare su quel prodotto, gli risposi che avrebbe avuto un mercato ristretto.



EDITORIALE CORNO
Sicuramente la mia preferita, essendo stato un lettore accanito dei tascabili di Kriminal (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/01/ammazzale-tutte-kriminal.html) e Satanik (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/01/quella-stronza-di-satanik.html), realizzati dalla coppia Max Bunker (Luciano Secchi) e Magnus (Roberto Raviola). E poi divenni grande fan dei supereroi della Marvel, lanciati e pubblicati per anni dalla Corno. Entrai negli uffici della Corno nel 1983, quando Alfredo Castelli, subentrato a Secchi, mi stupì chiedendomi di collaborare con Eureka (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/i-primi-50-eureka.html e http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/03/eureka-gli-anni-doro.html). Alla fine degli anni ottanta ho lavorato per Corno curando Cucador, ma in quella occasione non incontrai l'editore. Lo conobbi solo nella metà degli anni novanta, quando era messo piuttosto male. La sua nuova sigla editoriale, Garden, pubblicava solo romanzi gialli degli anni venti dai diritti scaduti… che però rivendeva ai croati per poche lire, facendosi pagare gli inesistenti diritti. Sua sorella era stata la moglie di Secchi: quando i due ruppero la loro relazione in malo modo, all'inizio degli anni ottanta, saltò anche l'Editoriale Corno. Secchi continuò a pubblicare Alan Ford con la sua nuova etichetta editoriale. Delle proprie riviste, Corno conservava soltanto “Pogo”, un ibrido tra Eureka e Linus della fine degli anni sessanta pubblicato per il mercato francese. Era durato pochi mesi, ma era l’unica testata nella quale l'ormai odiato Secchi non c’entrava niente. Nello studio, Corno conservava la Treccani che era stata di Casarotti, il quale lo veniva a trovare spesso da quando aveva chiuso la propria casa editrice. Corno voleva tornare ai fumetti pubblicando i manga: era stato il primo ad averli lanciati dalle pagine di Eureka negli anni settanta (vedi il post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/01/i-manga-non-li-volevano-nessuno.html), e io gli fornii alcuni contatti con il Giappone.Bisogna sapere che un editore di fumetti, prima di fare uscire una serie, presentava il progetto a stampatore e distributore: sarebbe partito solo se avessero aspettato alcuni mesi per essere pagati con i ricavi delle vendite. Ma ormai distributori e stampatori non credevano nel fumetto in generale e a Corno in particolare, così gli negarono questo favore. Quindi niente manga, e ormai anche i gialli non vendevano più.


                                                  


EDIZIONI BIANCONI
Erano una sorta di Disney che pubblicava l’americano Braccio di Ferro e personaggi italiani come Soldino, Nonna Abelarda e Geppo (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/03/geppo-horror-picture-show.html): entrarono in crisi negli anni ottanta. Un tempo, solo Braccio di Ferro vendeva più di 100 mila copie. Quando iniziò la caduta, i grandi uffici della Bianconi vennero venduti a Rete Quattro, che vi portò la propria sede. La casa editrice aveva cambiato nome in Editoriale Metro e Renato Bianconi, ormai ammalato, lasciava fare tutto alla moglie, Rosalia Guccione (lontana parente del Guccione di Penthouse). Per la Metro ho scritto alcune avventure di Braccio di Ferro. Dato che i vecchi personaggi non vendevano più, a metà anni novanta la Guccione (il marito ormai era morto e il figlio preferiva fare il dirigente dell’Ibm) mi chiamò per dirmi che stava puntando tutto sul progetto dell’edizione a fumetti del Gabibbo, il personaggio di “Striscia la Notizia”. Ma l’inverno del fumetto milanese gelò anche lei: stampatore e distributore le impedirono di portare in porto il progetto malgrado gli accordi presi con Publitalia, l'agenzia pubblicitaria che gestiva il personaggio.



EDIFUMETTO
Renzo Barbieri pubblicava una ventina di tascabili erotici al mese, tra i quali Biancaneve di Rubino Ventura e Leone Frollo, Necron di Ilaria Volpe e Magnus, Zora la Vampira di Giuseppe Pederiali e Birago Balzano eccetera (vedi il post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/sex-in-comics.html). Alla fine degli anni ottanta le videocassette porno li uccisero tutti. Ci fu il grande successo dell'albo non erotico “Paninaro” (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/adesso-il-responsabile-sarei-io.html), con vendite sopra le 100 mila copie, ma finì anche quello. All’inizio degli anni novanta Barbieri provò a proporre dei tascabili più soft nello stile di Diabolik, che non vendettero niente. Lui mi diceva che, purtroppo, non aveva mai avuto un Decio Canzio a gestirgli la redazione (cioè un braccio destro come quello di Bonelli). Mah, io non darei così tanti meriti a Canzio.



EDIPERIODICI
L’altra grande casa editrice di tascabili erotici. Se Barbieri era un milanese estroverso, Giorgio Cavedon, proprietario della Ediperiodici, era un bergamasco introverso. Avevano iniziato con una casa editrice in comproprietà, la Erregi, presentando personaggi come Isabella e Jacula. Ma poi Cavedon, accortosi che Barbieri faceva il birichino nella suddivisione dei ricavi, decise di dividere le loro strade. Se Barbieri con la Edifumetto puntava su bravi disegnatori e testi brillanti un po' buttati via, Giorgio Cavedon voleva testi curati (a volte verbosi), mentre i suoi disegnatori lasciavano spesso a desiderare. Grazie a lui, comunque, gli erotici ebbero un grande sceneggiatore: Carmelo Gozzo, l’ideatore di “Storie Blu” e di “Pig”. Gozzo è stato uno dei maggiori autori di fumetti italiani, ma pochi lo conoscono. Di sicuro è più noto in Francia che da noi.Timoroso della sinistra italiana, una volta Cavedon mi disse che i comunisti stavano per salire al potere e che lui era pronto a espatriare… Particamente chiusa la Ediperiodici, il figlio Giacomo aprì la casa editrice Jade puntando soprattutto sui fumetti di Hong Kong, che pubblicò abbastanza a lungo pur senza molto successo. Io curai un poco i rari fumetti giapponesi che presentava, come X delle Clamp. Nei primi anni duemila lasciò perdere.


ADIEU
Morivano così, dopo essersi trascinati in maniera stentata a partire dall’apocalisse dei primi anni ottanta (che ho descritto nel post “I fumetti italiani erano i più venduti del mondo”: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/i-fumetti-italiani-erano-i-piu-venduti.html), gli editori medi del fumetto milanese, cioè italiano. Sopravvissero solo i due più grandi: Bonelli e Disney. Mentre la Universo dell'Intrepido e Il Monello, la casa più importante in assoluto, era perita (come editore di fumetti) insieme ai medi. Oggi a Milano rimane solo la Bonelli (e va be’, “Il Giornalino”), mentre i fumetti Disney vengono pubblicati dalla modenese Panini.


