martedì 22 dicembre 2015

NON SI AFFETTANO COSÌ ANCHE I SALAMI?




Chi ha fatto fuori il più grande fumettista italiano? Questo è un processo indiziario: di prove non ne abbiamo.

Bisogna tornare nella Milano degli anni settanta. C’era stata la contestazione studentesca del 1968 (che a Milano durerà fino al rapimento Moro nel 1978) e l'eco della bomba di piazza Fontana del 1969, con i suoi 17 morti. Inizialmente le indagini furono rivolte verso i gruppi anarchici, forse perché era ancora forte il ricordo di una strage anarchica di cinquanta anni prima a Milano. E perché un taxista comunista disse di avere visto Pietro Valpreda, un ballerino anarchico, portare una valigetta nera nella banca dove sarebbe avvenuta l’esplosione.

Disgressione: dopo che era stato scarcerato, con altri ragazzini incontrai Valpreda in via Dante, in attesa di un tram che non poteva arrivare perché avevamo bloccato il centro di Milano con un corteo. Credendo di essere spiritosi gli dicevamo: “Come? Vai ancora in giro con una valigetta nera? Ma allora ami il rischio!”. (Penso facesse il rappresentante per la Feltrinelli).
 

Un anarchico amico di Valpreda, Giuseppe Pinelli, morì precipitando da una finestra della questura dopo essere stato interrogato dal commissario Luigi Calabresi. Anche se Gerardo D’Ambrosio (un magistrato comunista che diverrà noto per le indagini di Mani Pulite con Antonio Di Pietro) stabilirà che nessuno aveva buttato Pinelli giù dalla finestra, ogni milanese “per bene” sottoscrisse una petizione che accusava il commissario Calabresi di essere un assassino. Una campagna stampa alimentata da tesi complottiste che porterà all’omicidio di Calabresi da parte dell’organizzazione di estrema sinistra Lotta Continua.

Per saperlo non ho dovuto aspettare il processo ad Adriano Sofri, perché negli anni settanta gli esponenti milanesi di Lc si vantavano apertamente di avere fatto fuori l’odiato commissario "assassino" (almeno con me). 

Negli anni settanta a Milano, quindi, c’erano i buoni, i quali credevano che la bomba l’aveva messa lo Stato, e che pure Pinelli era stato ucciso dallo Stato per fermare la grande rivoluzione cominista in atto. E c’erano i cattivi, che non credevano a tutto questo. I buoni avevano una forte influenza sulla grande editoria, le agenzie pubblicitarie eccetera. A costoro Giorgio Gaber dedicherà questa canzone: 


Benito Jacovitti, il più famoso disegnatore di fumetti dell’epoca, non avendo capito niente, scelse di stare dalla parte dei cattivi. Quelli che non credevano alla rivoluzione imminete e agli omicidi programmati dallo Stato.

La corsa di Jacovitti verso il baratro inizia alla fine degli anni sessanta, quando porta i suoi celebri personaggi nel “Corriere dei Piccoli”.
 

Cocco Bill, nato nel decennio precedente ne "Il Giorno dei Ragazzi" dell'omonimo quotidiano, era l'unico personaggio dei fumetti del quale si potevano vedere i cartoni animati nelle pubblicità televisive.


Jacovitti era l'anti Disney. Da bambino, dei Beatles e dei Rolling Stones non me ne fregava niente, per me la lotta era tra gli eversivi cartoni animati del Braccio di Ferro di Max Fleischer contro i perbenisti personaggi Disney. Per me, Jacovitti rappresentava l'incarnazione a fumetti dei cartoni anarchici di Fleischer. Non posso provarlo, ma secondo me il piccolo Jac rimase colpito dai cartoni di Fleischer che suo padre, proiezionista al cinema, doveva avergli fatto vedere: anche se citerà solo il Braccio di Ferro dei fumetti, quello di Segar, come fonte di ispirazione, e anche se gli elementi surreali di Jacovitti si evidenziarono in maniera definitiva solo alla fine della guerra, attraverso la parodia del metafisico De Chirico (stranamente, non del surrealista Dalì).


Jacovitti era l'autore più amato del "Corriere dei Piccoli", poi divenuto "Corriere dei Ragazzi" (poco dopo una versione più infantile del "Corriere dei Piccoli" tornava in edicola sdoppiando il settimanale). 

Altro punto di forza del CdP/CdR erano i personaggi francobelgi, ma anche i fumetti comici italiani non erano da meno. C'erano le strisce di Zio Boris di Alfredo Castelli e Carlo Peroni. Castelli scriveva anche Otto Krunz, con i disegni di Daniele Fagarazzi, e la rubrica Tilt, disegnata da Bonvi e altri. L'Omino Bufo, invece, Castelli se lo disegnava da sé. C'erano Altai & Jonson di Tiziano Sclavi e Giorgio Cavazzano, il fumetto più divertente in assoluto del CdR. Quindi Lupo Alberto di Silver, Nick Carter di De Maria e Bonvi, lo Zoo Pazzo di Gomboli e Mattioli, la Contea di Colbrino e Ulisse di Carnevali. Tutti personaggi azzeccati e magnificamente realizzati (salvo i testi mosci di Nick Carter). E c'erano sempre gli impareggiabili fumetti di Jacovitti. Se gli autori elencati erano sicuramente tutti da annoverare tra i buoni, quelli che sapevano del complotto dello Stato contro la Rivoluzione, Jacovitti aveva esordito sul CdP con una maestra che insegue con il battipanni i suoi alunni discoli, mentre Cocco Bill ride a crepapelle commentando: "Che bel movimento... proprio un movimento studentesco!". Attaccare il Movimento Studentesco negli anni settanta voleva dire essere espulsi dal consesso civile milanese. (Lo dico io che di quel movimento, dal 1974 al 1978, ho fatto parte in qualità di studente liceale). Peggio ancora, durante le campagne elettorali Jacovitti realizzava vignette per "La Notte", un quotidiano del pomeriggio considerato fascista o poco meno. Quando a Indro Montanelli, il direttore de "Il Giornale", nel 1977 spararono alle gambe, furono molti a brindare. Per un fumettaro come Jacovitti bastava meno. 


La mia ipotesi, priva di riscontri concreti, è che Jacovitti cominciò a essere osteggiato al Corriere dei Ragazzi. Di certo, venne messo in discussione dal punto di vista professionale. Siccome con la sua improvvisazione creativa (alla Totò) non era più in grado di gestire lunghe storie a puntate, cominciavano a venirgli commissionati solo episodi brevi come questa di Zorry Kid che pubblico per intero.








Alla richiesta di storie ancora più brevi Jacovitti rispose con la nuova serie di Jak Mandolino, il gangster sfigato, dove, in effetti, potè esibire il suo talento al massimo grado.


Mentre nella misera doppia pagina di Cip l'Arcipolizottto (con tre "ti"), la fantasia di Jacovitti viene sicuramente sacrificata.


A un certo punto Jacovitti non lavora più per il CdR. Perché? L'hanno buttato fuori? C'è da dire che anche diverse serie comiche di altri autori vengono interrotte. Idea del direttore o dell'editore? In ogni caso, negli anni settanta, salvo i primi della classe, nessun lettore apprezzava la spocchia del CdR derivata dal vecchio CdP. Il pubblico preferiva le storie grintose con il colpo di scena finale, come quelle argentine pubblicate da "Lanciostory" e "Skorpio". 

Jacovitti è ormai isolato. Prova a lanciare una serie su Linus, sostenuto dal direttore Oreste Del Buono, ma pare che la redazione reagisca male per le sue critiche nei confronti del movimento degli studenti ("raglia raglia, giovane Itaglia" scrive nel suo fumetto). Si era comportata così anche la redazione del CdR? Ah, saperlo.

Non piovono più commisisoni per Jacovitti, mentre prima c'era la fila anche per il merchandising. Torna al "Corriere dei Ragazzi", forse grazie al cambio di direttore, ma ormai questa testata, che aveva incautamente rinunciato a lui, ha i giorni contati. A un certo punto, pur di lavorare, Jac si imbarca in iniziative equivoche dal punto di vista finanziario e suicide da quello dell'immagine, come un Kama Sutra umoristico e una serie di vignette erotiche per il mensile scollacciato "Playmen".



Jacovitti porta "Cocco Bill" nel settimanale cattolico "Il Giornalino", che paga sicuramente meno degli altri editori per i quali aveva lavorato: quando esce la sua produzione erotica, la collaborazione cessa per "incompatibilità". Viene espulso anche dal diario scolastico Vitt, che un tempo era una miniera d'oro, sempre a causa dei fumetti porno di Jacovitti, che certo disturba pure questo editore cattolico. 

In ogni caso, dopo l'estrema sinistra fighetta, Jacovitti si aliena anche il mondo cattolico tradizionalista, che pure lo aveva svezzato e lanciato alla fine degli anni trenta nelle pagine del settimanale "Vittorioso".

Nei primi anni ottanta, la creatività di Jacovitti subisce un tracollo. "Linus" gli rifiuta di nuovo un personaggio, Joe Balordo, ma stavolta per motivi fondati. Eccone alcune tavole sparse a mo' di esempio.


Dice bene Vittorio Sgarbi, definendo l'arte di Jacovitti quella di un bambino mai cresciuto: con i pro e i contro, aggiungo io. In tarda età sono piùi contro.