Adesso commentiamo senza inibizioni dopo avere cliccato allegramente sui social media sotto.

64 commenti:

  1. Veramente figo questo post, non a caso l'ha scritto quella vecchia lenza di Sauro!

    Oh, ora il munifico Sauro ha inserito l'elenco dei fumetti che intende svendere al popolo... che bello, qui si può fare anche la spesa!

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  2. Troppa roba! Sia quella in svendita che quella presa in analisi nell'articolo.

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    1. Non parlo della storia di quegli editori, solo della loro fine.

      Pensa che il 90% l'ho buttato via... poi mi sono detto, magari a qualcuno questi fumetti interessano...

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  3. Sauro, l'offerta è rivolta agli altomilanesi sennò ci avrei fatto un pensiero. Mi piacerebbe permutare, chessò, tutto The Demon di Kirby e altri albi originali vintage con vecchi Supereroica, Clinica Spennapolli, Tex di Repubblica e tascabili Barbieri - Cavedon "usati" :-)
    Seriamente, se non trovi acquirenti considera l'ipotesi di donare il tutto a una piccola biblioteca comunale di qualche paesino campagnolo. Oggi faccio il "tappabuchi" in una bibliotechina comunale e ti assicuro che qui prendono tutto e non rifiutano nulla. Sono convinto che prenderebbero anche i fumetti. Oggi è venuta una signora con una borsata di romanzi tipo Ken Follet... e la gente li legge. E così ti eviti lo "strazio" di gettarli via.

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    1. J.D., l'offerta è rivolta agli altomilanesi e ditorni perché non vale certo la pena venire da Lucca per prendere questa roba.

      Sì, nel caso dovessi buttarli via farei un'ulteriore cernita per la biblioteca comunale.

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    2. JD la Rue: come è poi proseguita la faccenda dell'"Ultima Atlantide"? Hai cntattato Pazzi via EMail??
      Anche un altro followers di questoblog, The Passenger, cerca l'albo di de Luca . Per lui la vedo buia.

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    3. Se avevi dei Braccio di Ferro sarei venuto anche da Torino...

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    4. Sauro per 7/10 giorni si ritira in solitudine per gli esercizi spirituali!!
      Il gatto è assente, i toppi ballano!!
      Iniziamo con questo:
      La visite au Zoo de François Hadji-Lazaro (sortie de l'album le 3 avril 2012) di naivejeunesse 16.641 visualizzazioni
      1:01

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    5. Noi non siamo topi normali, siamo A Pariggi, indi automaticamente diventiamo toppi.
      Ehmm, mah, scarso -- .E la musica vi è piaciuta?? io suonavo la trombetta di carta. Bisogna accontentarsi!(tre anni fa, quando poi nel supermercato nel repato surgelati mi sono sentito male[ vero]).
      Il seguito a richiesta.
      Non c'è qualche gentile infermiera curiosa di apprendere??

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    6. Sig. Tomaso, ho mandato stamattina una mail al sig. Pazzi, adesso attendo replica, ma non ho fretta. Ho esitato un po' anche perchè le poste e i fumetti con me non riescono a mettersi d'accordo. Mesi fa avevo vinto un fumetto horror IDW partecipando a un concorso organizzato da Mr. Steve "Karswell" Banes sul suo blog, ma da Maggio non mi è arrivato niente. La spedizione probabilmente non era tracciata. Nella mia zona ci sono stati casi di posta gettata via dai portalettere :(
      Ho spiegato al sig. Pazzi che serve un invio sicuro, naturalmente con tutte le spese postali a mio carico, ma sarebbe un peccato se l'esemplare si perdesse.
      Quando il gatto non c'è, i Toppi ballano, e anche i Battaglia, i Pratt e i Bonvi. Io son desideroso di apprendere, ma sono maschio, brutto e vecchio...

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    7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Senza contare la Alpe (Cucciolo e Beppe, Tiramolla ...).

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    1. Della fine della Alpe io non so niente, e Moeri?

      So solo che vendettero Tiramolla a non ricordo quale editore che ne fece una testata chic, ma dai contenuti scarsi.

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  5. So solo che dopo la morte del fondatore Giuseppe Caregaro nel 1963 la casa editrice fu gestita da Teresa Comelli e Leonello Martini, e se per un pò si andò avanti normalmente, in seguito le onnipresenti ristampe finirono col sovrastare e rimpiazzare il materiale nuovo. Gianni Bono dà "Cucciolo" come uscito sino al 1987 e "Tiramolla" fino al 1988, dall'anno successivo immagino abbiano tirato i remi in barca.
    Come riporta Wikipedia, nel 1990 Tiramolla passò dapprima alla Vallardi, che modificò l'aspetto dei personaggi cercando di attualizzare la serie (ho qualche numero, non brutti in sè, ma ai tempi eroici la serie esprimeva ben di più), poi passò alla Comic Art fino allo stop definitivo.
    A proposito della Cenisio (i cui articoli negli albi dei supereroi erano direi interessanti), ho scoperto che ancora nel 1991 pubblicava fumetti per bambini, e che nel 1992 cercò il rilancio con una rivista di breve durata dall'eloquente titolo "Terrifik" ... Dal 1993 credo più niente.

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    1. Alll'inizio gli albi dei supereroi della Cenisio non avevano redazionali infantili, arrivarono dopo qualche anno.

      Della Alpe, in effetti, non si ricorda più nessuno. Mi pare, per esempio, che non sia stato ristampato il materiale di Cucciolo e Tiramolla neppure nei volumi allegati ai quotidiani e che non ci siano articoli approfonditi sulla sua storia. Peccato.

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    2. Il periodo Comic Art di Tiramolla non era male, si era messa a fare ristampe cicciotte tipo classici disney. Il topomolla di Vallardi era orrendo, rivolto alle giovani marmotte e privo di quella sagacia tipica di Manfrin e Rebuffi. Al contrario...il Geppo di Manfrin merita una grossa rivalutazione. Terrifik era una bella rivista. Per Cucciolo dobbiamo ringraziare Annexia se si è visto in giro qualcosa. Il mondo del fumetto non ha memoria ormai. Il passato si sta perdendo nelle nebbie...per fortuna ci siamo noi.

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  6. Sauro distribuisce pani e pesci che non finiscono mai!! Si fa per dire.... secondo me la faccenda non è come appare e sotto ci deve essere il traffico clandestino dei fumetti quasi di antiquariato. La famosa spia bolsevica originaria della Mongolia centrale, Lutien Pah, donna di sconvolgente bellezza è certamente della partita. Sauro la conosce bene, poiché con lei ebbe una tormentata storia quando si incontrarono a Londra nel 1989, poi ancora sul set di “007 contro Sherlock Holmes”, ma quest’ultima è un’altra storia. La Rue che intanto si è ripreso dall'attacco di melanconia con il balsamico aiuto di Giovanna in veste di crocerossina,ha intuito i miei pensieri ( forse ho parlato fra me e me a bassa voce??)
    Torcendosi le dita Oscar la Bionda ( chi era, o chi non era, costui?) mi si avvicina e mi sussurra all’orecchio sinistro: “Hugo ebbe una vita privata molto movimentata e tutti gli addetti ai lavori conoscono bene qual era la natura del carattere “affettivo” di Pratt, che ebbe ben cinque(?) mogli più o meno ufficiali e un centinaio di compagne dalle quali ebbe almeno un figlio cadauna. Fai un poco i conti e ti renderai conto che dai cento e più figli potrebbero essere poi nati migliaia di nipoti e a seguire forse decine di migliaia di bisnipotini!!
    Allora, non ti meravigliate seHugo apparve a Parigi a braccetto di Woody Allen , una scena tratta dal prequel di Midnight in Paris, girata da Louis Malle nel 1959/60, che avrebbe dovuto far parte del film “Zazie nel metrò” ma che poi fu inesorabilmente tagliata per oscure motivazioni, motivazioni dalle quali probabilmente non si può a priori scartare la mano dei segugi della setta della “Cong del Dragone ”, quella che perseguitava il prode Gim Toro. Guardo La Rue con complicità e gli batto amichevolmente la mano sulla grande spalla: “Non ti preoccupare, io conosco quello che accadrà in futuro”: come in un flash vedo un uomo di piccola statura, magro e con desueta bombetta come copricapo tiene per mano un bambino dall’aspetto - per quanto riguarda la bellezza - non entusiasmante, che sta avidamente leccando un enorme cono di panna montata. Naturalmente si tratta di Gianluigi Gonano quando abitava a Zara , piccolo lettore de “Il Vittorioso”, collezionista di albi editi dall’AVE, in special modo di quelli della “Serie Roma”, collana quest’ultima che comprende alcuni pezzi rarissimi: ricordate “Anac il distruttore" del 1946?? Alfonso , detto "Woody” per la durezza lignea della sua capoccia, nel 1947 in Luglio si appropriò furtivamente della mia raccolta di albi del Vittorioso fra i quali, appunto," Anac" Romero el torero, “Pippo Trotta “ nell’edizione Albo Roma n°4, supplemento a “Il Vittorioso” n°35 del 1946 ed io da allora non ebbi più modo e maniera di riaverli.

    Intanto io ora, dopo quasi 70 anni da quegli avvenimenti ho lanciato un appello agli amici del Vitt per avere notizia sulla genesi ed uscita in prima edizione di quell’albo. Mi hanno risposto in migliaia e fra tutta questa valanga di missive ho scelto quella di Silvio Pellico che forse riproporrò qui di seguito, sempre che il fato nel tessere la trama e l'ordito del futuro sia benevolo con me e con La Rue, che certo non può essere più vechhio e brutto di me, che insieme a Hugo participai alla guerra d'Etiopia e ne passai di cotte e di crude nell'Harem del Negus: che tempi!!!:

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  7. Lo chiedo a chi ha un blog.

    Più di 500 visualizzazioni giornaliere sono poche o sono già abbastanza?

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    1. No, perché voglio sapere quando vendere il blog agli americani per 100 milioni di dollari.

      Non un cent di meno.

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    2. 500 circa sono pure quelli che passano da me su Retronika, mi sa che sono gli stessi (visti i commenti). Comunque non ti curare del numero ma della qualità. Raggiungere numeri più alti è facile, battere il nuovo, la gnocca, marvel a manetta, anime ecc...ma chi te lo fa fare di essere una goccia nell'oceano? Meglio norcino che esselunga.

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  8. Beh, la ricchezza non è poi tutto!!
    Perché scrivo questa scontata amenità? eehhh.... qui ci vuole l'antefatto, ossia come vivere in povertà ed essere infelici ( che vi credevate??)


    L' antefetta indispensabile per capire poco o niente di questa storia di lavoro senza soldi e di poche soddisfazioni ve la narro a puntate qui di seguito: intanto preliminarmente occorre puntare il dito su un tale “Nenè”, che nel 1988 teneva pervicacia una rubrica di giochi , indovinelli, sciarade e quiz enigmistici sulla famosa “Settimana Enigmistica”, aiutato da un tale REBUS e affiancato da SARDUS ( Pseudonimo quest'ultimo sotto il quale si celava- ma saltuariamente si cela ancora- il nostro Antonio Cadoni).Ehh, ma non è finita, poiché non si può nemmeno prescindere da quanto Jacovitti aveva disegnato sul periodico “ Botta e risposta”, nato come trasmissione radiofonica a Firenze nel 1944 dopo l'avvenuta liberazione ( Agosto ) da parte degli alleati e poi trasformatasi nel 1946 in pubblicazionecartacea. Se ne parlò su “Informavitt”n° 26 del Dicembre 1996 in un articolo del fantomatico “Occhio di Talpa”( mio fratello gemello) con ampio corredo iconografico dovuto- i credits sono credits - a Franco Bellacci, anima occulta alla base di molto materiale figurativo apparso su “Informavitt” a corredo di articoli su Jacovitti.
    In quello stesso anno Renzo Maggi, che assolutamente non era compagno di scuola del Nostro al Liceo Artistico fiorentino, come qualche erudito studioso del comic ha scritto, disegnava storielle in stile jacovittesco quali “Il segreto della Mummia”, poi successivamente uscita in albo. Comunque l'anno fatale che funse da innesco temporale a tutto quanto andrò narrando , fu il remoto 1967, momento del trapasso del Vittorioso e della nascita dalle sue ceneri quale novella fenice del “Vitt”. Ventuno anni più tardi, uno di questi ragazzi, Sergio Chiodini romagnolo di S.Bernardino in provincia di Ravenna - attraverso il settimanale “Famiglia Cristiana“ lancia un appello-invito agli ex-lettori de “il Vittorioso“ per un incontro fra nostalgici che si tiene a Milano l’anno successivo. In quell’occasione nasce l’idea di un’associazione alla quale possano aderire lettori e collezionisti della gloriosa testata.
 Il 21 gennaio 1989, con atto del notaio Francesco Peronese di Locate Varesino, si costituisce ufficialmente l’Associazione Nazionale Amici de “il Vittorioso“. Oggi tale Associazione, che come da statuto “…si propone di ricordare, diffondere e promuovere i valori ed il ruolo educativo svolto dal settimanale ”Il Vittorioso” pubblicato dal 1937 al 1966, con l'appendice del “Vitt”che con formato diverso e contenuti rinnovati cerca di inserirsi competitivamente nel difficile mercato dei settimanali a fumetti.