A metà anni ottanta arriva il tracollo fisico a causa di una malattia, che gli impedisce di disegnare decentemente. Ormai, Jac dovrebbe ritirarsi in pensione, invece insiste nel produrre fumetti di livello sempre più infimo, come il Cocco Bill per la Bonelli.

Jacovitti, trovatosi escluso dagli ambienti giusti negli anni settanta, aveva finito per perdere la bussola e, alla fine, pure il talento. 

Disgressione. Quando nel 1978 lavoravo alla progettazione dell'agenda Smemoranda, mi proposero di inserire l'intervista di un autore satirico allora in voga perché era uno dei nostri iscritti. Siccome avevo sentito che a metà anni settanta era tra quelli che avevano chiesto la cacciata di Jacovitti da "Linus" perché "fascista", preferii intervistare Tullio Pericoli. 

Jacovitti è stato espulso dal giro grosso perché considerato "reazionario", e quindi contrario allo "spirito rivoluzionario" degli anni settanta, e perché nuovi autori come Alfredo Chiappori (il quale, per esempio, aveva una pagina settimanale su "Panorama" oltre uno spazio fisso su "Linus"), erano davvero più bravi di lui?



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115 commenti:

  1. Che strumento usava per disegnare, Jacovitti?

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    1. E mi pare senza nemmeno matitare...dice la leggenda. Le sue tavolone panoramiche partivano sempre dal basso (non ricordo l'angolo) e andavano a salire. Tornando all'argomento secondo me l'uscita di Jac dal CDR fù data proprio dal cambiamento d'indirizzo del magazine, giovanotti invece che bambini cresciuti (come dicevi tu gli stessi lettori di Lanciostory ecc...), forse per questo Benito non era considerato adatto. Le motivazioni morali del Giornalino sono secondo me una verità...un pò come Veronika Maya che è stata estromessa dallo Zecchino d'oro dopo aver mostrato le tette a Tale e quale show.

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    2. Sì, i disegnatori del Giornalino e di Bonelli non potevano fare fumetti erotici (salvo che sulle riviste di "prestigio"). Poi, quando smettevano con il sesso, potevano essere richiamati.

      Stelio Fenzo, il sottovalutato autore dell'erotica Jungla della Erregi, ha poi lavorato molto per il Giornalino. Anche lo stesso Jacovitti era ritornato al Giornalino.

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    3. Quando è stato sottovalutato Fenzo, un tratto meraviglioso, l'anno scorso ho recuperato quel bello (e sfortunato) fumetto che era Koko, qualcuno lo ricorda? Un altro che ho sempre adorato era Bruno Marraffa, Zan della Jungla aveva delle tavole ipercinetiche degne di quelle del Tarzan "moderno" Dc. Fenzo e Marraffa in America avrebbero fatto faville.

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    4. Si, una serie di pennini inglesi marca Perry, che circolavano ai tempi nei quali ero studente all'Istituto d'arte , quindi metà anni '50. Ne ho ancora una scatolina in cartone(originale)con i "perry" di varia dimensione: pennini molto duri. Io preferivo i Perì, pennini da scrittura, molto morbidi. Però, ben si sa, il pennino non fa il disegnatore!
      Veniamo alla diabolika sintesi di Sauro su quel periodo storico/jacovittesco: sarebbe indispensabile tener conto della contemporaneità di storie prodotte da Jacovitti nel periodo fine anni'70 , prima metà '80. Salterebbe all'occhio che insieme a storie brevi ne produce anche di lunghe, come non solo l'introvabile "Cipzagmapù"del 1977 ( commissionatagli dall'editrice Maga Publicitas", mai pagata e con vendita abusiva degli originali ad un noto editore amatoriale genovese, che poi la pubblicò nella collana "Anni trenta" senza dare una lira a Jacovitti);le altre ( tre) storie lunghe, ad esempio quelle apparse sui diari VItt dal 1977/78 al 79/8o, oppure la lunga storia di Cocco Bill,24 puntate pubblicata sul settimane allegato al "Resto del Carlino"nel 1981, intitolato "Strisce e musica". Poi il primo episodio, composto di 24 tavole, di Joe Balordo apparso a puntate su "Linus" allora in formato libretto,fra la fine del 1981 e l'inizio del 1982Poi nel 1983 il secondo episodio di Joe Balordo di genere sconcio, di cattivo gusto; ma non è che Jacovitti avesse perso la tresibonda, poiché contemporaneamente per il "Corriere dei Piccoli" disegnò parecchie mini storie di "Checco", rivolte ai bambini, ben calibrate , graziose, delicate....POi andando avanti ecconel 1982/83 13 episodi brevi di Cocco Bill apparsi su "TV Junior", che come suggerisce l'intitolazione sono rivolte ai fanciulli, quindi senza nessun accenno di volgarità.
      Il 1884 fu l'anno nel quale Jacovitti fu ospedalizzato, con frequenti incontri con medici vari. Vogliamo condannare una persona perchè è ammalata??

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    5. Nel 1992 Ferruccio Alessandri, sul "Comix" della Franco Cosimo Panini, raccontava che, quando al 'Vittorioso' "arrivavano le tavole di Jacovitti si mobilitava tutta la redazione a controllarle al millimetro, perchè erano piene di scurrilità nei testi e nei disegni. Chiunque passasse era pregato di controllare anche lui", ma veniva sempre perdonato, o quasi: "Si arrabbiarono con lui solo quando nei primi anni Cinquanta si mise a fare vignette per il settimanale umoristico "Il Travaso", e Jac dovette tornare all'ovile".
      L'articolo riempiva comunque di elogi Jacovitti, e dopo qualche mese appare a puntate su "Comix" la ristampa a puntata della storia di Joe Balordo uscita su "Linus" nel 1981, decisamente poco divertente e già con qualche volgarità; terminata la storia ci sono ancora due pagine da riempire e si va avanti con trovate sfuse. La seconda storia la vedo qui (la FCP fece uscire un volume con le due storie ma non lo acquistai) e ... incommentabile, sembra quasi fatta per interrompere la collaborazione (almeno, è una impressione al volo). Mi sembra di avere letto non-ricordo-dove una intervista dove Jacovitti diceva "Adesso faccio queste cose perchè i cattolici non me le lasciavano fare" (spero di non sbagliarmi).
      Di sicuro l'autore ha fatto molto di meglio, a partire dalla sua prima produzione, Pippo, Pertica e Palla e soci, Cocco Bill, Jac Mandolino ... all'ultimo, fece anche delle vignette politiche, mi pare su "L'Italia Settimanale" ...

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  2. Salvatore, nella seconda metà degli anni settanta Fenzo su Koko era fantastico: un Robbins tutto particolare. Un autore così avrebbero dovuto metterlo sul podio, invece fu costretto a disegnare quella boiata porno di Pierino per la Edifumetto. Stranamente, Fenzo sul Giornalino dava sempre il minimo sindacale.

    Toma: Jacovitti negli anni settanta aveva raggiunto il massimo nel disegno, ma nella scrittura delle storie lunghe stava regredendo. Non le scriveva più al livello degli anni cinquanta. Invece nelle brevi era sempre fortissimo, perché era meno faticoso per lui gestire la traccia della storia (dato che non preparava il soggetto, ma non lo facevano neppure Sergio Bonelli e Alfredo Castelli).

    Nessuno critica Jac per essersi ammalato. Le tavole di Joe Balordo bisogna pensare che erano state realizzate per il formato piccolo del nuovo Linus e che qui sono presentate con orribili colori inesistenti nell'originale. Il fatto che ai tempi di Balordo Jac fosse ancora lucido, qualcosa deve voler dire.

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    1. Il titolo del post è eccellente. Complimenti, Sauro.

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  3. Con il senno di poi, è difficile immaginare un contenitore come Linus x le cose di Jacovitti. Ricordo i lettori del Garage Ermetico e di Pentothal che scrivevano a OdB x chiedere di smettere di pubblicare il Dick Tracy di Chester Gould. Jacovitti fa(ceva) rima solo con Jacovitti. Considerato che al tempo non era possibile clonare i cartoonists, se proprio proprio, avrebbe potuto dividere uno zine smilzo e spillato come il Pilot con la carta ruvida con cose di Lauzier e Chies e lo Altan delle bio di Colombo e co.
    Covers metafisiche e pop art in un tempo con l'ingrandimento di una vignetta e conseguente sgranamento dei retini ( come nel caso appunto di Pilot ).
    Mi pare di vedere il giovane Pensaurus nella sua stanzetta con mega cuffie in testa mentre ascolta Il Motore del 2000 di Lucio Dalla e legge lo zine con Jaco e gli altri e pensa che un altro fumetto è possibile e che un giorno si faranno comics come gli audiovisivi dei Monty Python e che tutto andrà bene xchè viviamo tutti nel migliore dei mondi possibili.
    Si assopisce e sogna di una Orietta Berti curvey anni settanta che si paracaduta in una arena dove alti prelati pittati come navajos danzano gioiosi ed ignari del t-rex cyborg con le ciglia lunghe da canarino dei cartoni animati che si avvicina affamato. Vorrebbe svegliarsi e scriverlo su di un pezzo di carta, ma quel sandwich con la bresaola, cetriolini e maio remava contro, sebbene sulla carta sembrasse digeribile come un gag di Cavandoli. Pazienza.

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    1. Orietta Berti sexy? Perché non Angela Buttiglione?
      Certo a modo suo Linus era manicheo come e peggio dei giornali cattolici. Lo odiava anche Scozzari.

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    2. Non ricordo il Linus del periodo, se Scozzari lo odiava adesso per me è un capolavoro.

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    3. Le uniche cose buone di Scozzari sono quelle giovanili che "Il Mago" aveva pubblicato malgrado il tratto acerbo: come ringraziamento, ha poi sempre buttato merda su quella rivista.

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    4. Lo Scozzari di Macchine a Molla è sufficiente a consegnarlo alla microstoria del fumetto ed è buono almeno quanto le sue cose x Linus, per quanto acerbe e debitrici dello underground USA - Corben ed Irons su tutti - come lo stesso Scozz ha ammesso.
      La Berti degli anni settanta - episodio dei Nuovi Mostri del 1976 con Ugo Tognazzi su tutti - gioca nella stessa squadra della Liz Taylor dei Riflessi in un occhio d'oro con Brando. Aprite il terzo occhio di Martin Mystere o quello di Agamotto di Steve Strange e ammetterete, obtorto collo magari, che quella Orietta sembra presa di peso da una microstoria di Peirò su Comic Art, è la sorella della infermiera che presenta il due di picche ad Anastasia Brown ( Alessandrini è molto + bravo a disegnare le signore pingui e mature di quanto non lo sia con le varie Angie ) ed è quanto sogna ogni notte Ric Mannelli quando sta pensando di tornare al fumetto. Non mi pare il caso di criticare il Pensaurus ucronico se "vede" la formosa Palcka, amica della Gilda di Cinzia Leone.I creativi sono imprevedibili.

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  4. Non so, ma trovo poco credibile che il secondo episodio di Joe Balordo fosse stato pensato per linua. Invece io penso sia all'editore del "Kamasultra" e cioè a "Magapublicitas", Via Boccaccio,2 - 20123 Milano, che a "Playmen", che avrebbe potuto avere avuto la pensata di un fumetto porno, anche se poi Jacovitti con Joe Balordo 2 più che altro finì per presentare sconcezze da caserma, con tutto risprtto per le caserme .
    Ma il fatto che contemporaneamente su il "Corriere dei Piccoli" risorto dalle sue ceneri proponesse le sue brevi favolette, mi suggerisce che Jac era ben in grado di discernere il grano dal loglio.
    POi le storie lunghe c'erano ancora, anche se non erano della stessa pasta di quelle degli anni 50 su "Il Vittorioso" e sessanta sul " Giorno dei Ragazzi".Il tempo passa inesorabilmente per tutti, la "livella" non fa sconti.

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    1. La seconda storia di Joe Balordo l’ha fatta per Linus, non per Playmen: basta guardare il (piccolo) formato usato. Poi fonti interne a Linus dicono che l’avesse presentata proprio a loro. Basta difendere Jacovitti con l’ottusità partigiana con la quale taluni difendono ancora oggi la fase nazistoide di Hergé. Jac ed Hergé sono stati grandi anche nei loro errori.

      Ora espongo la mia teoria. Jacovitti è sempre stato uno stupidotto, un salame come quelli che disegnava. Finché era al Vittorioso, al Giorno dei Ragazzi e al primo Corriere dei Piccoli, ha trovato dei direttori che lo indirizzavano, che lo distoglievano dalle minchiate che era portato a combinare. Le cose cambiano con il Corriere dei Ragazzi, dove deve far fronte a un rapporto non più amichevole ma a muso duro con la direzione. Gli impongono delle regole, inizialmente opportune, poi probabilmente litigano e Jacovitti se ne va. A questo punto è in balia di se stesso: tranne nelle cose espressamente per bambini, non c’è più nessuno in grado di guidarlo. Anche perché nessuno dei direttori lo ama e lo capisce. Il salame Jacovitti comincia così a fare puttanate come il secondo episodio di Balordo. Anche se, a volerlo considerare un fumetto “underground”, non è poi del tutto da buttare.

      Vorrei infine dire che Johnny Lupara, pubblicato nella prima metà degli anni settanta su Linus, era un signor fumetto di alta qualità adatto agli adulti, almeno finché Jac si scazzò a causa degli insulti che riceveva per non essere omologato al pensiero unico dominante del fighettismo d’estrema sinistra. Che delizia, se avesse continuato su quella strada! Jac non è un autore per bambini! Jac per bambini è un non senso!

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  5. Siccome come ho detto tante volte, sono un povero ignorante, questo Joe Balordo non lo conoscevo. E guarda, a me queste tavole muovono commozione. Vogliamo dire tristezza? Mi danno l'impressione, magari anche sbagliata, di un grande autore che (vai a vedere il perché quale sia) in un momento difficile della sua vita, personale e professionale, si sente abbandonato in alto mare e comincia ad avere paura. E allora tenta DISPERATAMENTE di provare a rincorrere il pubblico, facendo anche questo, persino questo. Conoscevo il Kamasultra, e non mi aveva troppo infastidito, ma questo... mentre invece la vignetta "molto più di Topolino" è buona, significa qualcosa
    "Porca malonza ti spacco la figonza", la scatologia spicciola, non potete immaginare il fastidio che mi da. erché non è nulla, non vuol dire nulla. La prosa jacovittiana (ancora molto buona), il segno jacovittiano (ancora molto buono) con queste cose non c'entrano niente, sono usate male. Forse sono eccessivo, la faccio troppo drammatica.
    Pur non essendo Joe Balordo una parodia, provo la stessa sensazione di disagio che ebbi quando vidi Porcellinus e Brandy Capp. E poi magari quando fai una cosa così, perché forse non sai più che pesci prendere, allora ti danno del fascista. E i preti se la legano al dito.
    Insomma se non vuoi far parte di una "chiesa" e cerchi solo di essere te stesso qui sei finito.

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  6. Credo che sia più vicino al supposto"vero" Jd la Rue che Sauro.
    Secondo me i due episodi di Joe Balordo andrebbero letti in fila, per percepire quello che succede nella testa di Jacovitti fra la fine del 1981 e il 1983. Se veramente Jacovitti pensava che su Linus si potesse pubblicare il secondo episodio di Joe Balordo, allora la sua situazione psico fisica era davvero malmessa.
    Se Sauro mi potesse indicare le fonti dalle quali apprendere questa faccenda del rapporto di Jacovitti con LInus e Joe Balordo 2, gliene sarei assai grato: io sono un inguaribile incredulo, se avessi visto le ferite di Gesù sul costato rimarginate e Gesù vivo e vegeto, avrei pensato ad una finta morte sulla croce, una messa in scena per intortare discepoli e compagnia bella.Quindi....

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    1. e infatti i "fatti" indicano che non morì:
      troppe cose non tornano
      ma non è questa la sede... penso, per iniziare una disamina

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  7. Peccato che, in certi casi, vox populi non è vox dei (bensì "vox editori") perché ricordo bene che, al tempo, Jac era apprezzatissimo da un sacco di persone "della parte giusta". Le persone non avevano né il controllo del 90% dei mass media né delle agenzie pubblicitarie ecc. (Tra parentesi, mi chiedo come mai "la parte giusta" non sia salita allegramente al potere, dato che aveva tutto questo controllo che manco il Berlusca nel momento suo d'oro...).
    Infine: concordo con Lorenzon riguardo alla causa d'amore per Linus :-)
    Saluti e buonefeste!
    Orlando

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  8. Tomaso - Jac, come molte persone di una certa destra affezionata ai postriboli, non concepiva l’idea di “erotismo”. Per lui, quindi, non c’era alcuna differenza tra erotismo e volgarità. Di conseguenza, il suo “erotismo” è sempre volgare. In una vignetta che non ho inserito, per esempio, è rappresentato un rapporto orale con una bimbetta. Qui si spiega la sua meraviglia per il fatto che Mattioli potesse disegnare storie erotiche su riviste “d’autore” senza rappresaglie da parte del Giornalino. Non comprendendo la differenza tra erotismo e volgarità, non poteva spiegarselo di certo. Da questo punto di vista Jacovitti era ottuso, oltre che poco intelligente in linea generale. Ma non per questo meno geniale: anche tu, confondi l’uomo con la sua arte. Riguardo alle prove che mi chiedi, essendo testimonianze orali, non posso dartele. Comunque la logica è della mia parte: perché fare anche il secondo episodio di Joe Balordo nel formato piccolo, se voleva darlo a una rivista con un formato grande?