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  9. Avventura questa che finisce tristemente nel 1970 proprio mentre il rinnovato “Il Giornalino” delle edizioni Paoline forte di nuovi collaboratori tutti provenienti dalle pagine del Vittorioso ottiene un significativo successo di vendite. Da notare che nello stesso periodo di tempo (1968 ) il laico “Corriere dei piccoli” si rinnova e con la partecipazione di Jacovitti e di altri grossi calibri del comics europeo, inizia un percorso più moderno di approccio al mondo dei ragazzi che lo porterà per anni ad essere sulla cresta dell'onda. In pratica la differenza viene fatta dalla capacità manageriale di gestire il fenomeno fumetto rivolto ad una utenza non più di bambini ma ad una fascia di lettori più articolata nell'età, con un occhio particolare ai ragazzi delle scuole medie ed anche un poco più avanti. E la nostra associazione amici del Vitt?? inizialmente conta circa 200 soci tra i quali ci sono nomi importanti.
Varie sono le iniziative che l’Associazione promuove. La più qualificante è la pubblicazione di un bollettino che dopo un inizio garibaldino passa con il n° tre del maggio 1989 alla stampa tipografica con cadenza virtualmente trimestrale. La pubblicazione riservato ai soci e con il titolo di “Nostalvitt “, presa fra le ali protettrici di Antonio Cadoni diventa un’importante rivista, ogni numero più bella, amorevolmente curata dal decano degli appassionati e collezionista della prima ora del “sempre più bello”. Collaboratori di prestigio firmano le sue pagine, Gianni Brunoro, Dario Ghelfi, lo stesso Cadoni esperto ed estensore di accuratissime biografie e cronologie di Jacovitti e Craveri. Poi il compianto Beppe Tortellotti e anche il sottoscritto con i primi brevi interventi, assai distanti in tutti i sensi dai miei attuali exploit,. Ogni anno inizia a tenersi un convegno dei soci, ci sono partecipazioni a mostre (la più importante è quella di Cartoomics a marzo alla Fiera di Milano) e tutta una serie di iniziative collaterali, come la ristampa di introvabili album di grandi disegnatori de “il Vittorioso“.


    Continua dopo la trasfusione di caffè nel sangue per riprendere forza e coraggio.

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  10. Molto indovinata la pubblicazione in anastatica di cinquantadue fascicoli de “il Vittorioso“ – dall’ottobre 1950 all’ottobre 1951 – in collaborazione con il quotidiano “Avvenire“ che li ha offerti ai suoi lettori. Intanto Nostalvitt giunge al numero 7 dell'Agosto1991: nell'editoriale di pagina due,”A ruota Libera” il presidente Ernesto Porta comunica con tono accorato che per il 1991 i rinnovi degli iscritti sono stati inferiori all'attesa.”Entusiasmo e strani silenzi si alternano nella corrispondenza con l' Associazione la quale, comunque va avanti (miracolosamente). Alla fine dà appuntamento a tutti al Convegno di San Marino. E poi? Ehh, una pausa che perdura fino ad un certo punto imprecisato: già dal 1990, Bebbe Tortellotti aveva varato un supplemento con il nome di “Informavitt”, poche paginette in fotocopia contenenti brevi informazioni che venne inviato ai soci all'interno di una grossa busta con allegati vari: in data Dicembre 1991 ecco arrivare il numero due di “Informavitt”: sono solo 4 pagine in bianco e nero formato A4. Che cosa è successo?? a dir la verità non lo so; di certo ora l'incarico di gestire la nostra rivista è passato a Beppe Tortellotti che con pochi soldi in saccoccia -quindi- con scarsi aiuti finanziari inizia la sua era. Pian piano “InformaVitt” aumenta il numero delle pagine e anche se sempre prodotto in fotocopia assume la copertina a colori. I collaboratori aumentano di numero e sono tutti nomi praticamente nuovi: Antonio Guida Luigi Olioso, Giuseppe Matteucci, Turchi Tomaso e naturalmente lo stesso Tortellotti che anche sotto vari pseudonimi diventa l'asse trainante della rivista: bella, genuina, interessante, fatta con il cuore e fondamentalmente autarchica. Nessun personaggio famoso nel campo del fumetto vi si infiltra, poiché la stampa in fotocopia è considerata dai professionisti sinonimo di dilettantismo, quindi non pane per i loro denti. E qui io vorrei aprire un minuscolo sipario e cogitare insieme a voi su come attribuire il valore da dare a due diversi e a volte inseparabili aspetti della carta stampata; apparenza e contenuto.“Informa Vitt” di Tortellotti era una pubblicazione dall'aspetto modesto ma densa di contenuti, ricca di approfondimenti. Però i nomi famosi latitavano e solo Renato Rizzo alla fine tirato per la giacca da Tortellotti intervenne con un interessante articolo su “Il Vittorioso e il fascismo”.

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  11. Va beh, cose di normale umanità. Infatti eravamo tutti molto coinvolti nella ricerca- utopistica- della verità e con un grosso interesse per i rapporti fumetti/Storia, con molte incursioni nel mondo jacovittesco, in quello più misterioso del disegnatore Caprioli, nella vita avventuroso di Caesar, in quella più paesana segnata da una fine tragica di Sebastiano Craveri. E naturalmente con alcuni contatti importanti anche se saltuari fra i quali ricordo quello con Fulvia Caprioli, la famiglia Caesar, Jacovitti in persona da me più volte tormentato per lettera: il buon Jac mi prendeva in giro: ” ma come, lei, un insegnante con tanto di barba bianca che si interessa a fumetti per bambini!!” ecc, ecc.L'ultimo numero di dicembre 1995 lo tengo particolarmente sul cuore: leggetelo e rileggetelo e capirete perché. Poi infausti eventi impediscono a Tortellotti di continuare il suo lavoro, colpito da un male incurabile dovrà pensare a curarsi al centro oncologico milanese, con esiti alla fine negativi. Ma la vita continua e da Gennaio 1996 con il numero 16 inizia “Informavitt”stampato in tipografia con factotum e grafico Renato Vermi che dà il via ad un periodo di opulenza e di collaborazione con veri e propri professionisti del fumetto : nell'arco di nove anni arriverà al n°54 del Dicembre 2004, per un totale di più di 2500 pagine stampate!! Posso dire con orgoglio: c'ero anch'io.Un patrimonio culturale, di notizie ed altro che potrebbe diventare una fonte inesauribile di cultura e conoscenza per coloro interessati alla materia: l'auspicio è che tutto quanto prima o poi possa essere inserito nel sito telematico del Vitt gestito dal nostro Pazzi. Alcuni di quei numeri erano particolarmente corposi, più di settanta pagine, doppia copertina a colori con risvolti, allegati, supplementi come il fantastico “Vola Hop”( l'originale uscito dal mio archivio), albi assai rari, insomma una fucina in ebollizione. Va beh, eccoci al 2005 quando il mare si fa grosso e la nave dell'Associazione amici del Vitt pare sul punto di fare naufragio.

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  12. Va beh, Le cause? Anche questa volta per me misteriose: penso a stanchezza e disinteresse dell'allora Presidente, problemi personali di Renato Vermi, qualcuno che incomprensibilmente forse, remava contro. Ma evidentemente qualcuno lassù ci vuole bene, così dopo un poco di attesa ecco nel Febbraio 2005 partire Gallinoni con il numero uno sperimentale del “Notiziario”, 16 pagine tutte a colori!! Questo attizza gli animi!! Nel Novembre di quello stesso anno ecco il nuovissimo “Vitt & Dintorni” rinnovato nella grafica e nella sostanza. Direttore Stefano Gorla, Presidente Piergiorgio Gallinoni, grafico impaginatore l'insostituibile Bruno Maggi, collaboratori parecchi, fra i quali nuovi e vecchi nomi: Brunoro, Cadoni, Carboni, Carlini, Ciavola. Ragni, Rizzo,Tura , Turchi e così via.Arriva la ristampa tanto attesa del secondo trimestre de “Il Vittorioso”1948. Poi la ristampa di storie a fumetti introvabili: uno per tutti l'albo serie Roma “La meravigliosa Invenzione” del 1946 disegnato da un imberbe Gianni de Luca. Chi l'aveva mai visto?? Grazie all'amico Franchini Rolando ( Marano Ticino) che me lo aveva fatto pervenire in fotocopia da me prontamente recapitata in Redazione; poi l’ introvabile edizione originale dell'albo “Pippo e il contrabbandiere”uscita dagli archivi di Cadoni, “ Battaglia al passo Qeren”, “Il mozzo della santa madre” , del grande Caprioli ,”Attraverso l’equatore” e “Il leone bianco”disegnati e scritti da Walter Faccini, che voi followers di questo alienante mondo dei blogs sui fumetti conoscete come le tasche dei pantaloni o delle gonne, s a seconda se siete maschietti o femminuccia o ….. trans.” Passano gli anni ed oggi, Autunno quasi Inverno 2015 è appena uscito il n° 30 numero di “Vitt& Dintorni”, che certamente con al suo interno articoli interessanti e servizi di varia umanità ha portato gioia e serenità ai tanti soci dell’ Associazione che ormai sulla soglia dei cento anni passono giorni e notti legati nei loro lettini di tante case di amene case di riposo. . Di fianco alla rivista principale prosegue l'uscita de il “Notiziario” gestito da Piergiorgio Gallinoni, otto pagine a colori, agile pubblicazione concepita con l'intento di mantenere ed approfondire i contatti con e fra i soci: stiamo aspettanto il n°31 di Marzo 2016. Quanti sono i soci iscritti e paganti al giorno d'oggi?? Gioite monelli miei, siamo più di trecentomilaquattrocentodue!!! Un giro di miliardi (Sauro non sbavare) dei quali io per voto fatto al mio protettore San Prospero non ho mai toccato un centesimo!!
    Ecco, tanto per ribadire che i soldi non sono tutto!

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    1. Sarà come dici tu, Toma, ma io i 100 milioni di dollari li voglio. Sull'unghia.

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    2. Sauro, non essere avido, i cento milioni, se arriveranno, consegnali al sottoscritto che- vedrai- saprà che farne.
      Tu vivi in povertà e ti guadagnerai la ricompensa nella vita futura.
      Se hai fatto cattivi pensieri( orge e cose del genere) sull'eventuale uso dei desiderati cento miloni, pentiti.
      Io sono disponibile ad assumermi il peso di dilapidare la pecunia!!!

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    3. Del vittorioso ho un fottio di numeri originali preso nei mercatini (adesso vanno si e no a 2-3 € a numero) e pure qualche annata dei 50 rilegata (che bellezza, il Vittorioso andrebbe letto soltanto così visto la forte serialità del contenuto, peccato che i rilegati non valgano una cippa). La cosa che mi colpisce ogni qualvolta rileggo i numeri più che i fantastici fumetti era l'umanità. Premi dati a bambini che per andare a scuola facevano anche 5 chilometri a piedi ogni giorno, natale visto come nascità di gesù con tanto di preghierine all'angelo custode...un mondo scomparso di "persone vere" che non avevano bisogno di un blog per scambiare due chiacchere e che utilizzavano i fumetti per incartare il pesce ed accendere il camino.

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    4. Salvatore non so se ti è capitato di leggere il Vittorioso di fine anni trenta dove si parlava (non importa se in storie a fumetti, in fiction non disegnata o in "notizie") della guerra di Spagna o della Russia. Utilizzavano il fumetto per incartare il pesce ma anche per fare della gran propaganda, a volte anche più truce che in giornali dichiaratamente fascisti tipo il Balilla o il 420.Il sig. Tomaso sarà forse d'accordo, io trovavo specialmente insopportabili certi racconti sulla Spagna (non sono preciso perché sono letture di 20 anni fa) dove si respirava proprio uno zelo "cattofascista".

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  13. Ci sono delle cose del fumetto che non conosco, e una di questa è il Vittorioso (ho fatto in tempo a leggere solo gli ultimi numeri di Vitt con Trigan, Occhio di Pollo e i francobelgi). Gli italiani del Vittorioso sul Giornalino sono sicuramente calati (salvo De Luca). Perché sono calati al Giornalino? Boh.

    J.D.: non hai dato una risposta pubblica all'intervento di Giovanna in questo post perché te la stai intortando in privato? Lo sai che sono geloso.

    Salvatore: sono d'accordo con il tuo intervento precedente, però adesso mi riposo e faccio solo un post alla settimana.