    Orlando - Non ho capito bene il tuo intervento. Quella di essere radical chic era solo una posa, una moda come canta Gaber. Le persone che la praticavano non capivano nulla di politica, ma non erano comunque così stupide di votare per l’estrema sinistra, che in effetti era elettoralmente inconsistente. Al massimo votavano socialista. Milano era l’unica grande città a maggioranza socialista: di un socialismo di sinistra, non craxiano; almeno in quel periodo. Comunque, se tu non hai vissuto a Milano in quegli anni, difficilmente puoi capire quello che intendo. Montanelli non lo salutava più nessuno, quando gli spararono vidi un sacco di persone fare (letteralmente) festa. Il Corriere della Sera, del quale Montanelli era stato la colonna per decenni, nel titolo che dava la notizia dell’attentato non scrisse neanche il nome dell’illustre vittima: per un cane come Montanelli, non ne valeva la pena. E quello era il Corriere della Sera…

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    1. Non mi riferivo al "radicalismo-chic", ma alla sinistra quella un bel po' più a sinistra del Corriere della Sera.
      Anche allora - da militante - leggevo i fumetti e in verità in quell'ambiente un sacco di gente leggeva i fumetti e quello che volevo dire è che alle persone, cioè non ai centri di potere, ma alle persone, Jac piaceva. Sapevamo benissimo che ideologicamente stava "dall'altra parte" e i maniofesti democristiani erano e sono orrendi, ma ci piaceva lo stesso, parecchio.
      Ecco, intendevo solo dire questo.>
      Ciao :)

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  9. Estrapolo da un brano scritto qui nel Post da Sauro per cercare di essere scorretto: "Gli impongono delle regole, inizialmente opportune, poi probabilmente litigano e Jacovitti se ne va. A questo punto è in balia di se stesso: tranne nelle cose espressamente per bambini, non c’è più nessuno in grado di guidarlo. Anche perché nessuno dei direttori lo ama e lo capisce. Il salame Jacovitti comincia così a fare puttanate come il secondo episodio di Balordo. Anche se, a volerlo considerare un fumetto “underground”, non è poi del tutto da buttare". Ecco, qui secondo me siamo in piena fantascienza!! Jacovitti faceva di testa sua, nessuno lo guidava e proprio per questo ebbe grane e contrasti. Se fosse stato ossequiente non l'avrebbero cacciato da "Il Giornalino" e dal "Diario Vitt" e neppure da "Linus". perché avrebbe leccato i sederi delle donne della "Banda Aerea n°2" e si sarebbe iscritto al Partito Comunista e frangie più estreme.Invece Jac, da vero "Stupidotto" tenne fede alle proprie convinzioni, fu coerente e pagò di tasca sua. Mah, sono un povero visionario illuso??

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    1. Tomaso, in realtà su questo punto siamo d’accordo.

      Nella parte che non hai trascritto di quel mio intervento, dicevo che Jacovitti accettava di essere indirizzato dal Vittorioso, dal Giorno dei Ragazzi e dal primo Corriere dei Piccoli perché lì c’erano dei direttori/redattori che lui rispettava perché lo capivano. Nella fase nuova a cui tu ti riferisci, Jacovitti era un reietto, perché apparteneva a quella parte politica che non aveva diritto di esprimersi.

      Oreste Del Buono, il direttore di Linus, lo rispettava probabilmente perché lo leggeva da giovane e forse perché erano diventati amici ai tempi de “Il Giorno” (a cui OdB collaborava a giudicare delle sue foto che ho visto insieme ai giornalisti di quel quotidiano). Ma Del Bono non era mai in via Garibaldi, a Milano, dove c’era la Milano Libri. Io lo vedevo alle porte di Milano, alla Bompiani, che forse dirigeva (non ricordo), in mezzo a montagne di libri. Quando in una intervista che mi concesse per il “Quotidiano dei Lavoratori” disse che voleva pubblicare Linus nel formato piccolo, poi mi ringraziò perché leggendo quell’intervista le redattrici si erano convinte. Peraltro, il formato piccolo a OdB glielo aveva sicuramente consigliato l’ufficio marketing della Rizzoli, proprietaria sia della Bompiani sia della Milano Libri, che in precedenza aveva convinto anche il direttore del Corriere dei Ragazzi. Questo significa che alla Miano Libri OdB non ci stava mai e che la redazione aveva un grosso potere. OdB magari sceglieva un autore, come Jacovitti, poi era troppo indaffarato alla Bompiani per seguirlo.

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    2. Se mi permetti Tomaso, credo che Sauro, tu, io e altri stiamo dicendo in effetti (quasi) la stessa cosa: l'abbandono da parte degli editori ci fu, sia che fosse voluto da lui o da loro, e si trovò solo in un momento in cui cominciava ad essere percepito come autore "vecchio". I contrasti c'erano sempre stati, ma forse per lui era più facile tenere testa ai suoi interlocutori negli anni 50 o 60. Anche se in effetti mi pare che Jac Mandolino apparve in Supergulp e questo poteva significare un ritorno di immagine per lui. Sauro dice che cominciò a far puttanate, io dico che si aggrappava ad ogni possibilità, ma siamo lì. Magari avrà pure considerato di lavorare per il mercato del porno.E' molto interessante e veritiera l'osservazione di Sauro sulle persone cresciute con i "casini", ne ho conosciuti anch'io. Ma d'altra parte qual'è il confine tra "erotismo" e "pornografia"? C'è chi lo cavalca allegramente quasi senza accorgersene, come Frollo e Magnus, c'è chi "volendo" fare "erotismo" riesce solo a essere spocchioso e noioso (Tinto Brass, Manara)... Io nel Balordo di erotismo, o anche di buona pornografia, ce ne vedo poca (qualunque cosa sia), ci vedo quasi una "ricerca" della volgarità più grezza. Quale poteva mai essere la rivista adatta?

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    3. "qual'è il confine tra "erotismo" e "pornografia"?"

      non c'è...
      sono la stessa cosa.
      .
      ma su si parlava di erotismo e Volgarità;
      qui c'è un' ENORME differenza...
      ehm! enorme non stà per dimensioni, mentre scrivo mi vengono, ehm! da chi sa dove.
      e per volgarità intendo becerismo e non: alla buona, del popolo, del volgo!
      .
      ho detto su che tra erotismo e pornografia non c'è differenza...
      ma mi riferisco al fumetto!
      per me l'erotismo è l'immagine vedo/non-vedo
      una posa sensuale...
      un'immagine con fattezze o parti sexy!
      la pornografia è invece la presenza di un rapporto sessuale.
      fumetti come quelli di Manara non sono erotici MA pornografici!
      e non è CENSURANDO il... l'organo sessuale maschile che diventano erotici.
      nei suoi fumetti non solo ci sono rapporti sessuali ma anche con "animali"
      -lo Scimiotto-
      ... non so perché Manara fa questa DISCRIMINAZIONE sessuale contro l'organo
      tanto più che era un "paladino" contro la censura...
      fino a quando non ha censurati il suo Gioco nei volumi de ilSole24ore, d'accordo con l'editore
      e non so se in altre edizioni manterrà questa censura per fifa...
      ma, visto che l'autore PUO' rimettere mano su una sua opera
      sarebbe stato meglio, e RISPETTOSO nei confronti del Lettore,
      ritoccare le due tavole, quella prima e dopo le 3 ELIMINATE, per -correggerne la narrazione.
      invece, mostrando menefreghismo e mancanza di rispetto
      ha preferito MUTILARE un prodotto...
      p.s. di contro con la copertina degli X-Men ha toccato il fondo!
      qualcuno si è accorto le X-"Girls" hanno la bocca disegnata come se stessero facendo un pom... fellatio?

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    4. non ho chiarito bene la mia visione di volgarità,
      il modo in cui parla nell'interagire e reagire contro... oggi i giudici dicono che sono escort e non come li definisce Joebalordo;
      ma qui non si sa che "pesci" prendere co Jacovitti!
      nel reagire, ahm!, parlare, Joe parla... appunto come un "balordo", come uno con pregiudizi, ma... ne parla!
      il fatto che presenti una realtà
      anche se ne parla male
      è già una "ribellione" al moralismo
      ora, il lettore che reazione, insegnamento (come gli allarmisti direbbero)avrà?
      tratterà male simili rappresentanti della "società"?
      o li andrà a cercare?
      .
      in "difesa" di Joebalordo va detto però che in quel momento veniva molestato, e anche aggredito... dal cosiddetto sesso debole.
      e non si può manco parlare di satira perché la Satira deve essere breve e concisa.

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  10. Si, in questo secondo episodio di Joe Balordo c'è proprio l'intenzione di essere volgare, di disturbare i benpensanti attraverso una provocazione , più che il desiderio di fare erotismo o pornografia. Ma io penso che la differenza con il primo episodio di Joe Balordo sia immensa, poichè in questa storia Jacovitti non è volgare.
    Allora qualcosa deve essere successo nel tempo intercorso fra le due storie, qualcosa che ha molto sbilanciato Jacovitti.Noi non possiamo entrare impunemente nel privato delle persone, indagare su fatti molto probabilmente non tanto legati alla professione delle persone, ma alla loro sfera privata.
    Certamente la situazione professionale del NOstro risentiva della non comprensione manifestata nei suoi confronto dal direttore, cape redattrici e gruppi di scalmanati lettori ( poco decine su migliaia e migliaia di lettori), ma io sono convinto che ci fosse anche altro legato alla vita privata del Nostro: problemi di salute suoi e della moglie, preoccupazione per la figlia.
    Quindi lascio perdere questa "pista" di indagine e d'ora in avanti mi limiterò a parlare di come sono le storie del povero Jac in questo periodo.
    IO, per la comprensione di tutti, inserirei qualche tavola del primo episodio di Joe Balordo, casomai tratto daL volume stampato a colori da Franco Cosimo Panini" nella collana "i Grandi libri di COMIX,1992.

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  12. Anonimo, ossia persona che non ha identità e che forse non esiste, parla e scrive per pura forza di volontà e fede nei propri ideali ( Il Cavaliere inesistente, Italo Calvino) che sono quelli del classico Romanticismo di buona memoria.
    Non posso credere che qualcuno senta e ragioni in tale maniera, visceralmente, permeato dalla forza della natura, il vento che frusta le vecchie querce, il mare che infuriato flagella le coste e che Turner guarda e poi si inventa sulle tele dissolvente la forma nel colore, anticipando di cento anni l'evoluzione della pittura di paesaggio.
    Benvenuto Anonimo romantico che crede che l'anima basti a far muovere il pennino e i pennelli per il colore.
    Ma stai sinceramente scrivendo quello che pensi oppure ti prendi gioco di me (?)e forse anche di altri ??

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  13. Orlando, ti rispondo qui perché quasi nessuno va indietro a leggere.

    Le cose stanno proprio come dici tu. Come Battisti, si diceva che era un fascio, ma tutti lo ascoltavano. Jac piaceva da matti, ma sono sicuro che al Corriere dei Ragazzi lo emarginavano, di fatto anche il suo spazio si ridusse sempre di più. Parliamo di Jacovitti, cioè di un gigante.

    G. Moeri ha appena scritto un commento molto interessante ma lo ha piazzato all'inizio.

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  14. Secondo me Ferruccio Alessandri,citato da Moeri, in fatto di storia jacovittesca non fa testo e più di una cosa se la inventa , così', per produrre un discorso complessivamente vivace.
    POi, il fatto di etichettare Jacovitti come un perpetuo giullare che infarciva le tavole destinate a "Il Vittorioso" di sconcezze varie che poi venivano regolarmente scoperte, credo che sia una delle solite cose inventate ad uso folcloristico!

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    1. D: I lettori del CdR apprezzavano?
      Francesconi: I lettori apprezzavano sicuramente: a parte le molte lettere favorevoli al nuovo corso, lo dimostravano le vendite. Però qualcuno trovava disdicevole che, tra mille altri argomenti, si parlasse -che so- dei desaparecidos o della guerra in Vietnam, perché “Non erano cose adatte ai ragazzi”. Presso “la proprietà ” cominciò a sorgere il sospetto che il CdR fosse un pericoloso covo di comunisti, che, come è noto, “mangiano i bambini”, e che quindi potevano sottrarre all’editore una notevole fetta di pubblico…

      D: Signor Francesconi, tutto questo, forse, c’entra con il fatto che lei ha lasciato la direzione del CdR?
      Francesconi: Dica pure “ha dovuto lasciare”: in parole povere, sono stato licenziato. Sicuramente la filosofia “non allineata” del giornale ha avuto un peso rilevante, ma non voglio farmi passare per una vittima politica. In realtà , alla metà degli anni ’70, il gruppo del Corriere aveva subito una serie di drammatici scovolgimenti dovuti a gravi problemi economici. Nel giro di pochi mesi cambiò di proprietà non ricordo nemmeno più quante volte, con tutti i relativi scossoni. Ogni nuovo editore -Moratti, Agnelli, Rizzoli- mandava i suoi uomini di fiducia, le cose cambiavano di continuo, e non ci si capiva più nulla. Nel ’76 il gruppo cominciò di fatto a essere controllato dalla P2; nell’81 furono pubblicati i famosi elenchi dei piduisti, ed esplose lo scandalo. Come ho già detto, il CdR era da sempre guardato con una certa sufficienza, così , quando cominciarono i problemi economici fu il primo a subire tagli di budget. Poco fa Castelli ha parlato dell'”Albo Avventura”. Uscì a partire dal 1974, in concomitanza con una riduzione del formato del giornale e un cambiamento della grafica della testata. L’albo (che in effetti albo non era: era semplicemente un sedicesimo del giornale aperto da una copertina) fu un piccolo trucco per dare l’idea che stavamo offrendo qualcosa in cambio del gadget che, nel bene o nel male, aveva accompagnato la rivista fin dal primo numero, e che ci era stato improvvisamente tolto senza offrirci nulla in cambio. Proprio in quel periodo prese potere il marketing, la cui filosofia era “vendere un giornale o vendere un dentifricio è la stessa cosa”, i cui rappresentanti pretendevano con molta spocchia di insegnarci a vivere senza sapere assolutamente niente di editoria. Siccome l'”Intrepido” della Casa Editrice Universo vendeva più di mezzo milione di copie a settimana, e il CdR ne vendeva soltanto 140.000, significava che stavamo sbagliando tutto. Inutile tentare di far capire che si trattava di prodotti e di target completamente diversi, e che il CdR occupava praticamente senza concorrenza uno spazio di mercato il quale, per la cronaca, da allora, non è stato più coperto. Uno spazio caratterizzato dalla presenza di lettori curiosi, attenti, culturalmente vivaci, destinati a diventare, da adulti, lettori del “Corriere della Sera”, e che quindi doveva essere amorevolmente coltivato. Questo non avvenne. Quando un giornale “va male” – o, per lo meno, si ritiene che vada male – il colpevole è il direttore, il quale, contrattualmente, è l’unico personaggio licenziabile. Esisteva, oltretutto, una parte della redazione che non condivideva la filosofia della rivista, così il mio allontanamento fu ancora più facile. Firmai l’ultimo numero nel Marzo 1975; il CdR vendeva allora 137.000 copie a settimana.
      Castelli: In effetti gli ultimi mesi del ’74 e i primi mesi del ’75 furono molto tesi e confusi. Li ricordo mal volentieri, anzi, li ho praticamente rimossi.

      D: E poi, che cosa accadde?
      Francesconi: A questo non posso risponderle per il semplice fatto che non c’ero.

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    2. Ho stralciato un pezzo da una lunga intervista pubblicata anche sulla rivista "Fumetto" dell'Anafi e riportata dal blogger "Corrierino/Giornalno.
      Nell'ambito dell'intervista stessa si citano molti autori e disegnatori , ma mi pare mai Jacovitti, che pur c'era, anche se il suo peso era certamente minore che sul precedente "Corriere dei Piccoli": a partire dal 1968 Jacovitti pareva essere l'asso nella manica,ma con il cambio da piccoli in ragazzi voluto da Francesconi (pare....), il nostro Corrierino oggettivamente subisce una metamorfosi. Non ho idea che cosa Francesconi richiedesse a Jacovitti, ma arrivati alla fine del 1973 qualcosa si spezza, forse a Francesconi Cocco Bill, Cip/Gallina/Signora Carlomagno/Zagar e Jak Mandolino non parevano personaggi adatti ai ragazzi???
      Di questo nell'intervista non si parla,Curioso il fatto che la proprietà, a sentire Francesconi già direttore, sentisse odore di comunismo provenire dal "Corriere dei Ragazzi"!! Mah, una situazione totalmente NON CHIARA.

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    3. Per scrupolo sono andato a controllare: sul numero 4 del "Corriere dei Ragazzi" del 21 Gennaio 1974 appare l'ultima miniavventura disegnata da Jac, ossia due tavole consecutive a pagina 24 e 25 intitolate CIZAPGAR, con firma Jac 73, appartenenti cioè al vecchio contratto annuale precedente. Con l'inizio del 1974 Jacovitti di fatto non collabora più.
      Devo dire che per me, a parte la scomparsa del Nostro, "Il Corriere dei Ragazzi" 1974 e parte del 1975 era valido: ho sotto al naso anche la serie degli "albi non albi" allegati e apprezzo ancora la serie de "Il Maestro", poi c'è anche MIcheluzzi" con alcune storie molto suggestive. Mah??

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    4. Francesconi ha distrutto il Corriere dei Piccoli che amavo, fatto dagli autori francobelgi e da Jacovitti. Le storie umoristiche degli italiani, come ho già detto, erano valide, ma le sceneggiature dei fumetti realistici facevano schifo. Per esempio, si veda il grandissimo Sclavi comico e il peggio che pessimo Sclavi realistico. Gli autori adottavano tutte le tecniche necessarie del fumetto comico, ma, chissà perché, nelle storie realistiche brevi usavano poco il colpo di scena finale degli Ec Comics, di Intrepido e Skorpio. Era come se nell’ultima vignetta delle strip comiche ci si dimenticasse di mettere la gag. A parte questo, i personaggi erano psicologicamente inconsistenti.

      Insomma, c’era un’anarchia dove grandissimi sceneggiatori partorivano topolini.

      Francesconi la butta in politica: P2 eccetera. In effetti, c’era molto sessantottismo nl CdR. Un sessantottismo noioso. Ma il problema è che il giornalino dei primi della classe non funzionava più con il Corriere dei Ragazzi perché, al contrario del vecchio Corriere dei Piccoli, non erano i genitori a comprarlo, ma direttamente i lettori. In pochi anni, la gestione Francesconi ha fatto perdere circa100 mila copie al CdR: per i dati, si veda il post “I fumetti italiani erano i più venduti del mondo”. Ha emarginato Jacovitti, riducendolo a due pagine e poi togliendolo di mezzo. Dico, Jacovitti! Uno che reggeva ottimamente anche su Linus.

      E mentre il CdR crollava, tutti gli altri giornalini italiani aumentavano di parecchio le copie vendute.

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    5. Tiro in ballo un caso vecchio ma il fatto che disegnatori venissero ricattati e dovessero pagare una tangente per poter lavorare, mi fa sorgere dei dubbi che anche Jacovitti possa essere stato vittima di tali soprusi.