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    2. Beh, "Il Vittorioso" più il suo erede "Vitt", copre un periodo non solo molto lungo, 1937/1970, ma che vede l'Italia e l'Europa trasformarsi in modo radicale, in un susseguirsi di situazioni a volte di ardua decifrazione e interpretazione.
      Quindi, "Il Vittorioso" è stato anche intimista e specchio di un mondo fatto pure di bambini bravi e buoni che per andare a scuola dovevano percorrere chilometri a piedi, e per questo venivano alla fine premiati.
      Ma, insomma, il cattolico "Vittorioso" in questo modo portava avanti un'opera di evangelizzazione/proscelitismo che era la vera ragione del suo esistere. Lo faceva a viso aperto, non in modo occulto oppure inconsciamente come poteva capitare ad altri giornalini a fumetti.
      Personalmente , dai dieci anni in sù, io che compravo il Vittorioso in edicola e non sapevo grandi cose del variegato mondo delle parrocchie e degli oratori, trovavo che il "Vittorioso" in confronto con giornali e giornalini che presentavano personaggi come Mandrake, Gim Toro, Pantera bionda ecc,ecc, fosse un poco noioso, con alcune eccezioni, fra le quali Jacovitti.
      Poi arrivato ai 14/15 anni lo trovai anche un poco ipocrita, come quei preti ( non tutti, ovviamente) che tuonavano contro il peccato ( quasi sempre collegato alla sessualità e alla violenza), poi in realtà razzolavano male allungando le mani verso poveri chierichetti o pastose penitenti .
      Sono un poco -o molto - manicheo, lo so.

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    4. Non ho risposto perché non era necessario. Io sono felicissimo di essere vecchio e brutto.
      Sulla questione delle 500 visualizzazioni: devi contare che 250 sono mie, devo seguire i commenti del sig. Tomaso :D
      Comunque la mia umilissima e non richiesta opinione è che Sauro ha cominciato a sparare post a raffica sull'onda dell'entusiasmo, ora sta fisiologicamente "rallentando".
      Spero che questo non indichi un calo di entusiasmo, ma obiettivamente ho trovato questa galoppata iniziale estremamente interessante, come se l'autore non vedesse l'ora di "buttare fuori" qualcosa che aveva dentro. Ecco, siamo arrivati alla psicologia da due lire. Ora, non devo essere io a dire a uno sceneggiatore che il segreto del successo sta nel metodo e nella pianificazione. Ho trovato molto interessante ad esempio questo metodo di lavoro:

      http://pappysgoldenage.blogspot.it/2015/09/number-1787-favorite-females-week-torchy.html

      adottato non a caso dal mio guru, il Mr. Natural dei blogger.
      NON è un suggerimento per Sauro, ma è stato divertente vedere un esempio della pianificazione che c'è dietro a un Blog.

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    5. Naturalmente, quello è un tipo di Blog completamente diverso.

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    6. Caro JeDi, io non pianifico i post: non so di cosa parlerò un minuto prima di iniziare a scrivere. Questo blog è un hobby, la pianificazione lo trasformerebbe in un lavoro.

      Non voglio buttare fuori nulla se non la mia crociata contro i fotografari, che impongono agli sceneggiatori storie prive di fantasia (se ce la mettessero, i disegnatori non saprebbero cosa fotografare).

      Ho rallentato perché prima avevo più tempo, da ora in poi ne avrò meno.

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    7. Quanto a Giovanna, voleva solo provocarti perché ha un debole per te.

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  14. Comunque "Il Vittorioso" insieme a "Topolino" giornale anteguerra e in parte all'ultimo "Avventuroso" nerbiniano, fu il crogiuolo dove si formò la scuola italiana dei primi disegnatori di fumetti, che poi si evolse nel dopoguerra con inizialmente artisti del calibro di Albertarelli, Molino, De Luca , Caprioli, Giovannini, Polese, Paparella, Canale ,d'Antonio e qualcun altro.
    Se analizziamo Pecos Bill albo mondadoriano partendo dall'inizio e arrivando al numero cento o giù di lì, troviamo in passerella molti di questi autentici aristi del pennello e pennino, con l'aggiunta di Damy proveniente dalla scuola dell'Asso di Picche: uno spettacolo!
    Io apprezzo "Il Vittorioso" immerso in questo contesto, come palestra che ha allevato dei campioni di razza.
    Un discorso a parte andrebbe fatto per "L'Intrepido", con disegnatori come Corbella e compagnia bella. UN aspetto poco indagato, forse a causa dei pregiudizi contro il cosidetto filone" sentimentale" nell'ambito del fumetto italiano.

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    1. Joël Laroche mi guarda e bisbiglia:” ah, “Il Vittorioso” negli anni 60! bisogna pur dire che lo stile dei disegnatori che lavoravano su “Il Vittorioso” a partire dal dopoguerra subisce con il passare degli anni e decenni, una variegata evoluzione, oppure una semplice trasformazione o comunque non rimane assolutamente cristallizzato negli stilemi di partenza. Questa è cosa naturale. Certo che l’evoluzione modernista del disegno di Renato Polese è tutt’altro affare : da Vittorio Cossio a Milton Caniff!!!! Anche se poi a ben guardare non appare semplice fare con chiarezza il punto sulla situazione, poiché il periodo da prendere in esame dura una ventina d’anni durante il quale è il mondo che nel suo complesso appare in vorticosa trasformazione. Dunque, fra i vari punti da prendere in considerazione occorre necessariamente sceglierne uno (quello di partenza sarebbe opportuno, ma chi è che possiede quel materiale risalente al 1945/48 circa edito dal romano Capriotti ed altri semisconosciuti stampatori? Che so, la serie di albi intitolata Cartomas contro Tivegnas. Dan l’Invincibile ecc.), che io pongo sul Vittorioso n°42 del 1963, perché da quel momento iniziano le serie, che ovviamente presentano un personaggio fisso come eroe della vicenda, sul modello di quanto già da tempo veniva importato dall’Inghilterra, ossia Donald Dixon e prima ancora Robin Hood. Occorre insistere sul concetto dell’eroe singolo mitizzato da contrapporre alla serie di avventure di gruppi di adolescenti di buona memoria e presenti nella letteratura per ragazzi da tempi remoti, perché Geraldini ai testi e Paparella ai pennelli avevano iniziato fin dal lontano 1956 le avventure dei fratelli Campi, dei quali l’ottavo ed ultimo episodio viene pubblicato proprio nel 1963 con il titolo di “Avventura sul Loch Ness ( rimando ad un mio vecchio articolo” Gli avventurosi ragazzi del Vitt”, Informavitt” n°39 del Marzo 2001). Come disegna Paparella in questo caso?beh, colpi di pennello e campiture di nero non si sprecano, ma non è certo il caso di parlare della scuola di Caniff e Robbins, perché il nostro disegnatore pur adottando una vasta scelta di variegate inquadrature, rimane italianissimo. Ecco, vorrei qui puntualizzare ( e dai con questi punti!) che le vie alla così detta “modernità” se non sono infinite, poco ci manca e non è un dogma e quindi incriticabile quanto affermato da chi fa coincidere il concetto stesso di fumetto realistico con gli stilemi cinematografici ( inquadrature, luci ecc,ecc) che stanno alla sua base.