      La parola a misterX: che un rapporto di collaborazione con dei professionisti si possa interrompere per i motivi più disparati, è normale e logico! Altrimenti lavorerebbero sempre e solo gli stessi!

      Secondo me, il punto non è quello del licenziamento di un fumettista, cosa naturale in ogni settore lavorativo.

      Il punto è che ci sono autori costretti a pagare una sorta di tangente per poter lavorare. E questo a prescindere dalle capacità. (ammesso naturalmente che sia vera la storia di Peroni)

      Se ciò è vero, e se vale per autori affermati, posso solo immaginare cosa capita ai giovani.

      Questo è quello che mi fa indignare, insieme al fatto che solo pochissimi denunciano questo sistema.

      Ammesso sempre che sia tutto vero

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    6. Ferruccio Alessandri cita come fonte un certo Giovanni che lavorava al Vittorioso, ma non riporta il cognome; il tutto su "Comix" n.20 del 20.6.92.

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    7. Il simpaticissimo Ferruccio Alessandri l'ho conosciuto bene (parlo al passato perché sono anni che non lo vedo): gli piace l'aneddotica, ma non mi sembra che si inventi le cose (come sospetta Tomaso).

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  15. Insomma , Carlo Peroni disse e scrisse che Lino Landolfi mentre disegnava "Procopio" sul Vittorioso", per essere pubblicato e pagato doveva pagare una tangente ad un noto personaggio dell'ambiente legato al "Vittorioso", altrimenti KAPUT!
    Io mi son sempre chiesto se la cosa fosse credibile, anche se voci che dicevano che Lino Landolfi lavorava sul "Vittorioso" a discapito di Sebastiano Craveri che di fatto fu messo un poco da parte, mi erano giunte. Voci, sempre e solo voci!!

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  16. Le tangenti non c'entrano niente.

    Negli anni settanta, a Milano, la visione delle cose era distorta dall'ideologia.

    Indro Montanelli non era un bravo giornalista, era un fascio.

    Lucio Battisti non era un bravo cantante, era un fascio.

    Benito Jacovitti non era un bravo fumettista, era un fascio.

    Per toglierlo di mezzo gli hanno dato sempre meno pagine sul CdR, poi l'avranno mandato al CdP. Ma Jacovitti non è un autore per bimbetti, è troppo trasgressivo per essere un autore per bimbetti.

    Il CdR dovevano farlo a misura di Jacovitti, invece di togliere Jacovitti. Se lo avessero fatto, esisterebbe ancora oggi.

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  17. Una visione complessiva dei fumetti disegnati da Jacovitti presenta una variegatissima gamma di tematiche: si spazia da storie rivolte ai più piccini, via via verso lìetà adulta; ma la maggioranza assoluta di queste storie si rivolgono ai ragazzi.
    Allora, di fronte a questo scenario basato sulla complessiva produzione del NOstro, non si può che convenire che Jacovitti era un eclettico capace di passare senza sforzo apparente dalla fiaba per i più piccini a storie di critica sociale e politica chiaramente destinate ad una utenza adulta. AUGH, Toro Seduto ha pontificato!!!

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    1. Però non sottovalutiamo i bimbetti. Il primo Jacovitti che ho letto è stato il cartonato di Occhio di Pollo, ed ero davvero molto piccolo.
      A sensazione, ho sempre pensato che fosse un autore per "bimbetti intelligenti". Come Martina e Cimino lo erano per quanto riguarda i paperi Disney.
      Per i canoni di oggi credo Che Martina (che ricordiamolo, fa tagliare la testa al papà di Paperino da Gambadilegno)fosse parecchio "trasgressivo". Per i canoni di oggi, temo che nessun giornale popolare per ragazzi (cioè Topolino, che quello è rimasto), accetterebbe un linguaggio "difficile" e inventivo come quello di Jacovitti perché il cervellino del lettore si affaticherebbe troppo. Naturalmente questo lo pensano loro, io che sono una persona di media intelligenza lo leggevo e mi divertivo, e ripetevo le frasi. Stessa cosa mi accadeva con Cimino e con il Bunker di Alan. Secondo me la semplificazione del linguaggio e delle storie in Topolino è stata tragica, con le dovute eccezioni s'intende. Sarebbe interessante confrontare un numero di ogni annata diciamo dal 1970 al 1995, ho paura che ne verrebbe fuori un grafico di quelli che vanno giù a picco.
      Poi posso sbagliare, perché da tanti anni Topolino lo leggo molto saltuariamente.

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    2. Martina era uno Jacovitti in salsa Disney: un miracolo che non si ripeterà, purtroppo.

      Il linguaggio di Jacovitti, come quello di Totò, ha influenzato (positivamente) la lingua italiana.

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  18. Fabrizio Pelizza, dove sei finito?

    Come posso chiedere a uno di "fare amicizia" su Twitter?

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    1. Ciao , Sauro, anzi buonanotte vista l ora ! Ci sono sempre , vi leggo costantemente ma ultimamente ho avuto meno tempo per intervenire, trovo tutto sempre molto interessante ed istruttivo..quante poche cose conosco della storia del fumetto italiano !!! Troppi anni da "Marvel Zombie" !!!

      Per rispondere alla tua domanda , la cosa più semplice è cercare tramite l appl di Twitter qualcuno che ci interessa e diventare suoi follower cliccando segui, a quel punto se l altro ti conosce può cliccare segui a sua volta è quindi diventare lui stesso un tuo follower cosi da potervi seguire a vicenda . Normalmente i personaggi famosi tu li puoi seguire , puoi ricevere notizie dei loro tweet (se clicchi sulla stella a fianco "segui" riceverai messaggi sonori dei loro tweet anche con l appl chiusa), puoi rispondere ai loro tweet, se apprezzano possono anche rispondere a loro volta, ma difficilmente diventeranno tuoi follower .
      Esempio : a volte rispondono, ... sono follower di J M DeMatteis, un paio di volte ci siamo "parlati" di musica e di Pete Townshend , generalmente ti risponde se intervieni su un suo twett, ma non è diventato un mio follower .
      Invece Paul Kupperberg (te lo ricordi? dc comics..) come ho cliccato 'segui', ha immediatamente cliccato anche lui il mio profilo . Probabilmente è una sua scelta "politica", seguo chi mi segue.
      Altro esempio, seguo Tito Faraci, lui fa un tweet ed io commento, lui legge e risponde, e finisce lì, non si sogna di diventare un mio follower...
      In alcuni casi puoi anche scrivere messaggi diretti a chi segui, senza dover aspettare per forza un loro tweet , ma non tutti lo consentono, le celebrità quasi mai,
      Mamma che tardi !!, spero di aver detto qualcosa di utile, .. se serve riprendo domani....(sento già i mormorii...ma anche no...)
      Ri-buonanotte...

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    2. P.s. : ho visto il tuo profilo Twitter , dovresti aumentare chi segui, hai solo Debortoli !, Anche come follower siamo troppo pochi ....tre ?! Bisogna far sapere che ci sei su Twitter...più segui e più ti seguiranno ...non è automatico, ma un nome conosciuto ce l hai, quindi...bisogna cominciare a Twittare e rispondere o commentare i tweet altrui ...
      Ora vado davvero... Goodnight...

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    3. Jacovitti? beh, la vigilia di Natale si rende disponibile e parla con i vecchi amici,vero Jac? ti ricordi agli inizi anni '80 che pornografafia tutto spiano?? "Sì, poi l’ho fatto per un’altra casa editrice perché nel 1981 ho litigato con l’Ave a causa dei disegni erotici. Mi hanno detto di smettere di farli ed io, siccome sono un liberale… D’altra parte li ho fatti solo per due anni quei disegni lì.

      Poi si è stufato?

      No… In quegli anni in Italia siamo capitati in piena Svezia senza avere una adeguata educazione sessuale. Oscenità sulle televisioni private, nelle edicole… albetti pornografici su Biancaneve, Cappuccetto Rosso… e io prendevo in giro il sesso facendo per esempio gli uomini col pene a forma di rubinetto, le donne con tre seni, storie gialle dove il sesso era la parodia di certi film americani..... …

      Quando si è trovato ad essere giudicato per la politica lei che faceva, rideva?

      Sì, lasciamo perdere, perché io sono diventato amico di queste persone… Da sinistra ci sono state delle persone che hanno scritto a Linus dandomi del fascista, quelli di estrema destra mi hanno telefonato minacciandomi di morte. A loro ho detto che mi chiamo Benito: “Eia eia alala …”

      Lei stava in mezzo, insomma?

      In mezzo e in alto, poi faccio delle panoramiche e vedo la gente dall’alto. A me dà fastidio la folla, non ho mai visto una partita di calcio per non stare in mezzo alla folla, non vado mai in tram perché la gente ti sta addosso. Sono solitario. Gli umoristi sono o tristi, o solitari, o matti. Io sono tutte e tre le cose, un clown… Sto in mezzo, faccio cose strane e la folla intorno…
      Il mio umorismo è basato sull’assurdo, anche se ho dei riferimenti ad un’epoca precisa, gli anni Trenta: i vestiti, i costumi, le automobili di Ridolini, gli aerei tozzi.
      E poi sembrava che tutto funzionasse meglio, la posta arrivava il giorno dopo…
      Ma forse perché ero ragazzo e quando si è ragazzi si è più felici.