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    2. Ecco, Sauro ha ragione quando scrive che alcuni disegnatori passati da "Il Vittorioso" al "Giornalino" paiono produrre un disegno di qualità se non inferiore alla precedente, perlomeno diversa: ma dal 1945 al 1970 di anni ne sono passati e c'è chi ha imparato a disegnare con più velocità, tanto al Vittorioso si viene pagati un tanto a tavola!! Polese è certo uno di questi, anche se poi su "Il Giornalino" e in altri ambiti ( Storia del West) Polese riprende a disegnare con più cura.
      Ma questo fenomeno non avviene se si guarda quanto produce de Luca, il quale peraltro già a metà anni '50 si divide fra il "Giornalino" e "Il Vittorioso", quindi per lui non si può parlare di una cesura netta che separi il suo lavoro su queste due testate.
      Devo anche dire che poi il mio punto di vista sul come considerare queste testate cattoliche con il passare dei decenni è cambiato nei rispetti della mia rigida presa di posizione giovanile che divideva tutto in bianco e nero, bello e brutto, ipocrita e sincero. Invecchiando e guardando e riguardando tutte questo materiale forse ho saggiamente capito che il mondo va interpretato in modo più sfumato.

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  15. Inoltre va detto che disegnatori quali Boscarato, Sciotti, Caprioli,e in parte Giovannin, tutti provenienti da "Il Vittorioso", su "Il Giornalino" sono stati ecellenti!!
    Ma si si volesse approfondire questo aspetto sarebbe indispensabile una accurata disamina da quanto prodotto da questi disegnatori, il che comporterebbe una mole di lavoro notevolissima, tempo e fatica. Quindi......
    Si potrebbe fare per il solo Franco Caprioli, perché essendo deceduto nel 1974, su "Il Giornalino" ha lavorato a storie a fumetti solo per circa cinque anni, praticamente sempre e solo su storie tratte da romanzi di Giulius Verne, come "L'Isola misteriosa", " I figli del capitano Grant" ecc,ecc.
    Ma anche in questo caso, quale la motivazione per fare quella non trascurabile fatica???

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  16. Ah, dimenticavo Nevio Zeccara, che sul settimanale delle paoline ha prodotto una ingente mole di ottimo lavoro, quasi sempre storie in odore di fantascienza, genere affascinante e dalle mille sfaccettature!!!

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  17. Comunque ecco qui una sorta di elencazione delle prima menzionate serie di storie a fumetti che praticamente iniziano sul “Vittorioso” nel 1963 ( con qualche eccezione): “F.B.I tenente Ned” di Caratelli/ Tosi, Axel Lind il vichingo”, di Gelardini/ Boscarato, “Safari con Bill Holden di Nizzi /Polese. Poi dal n° 45 “Il cavaliere di ferro” di Quintavalle /Sorgini e dal n° 2 del 1965 arriva la fantascienza con “Flambart l’astronauta” di Atamante/Caesar; Quindi si decise- un tentativo di rilanciare il giornale in crisi di vendite?- per la produzione seriale anche di stampo realistico, mentre per il genere comico era da sempre in voga Craveri, seguito da Jacovitti e nel dopoguerra anche da Landolfi con il suo Procopio. Polese…. Ehhhh . Piano piano dal ’63 in poi il suo disegno perde unitarietà, forse eseguito in fretta. Esempio: puntata uno della prima citata serie su testi di Nizzi intitolata “Safari con Bill Holden”, Vitt n°47 del 1965. Come si potrebbero definire quelle tavole dal punto di vista tecnico/espressivo del disegno?? Mah?? Io vedo in questi anni della metà dei “sessanta” una sorta di convergenza di tecnica esecutiva fra disegnatori realistici de “Il Vittorioso”: Sciotti, Boscarato, Tosi, Sorgini, Polese e pure Caesar .

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  18. Ecco, arrivato a questo punto mi fermo e aspetto per vedere se fra i lettori c'è qualche anima pietosa che mi vuole dare il cambio, parlando sei disegnatori ex vittoriosi poi in opera su "Il Giornalino".
    Se tutto tace, se il silenzio incombe, allora vi saluto augurandovi BUON NATALE!!!

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  20. Caro Alexis,

    in quel periodo, alla fine degli anni ottanta (forse inizio novanta), solo le storie di Braccio di Ferro erano ancora inedite. Le altre testate della Metro vendevano meno, per questo presentavano solo ristampe.

    Per le sceneggiature mi sono ispirato a Guido Martina, il maggiore autore di Topolino negli anni cinquanta e sessanta.

    Comunque conoscevo personalmente il geniale Alberico Motta e ho lavorato con lui su altri fumetti: per esempio, Alberico ha disegnato alcune mie storie per Topolino e mi diceva che i nostri stili erano molto simili.

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  21. Sig. Tomaso, Buon Natale a lei! Le storie di Caprioli per il Giornalino le avevo in album (I violatori del Blocco, il Maelstrom...)
    Recentemente, invece, ho recuperato un album giornalinesco zeccariano tutto dedicato agli Astrostoppisti, di quella sagoma di Castelli...
    Purtroppo, non ho le competenze per continuare la sua bellissima discussione, ma per chi volesse vedere un Nevio Zeccara assolutamente diverso dal solito, cattivo, orrorifico e nient'affatto "Giornalinesco":

    http://thehorrorsofitall.blogspot.it/2015/08/and-blood-ran-green.html

    Kriss Boyd incontra Robert Bloch! Enjoy!

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    2. Ehh, si, anche io sono frastornato !
      "Ma di che cosa, caro il mio allocco?"
      Gurdo Zazie che ipopinatamente si è abusivamente intrufolata qui in casa mia, alla periferia sud(?) di Modena, città nella quale risiedo dal novembre 1947, senza essermi ancora proprio integrato del tutto.
      Mummia mia ( pronunciate mummia in inglese, please: che suono udite, non sembra "mammina"?), che reazione lenta!
      Mah, meglio che mi ritiri, oggi sono sfasato.
      Volevo parlare un poco degli "Albi del Giornalino", ma rimando ad un prossimo futuro.