      Ci racconti la battuta a cui è più affezionato.

      Non so raccontare e un vignettista non può ripetersi, io devo fare ogni giorno una battuta nuova.
      I comici dicono la barzelletta per sei mesi, io non mi ricordo…. Forse questa… C’è un tipo sulla carrozzina a mezzo busto senza le gambe e ne incontra uno che ne ha quattro: “Io ho perso le mie gambe nella prima guerra mondiale”. E l’altro: “Io le ho trovate nella seconda…”
      Ma detta così…
      Una battuta ha bisogno del disegno, a volte può essere anche muta.
      Le battute certi disegnatori le mettono fuori dal disegno, che potrebbero andare anche senza la vignetta, come fa Schultz.
      Io preferisco Quino, con Mafalda , umorista più vicino al mio carattere.

      Ha qualche nostalgia?

      Quella di ritornare giovane! Io a sessantanove anni mi vedo sempre uguale allo specchio, come a sedici anni. Sono gli altri che mi vedono con i capelli bianchi… Vorrei essere giovane anche fisicamente. Ma chi si accontenta gode.

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    4. Jacovitti è riuscito ad usare la pubblicità come palco per far esibire tutto il campionario della sua immensa fantasia! Era un genio della surrealtà, odiato da una certa borghesia radical-chic benpensante per non essersi voluto mai mettere un etichetta politica (sono un estremista di centro!) e in un Italia come quella degli anni ’70, dove o si era con qualcuno o contro qualcuno, era una figura scomoda.

      I critici d’arte si vergognano di dire che Jacovitti era un genio, che ha operato una grande rivoluzione con il suo modo surreale di disegnare il vero, che questo maestro del fumetto va studiato esattamente come va studiato Picasso.
      (Vincenzo Mollica)

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  19. Raramente apprezzo Mollica, ma questa volta credo abbia fatto centro. Temo Jacovitti sarà riscoperto magari tra cent'anni da una colonia di computers liqudi senzienti in orbita intorno al satellite Europa.

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  20. Grazie Fabrizio, Twitter non l'ho mai usato, ora cercherò di farmi qualche follower per promuovere il blog.

    Riguardo ai critici d'arte che diceva Mollica, Vittorio Sgarbi ha parlato più volte in termini positivi di Jacovitti in televisione.

    A me Sgarbi piaceva quando scriveva di arte nelle pagine dell'Europeo agli inizi degli anni ottanta, poi si è disperso.

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  21. Ho letto da qualche parte in un albo Star curato da Luca Scatasta che Vic Sgarbi sarebbe apparso in tv - se non in uno zine - con una copia del Dark Knight Returns di Miller/Janson ( 1986 ).

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    1. Sì, Crepas, ma solo per ragioni politiche. Frank Miller non sa nemmeno chi sia.

      Era l'epoca in cui chiamavano Silvio Berlusconi il Cavaliere Nero. Sgarbi, esibendo una copia di Dark Knight ha detto che il Cavaliere Nero era Batman, quindi non era un insulto ma un complimento.

      Peraltro Dark Knight non andrebbe tradotto in Cavaliere Oscuro, come purtroppo si fa, perché vorrebbe così dire "Cavaliere di Difficile Interpretazione". La traduzione corretta è quella di Sgarbi, Cavaliere Nero, mentre quella letterale è Cavaliere Scuro.

      Dark horse viene comunemente tradotto in cavallo nero o cavallo scuro, mai in cavallo oscuro.

      D'altra parte, hanno tradotto (sempre quelli di Corto Maltese rivista) V for Vendetta in V per Vendetta, invece di tradurlo correttamente in V come Vendetta.

      Il bello, si fa per dore, è che le traduzioni sbagliate sono state utilizzate anche per gli adattamenti cinematografici.

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    2. La cosa migliore comunque resta la trad.ne "Il Mitico Thor" ormai nel linguaggio comune , almeno per i 40 50 enni !!

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    3. La Editoriale Corno ha lanciato siccome petali sul mio lettino di bimbo tante di quelle traduzioni ineffabili che ancora sorrido al ricordo. Il Nighthawk dello Squadrone Sinistro ( sorta di clone di Bats ) è stato tradotto la maggior parte delle volte come Nottolone, ma era Falco Notturno al suo esordio e Caprimulgo in uno scontro con Devil ( in originale Daredevil, of course ). A volte sarebbe il caso di non tradurre o di aggirare: The Shroud ( altro omaggio al Darkoso ) è stato prima l'Incappucciato e poi un agghiacciante Sudario. Chi ha qualche capello grigio ricorderà il Lombrico in loco di Nightcrawler e Ghiottone x Wolverine.

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    4. ...Sono il migliore in quello che faccio ...ma quello che faccio non e' piacevole ...sono il Ghiottone !!!!

      Brrr che paura ... 'maccherone me te magno!!'...

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    5. immagino che il problema fosse la vecchia regola aurea secondo cui il lettore non deve esser spaventato e allontanato da un personaggio di cui non sappia pronunciare con sicurezza il nome, precetto secondo il cui abbiamo un Grande Blek e non un Grande Black. Uolverin ? Valverine ? Ghiottone era una opzione da dizionario scolastico. Il mio, giurin giuretta, nei primi anni ottanta traduce Wolverine come " abitante del Michigan " dopo l'immancabile Ghiottone.
      Quanta strada avrebbe fatto la creatura bionda di Berardi & Milazzo , scomparsa proprio quest'anno, se SBE avesse accettato il primo nome Jedediah Barker ? Non è più facile che attecchisca Ken Parker ? Quanti ancora dicono e leggono Dailan Dog ?

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    6. la traduzione di "Dark Knight" è Cavaliere Oscuro.
      altrimenti sarebbe -Black Knight-
      .
      personaggio tra l'altro esistente.
      .
      oscuro si riferisce... all'animo, non al vestito.
      oscuro stà per tenebroso, duro, ...
      b. Con sign. più complesso, che suscita timori, dubbî e sospetti,
      d. Triste, fosco, accigliato,
      e. poet. Non illuminato dalla gioia, e quindi triste, desolato

      quindi non "di difficile interpretazione"
      ma ben "chiara" ed evidente.
      oscuro... per pauros... che incute PAURA.

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  22. Anche Fulvia Serra fece l'accostamento Bats/Berlusconi in merito alla traduzione di DK dalle pagine del Batman Glenat, ma x marcare la differenza tra il personaggio della DC ed il leader politico appena "sceso in campo ". Forse da noi si scelse l'oscurità xchè esiste il, molto meno noto, Black Knight della Marvel, Avenger dai tempi della sfida del Grande Maestro e tridimensionalizzato nel famoso ciclo di Harras/Epting Palmer degli anni novanta in cui Dane Whitman ama Crystal, ri-amato con scorno di Quicksilver, ma la lascia nel # 375 prima serie x seguire la eterna Sersi ( davvero diversa dal concept di King Kirby ) in una dimensione che sarà poi il Malibu Universe ( appena acquistato dalla Casa delle Idee ). Forse.
    L'ambiguità del termine oscuro ha almeno il pregio di far coesistere sotto la cappa di Bruce Wayne le diverse interpretazioni del personaggio, sia quello sorridente che combatte alla luce del sole ( e che pare piaccia tanto a Grant Morrison ) sia quella cupa e disperata di Miller. D'altra parte il pubblico reagisce al motto di un character appiccandoci il suo vissuto. Quando x la prima volta vidi in un cartone anni novanta di Dini e Timm il Bats sostenere che era la notte, pensai immediatamente ad una canzone di Renato Zero e sono sicuro che non era stato previsto dai due creativi Paul e Bruce...

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  23. Fabri e Crepas, ricordo tutte le traduzioni Corno. A volte ci azzeccavano, altre no.

    Comunque difendo "Il mitico Thor" perché azzeccata e perché non è necessario mettere lo stesso aggettivo presente in originale, soprattutto nella testata. "Lo stupefacente Uomo Ragno" avrebbe fatto schifo, e pure "Il potente Thor" non funziona bene. E Sudario è un bellissimo nome, proprio perché inquietante come voleva essere il personaggio (anche se non ci riusciva perché era di serie B).

    Invece alla Milano Libri (l'editore di Linus e la rivista di Corto Maltese) non c'era nessuno che conosceva i fumetti oltre a quelli che pubblicavano, altrimenti non avrebbero tradotto Galactus in Galacto. A parte il fatto che se proprio si voleva italianizzare il nome bisognava tradurre Galatto.

    Quanto al Cavaliere Nero, più degli insignificanti personaggi Marvel (sia quello medievale sia quello dei Vendicatori) il riferimento più immediato è a Sir Modred del ciclo arturiano, figlio o figliastro di Fata Morgana. Comunque questo non ha alcuna importanza, e la traduzione Cavaliere Oscuro è concettualmente orribile, oltre che tecnicamente sbagliata.

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    1. D accordo sul Mitico Thor. Patisco da morire sentire nei film Cap venir chiamato Captain America !!! Spiderman lo digerisco di piu ' ma preferivo uomo ragno...e poi non era proprio possibile tradurre Bullseye in Devil con un che so' " Bersaglio" ?? Mah ..