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  22. Sig Tomaso,io ricordavo che per il Giornalino Caprioli fece anche storie non Verniane, come il Maelstrom di Poe appunto (con testi di Castelli).
    Fece anche cose da Mark Twain e su quello stesso Albo del Giornalino c'era una storia su Garibaldi ambientata in America del Sud. Ho trovato una cronologia per rinfrescare la sua già prodigiosa memoria:

    http://www.amicidelfumetto.it/files/amicidelfumetto.it/Mercury%20pp.173-183%20Cronologia.pdf

    Tutta roba di mare comunque. Caprioli, un divisionista a fumetti. Prima o poi lo ritroverò quell'Albo del Giornalino, sono certo di averlo ancora.

    Vi è qualcuno che si diverte leggendo il mio inglese maccheronico. Consiglio di leggere i miei commenti immaginando la voce di Albertone Sordi, che fa l'Amerrigano. Ecco, un altro bell'esempio:

    http://andeverythingelsetoo.blogspot.it/2014/10/terror-blu-il-figlio-delle-stelle.html

    Una storia sulle immortali note di Alan Sorrenti. I titoli che consiglio a Steve sono probabilmente introvabili negli Stati ma qui li potete reperire sulle bancarelle, costano poco e vi garantiranno ore di piacevole svago. Accertatevi però che le pagine non siano appiccicate, prima dell'acquisto.
    Mi ritiro, vado a rileggermi Dragon's Claws.

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  23. Grazie per la cronologia, presa suppongo dal saggio edito dall'editore Mercury la stesura del quale prese parecchio tempo alla signora Fulvia Caprioli e al grande Gianni Brunoro: perché poi?? Ehh, se verrò in argomento -Franco Caprioli sotto i riflettori- , spiffererò come venticello che passa silenziosamente , creando spifferi attraverso la vecchia ma robusta porta di quercia leggermente ritorta dal passare inclemente del tempo.
    Oggi mi sento poeta!

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    1. A me di Caprioli per il Giornalino piace moltissimo l'adattamento dell'Isola Misteriosa di Verne, che ho ancora in volume.

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    2. Ehh, l'adattamento e tutta la scenografia fu opera di Nizzi. Questo fu il lavoro di partenza di Franco Caprioli per le storie a fumetti su "Il Giornalino", mentre in precedenza aveva collaborato solo con delle copertine e -mi pare- illustrazioni di vario genere; questo nonostante Caprioli si fosse presentato alla direzione romana de "Il GIornalino" chiedendo di poter fare storie a fumetti, ma il direttore non accettò la proposta.Nizzi disse poi che le redazioni erano due, quella romana conservatrice e quella milanese più aperta e "giovanile".Quest'ultima accettò Nizzi a braccia aperte.
      Ci si potrebbe chiedere: ma come mai all'inizio del 1964 Franco Caprioli che era regolare collaboratore de "Il Vittorioso" dal 1937 (!!)fu in pratica allontanato dal settimanale dell'AVE/GIAC rimanendo improvvisamente disoccupato???
      IO chiesi, ho chiesto, sto chiedendo e chiederò a chi aveva le mani in pasta la ragione di quel fatto e per ora le risposte sono state più o meno riassumibili in: " ma ormai "Il Vittorioso" stava chiudendo".
      Allora, "Il Vittoriose chiuse tre anni dopo trasformandosi nel 1967 in "Vitt".
      A questa mia obiezione é sempre seguito silenzio totale.
      La mia idea è che al "Vittorioso" in quegli anni si tendeva a privilegiare alcuni disegnatori non per questioni di merito professionale, ma per questioni legate alle raccomandazioni che venivano dall'alto.
      Quindi Caprioli che notoriamente non era un baciapile fu sacrificato a vantaggio di chi invece lo era.
      Domenico Volpi, allora redattore capo, ha sempre confutato questa mia ipotesi, affermando che lui non sapeva assolutamente se i disegnatori erano praticanti, per chi votavano ,ecc,ecc.
      Ma non era lui che decideva in fatto di pagamenti, che teneva la cassa dell'amministrazione, almeno, così mi risulta. Mah?

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  24. Per non ingarbugliare ulteriormente le cose continuo qui il discorso su Caprioli: si, come scrive JD la RUe Franco Caprioli nel periodo 1970/74 nel quale lavorò per "Il GIornalino" non si dedicò solo a Giulio Verne, ma pure ad altri scrittori , fra i quali il già citato Poe, Mark Twain e non so più chi.
    Ho ripescato "Gli albi del GIornalino", quelli che partono nel mese di NOvembre 1972 prpprio con Caprioli ( I violatori del blocco ed altre storie).
    Nel 1973 la collana riparte con il n°1 (Lino Landolfi/Nizzi), poi saltando al n° 8 - la cadenza di uscita era mensile- ecco ancora Caprioli con "Il mio cuore è una spada " più due o tre altre storie dove il nostro sfoggia uno stile un poco caricaturale: niente e nessuna meraviglia, già nel !945 sul giornale a fumetti romano "L'Ometto Pic" si era già cimentato con storie di tipo fiabesco che esigevano uno stile un poco caricaturale!!

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  25. Dimenticavo di dire che la storia "Il mio cuore è una spada" è ambientata nel Giappone dell'inizio 1700. Le altre due storie si intitolano rispettivamente "Il ritorno del soldatino" e "Come fu che le statue cambiarono piedestallo".

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    1. Da notare che sugli Albi del Giornalino appariva anche qualche pagina (stampata in colore giallo) dedicata alla storia del fumetto. Si prendevano in esame fumetti di tutto il mondo, molto prima del librone di Horne-Secchi. Non so chi la facesse, ma era fatta molto bene.

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  26. Gordon Link della Editoriale Dardo funzionava davvero bene ma fu proprio la scelleratezza dell'editore di pubblicare in formato lussuoso e costoso per l'edicola fumetti oramai obsoleti come Capitan Miky e gim Toro ad affondarli. Fallirono e dovettero vendere i diritti di Gordon Link ...credo a Bonelli. In questo modo si eliminò un concorrente pericoloso!

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  27. Non mi risulta, Andrea. L'editore mi ha detto che Gordon Link è stato un flop. Chi ti ha detto che l'hanno venduto a Bonelli? Quanto a Miki e Gim Toro avevano una tiratura limitata, non potevano perdere più di due lire. Il problema della Dardo è che negli ultimi decenni faceva i soldi solo con i fumetti di guerra inglesi e l'editore mi spiegava che, appunto, le persone che lavoravano per lui non gli avevano mai proposto altro.

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  28. Io ricordo anche una casa editrice a fumetti che si chiamava il picchio, di cui avevo diversi albetti su stanlio e ollio..bei tempi

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