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    2. un errore che fanno MOLTI traduttori è che dimenticano che il Nome di un super-eroe è APPUNTO un NOME!
      è i nomi no possono essere tradotti!!!
      vanno quindi lasciati in -originale-
      e, visto che nel nome spesso è indicata la sua caratteristica, o potere
      va messa una nota
      con una semplice nota, si elimina un ENORME problema!
      ma vi sembra sensato che esistano CENTINAIA di nomi per la stessa "cosa"?
      città, nazioni, e bla bla
      con un nome unico si eliminano un sacco di problemi di comunicazione
      vi sembra normale che l'euro
      la moneta che dovrebbe unire l'Europa
      si scrive e si pronuncia in modo differente nei vari paesi dell'Europa!?
      .
      quando si decideranno a fare un VERO AlfaBeto internazionale? con lettere pronunciate allo stesso modo da TUTTI?!!!
      eliminando cose assurde come, tanto per fare un esempio
      l' H
      la mutina
      che stranamente in Italia indurisce i suoni invece di smorzarli
      chi
      ghi
      ... inchiostro ci china
      è inchiostro di cina
      inchiostro dalla Cina
      e giacchè, che dire della traslitterazione?
      per nomi, tipo quelli giapponesi, perché invece della PRONUNCIA italiana viene usato un, uno dei sistemi "internazionali" di traslitterazione?
      manco di quello c'è ne uno solo!
      ricordo che in un manga avvisarono del "cambiamento" di nome di un autore, o autrice, perché il traduttore o chi, aveva adottato un altro sistema
      !
      ma usate l'italiano, no?
      e che dire di senpai, scritto all'inizio sempai perché in italiano prima della P va -pre forza- la M ?
      qui forse fu colpa del letterista...
      ma il problema non cambia:
      non esiste LA Regola.

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    3. e a proposito... non so in coda a cosa mettere questa "chicca"
      spero di non averne già parlato altrove ma...
      cosa hanno in testa i traduttori?
      perché devono per forza tradurre a tutti i costi?!!
      .
      in una storia estera il traduttore qui in Italia è arrivato a "tradurre" in italiano il nome di un pianeta..
      detto pianeta in quella lingua si chiamava... Terra
      !!! anche Terra, il nome di un pianeta, qui in Italia fù TRADOTTO!!!

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  24. Bravo ! Avevo rimosso l'Occhiodibue dei miei albi Corno. Marcello Marco Lupoi propose dagli albi Star che allora curava un Centro Perfetto come traduzione letterale, ma non per questo drammatica come il Bullseye originale. Non che Scavezzacollo sarebbe stato maggiormente di impatto. Immagino che + all'inglese medioevale di Shakespeare - da cui arriva il termine - ne lettore avrebbe evocato l'atmo d'antan di Topolino ed il Cavallo Piedidolci.
    Sudario non è inquietante quanto Galatto. Spero davvero che prima o poi Tito Faraci e Fabio Celoni apparecchino un Topolino ed il Cavalier Galatto nel Malto Cortese.

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    1. A volte la Corno faceva cose involontariamente carine. Ricordo che da piccolo lessi in una storia di Thor (poteva essere un Racconto di Asgard forse): "Attenzione"! I giganti del Ghiaccio colpiscono da Afar!" o qualcosa di simile.

      Per qualche anno rimasi convito che "Afar" fosse una città dei giganti. Avevano cambiato il senso del testo semplicemente lasciando una parola inglese, avevano creato la mitica Afar, capitale dei malvagi Giganti. Nemmeno Borges sarebbe riuscito a tanto.
      Commento del tutto ininfluente, ma tanto per inserirmi nella divagazione.

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  25. Eppure un Lo Scuro Cavaliero riferito a Bats non sarebbe male. Immaginate un "Gassman legge Batman". O un elseworld con un Darkoso medioevale, di Neil Gaiman e Enrique "Quique" Alcatena.

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  26. Okay, ma ora torniamo a BOMBA!

    Nei primi anni Cinquanta, le parrocchie invitavano i ragazzini a leggere Il Vittorioso, giornalino della Gioventù d' azione cattolica, il cui successo era dovuto ai «Tre P», Pippo, Pertica e Palla, il fumetto di Benito Jacovitti che da solo valeva la spesa. Quelle strisce, scombinate e ai limiti dell' assurdo, produssero un nuovo modo di ridere fondato su beffe e non sensi: un lessico che entrò nelle vene delle nuove generazioni, scardinando menti abitudinarie e conformiste. Così, i giovani cresciuti con il Diariovitt non si sarebbero stupiti nel ritrovare la versione erotica di quell' illogico grottesco disegnata da Jacovitti sul mensile Playmen dove, tra sesso e Grand Guignol, ammucchiate di stralunati amatori si davano a demenziali amplessi. Scomposte nei particolari, quelle esilaranti «panoramiche» - così l' autore chiamava le grandi tavole fitte di figurine, cose, animali che rivelano la sua passione per le brulicanti composizioni di Bosch - furono raccolte in un volume, Kamasultra, su testi di Marcello Marchesi, che viene ora riproposto da Stampa Alternativa con 42 tavole inedite. Poco prima di morire a 74 anni nel 1997, Jacovitti ci raccontava che «negli anni Settanta l' Italia stava diventando una sorta di Svezia senza educazione sessuale: un' orgia di guardoni al cinema, in edicola, dappertutto. Così decisi di sfotterli a modo mio». E creò la surreale parodia del mitico testo indù sulle molteplici forme dell' amore di Vatsyayana. Quell' estro anarcoide fu pagato caro dalla matita di punta della stampa cattolica, che lo escluse dai suoi giornali. Ma che cosa potevano avere d' immorale quelle polpette di sesso, quei peni affettati come salami, a forma di rubinetto, con baffi e occhiali oppure quelle matrone con quattro seni e sederi mostruosi avvitate nelle più assurde contorsioni? Non era ancora tempo per capire che siffatti «helzapoppin» facevano il verso a una pornografia morbosa non a caso fiorita in un' Italia bigotta. Certo, capitò anche che quei fuochi d' artificio suscitassero vaghi pruriti, come nelle due impiegate della Philips che telefonarono a Jacovitti: «Perché non viene a trovarci? Con la fantasia che ha chissà che giochini...». «Replicai - raccontava l' artista - che ero fedele a mia moglie. E loro: sarà bravo, ma è anche un gran pirla». Un' altra Italia. Ora potremmo solo sorridere, tenendo conto dell' avvertimento di Marchesi, forse diretto ai voyeur: «Questo non è un libro di quelli che si leggono con una mano sola. Ce ne vogliono due. Una di lui, una di lei. Se, a un certo momento, il libro cade per terra, non si rompe». Cesare Medail Il libro: «Kamasultra» di Jacovitti, ed. Stampa Alternativa, pp.150, euro 18.

    Medail Cesare

    Pagina 37

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  27. Ancora quacosa dovuto ad altrui penna:di Giuseppe Pollicelli*

    Se un cruccio può turbare gli estimatori di Benito Jacovitti è che il fumettista molisano, pur essendo stato un artista di livello assoluto, sia conosciuto esclusivamente in Italia (e comunque non abbastanza, specie dalle giovani generazioni), mentre fuori dai nostri confini il suo nome non dice nulla quasi a nessuno. È un destino che Jacovitti, nato a Termoli nel 1923 e morto a Roma nel 1997, condivide con diverse altre personalità geniali espresse dall’Italia, da Giacomo Leopardi a Totò passando - per tornare ai fumetti - ad Andrea Pazienza, e che dipende soprattutto da un fattore: la lingua. Per quanto riguarda Jacovitti, i calembour, i giochi di parole e la visualizzazione delle metafore che affollano le sue tavole e le sue vignette sono ardui (talvolta impossibili) da tradurre in modo soddisfacente, e così il creatore di Cocco Bill e Zorry Kid sembra destinato a rimanere per sempre un fenomeno soltanto italiano.

    Segue sul blog dai quale ho tatto il "pezzo" vivizezionano l'ignaro, inconsapevole Pollicelli, con il quale mi scuso.

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  28. Provo a rimediare, ma non so se si potrà cavare il classico rgno dal buco.
    http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/kamasultra-arriva-libreria-raccolta-disegni-erotici-alcuni-101887.htm

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  29. Assolutamente esatta la precisazione sulla lingua e il parallelo con Totò.
    Però qualcuno a tradurre Jacovitti ci ha provato.

    http://www.muuta.net/CoccoBill/ENG/CoccoBill90eng.html

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  30. Ricordo, a chi se lo fosse dimenticato, che stanotte ricorre il Natale.

    Si tratta della festa di Mitra, divinità solare iranico-induista nata in una grotta al freddo e al gelo. Una festività introdotta in Occidente nel terzo secolo, dai decadenti imperatori romani orientaleggianti e successivamente incorporata nel cristianesimo.

    Questo per dire che tra qualche decennio nella laica Europa celebreremo pure il Ramadan.

    Nel frattempo accontentiamoci del Natale.

    Buone feste!

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    1. Molti equivocando la ritengono una divinità iranico-piduista e pertanto si mostrano molto rispettosi, quasi servili.
      Io so di gente che prima di andare nel Mitreo a onorare Mitra Invitto si è messa il giubbotto antiproiettile!

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  31. Di Jacovitti c'è parecchio materiale tradotto in francese già a partire dal 1948.POi su "Charlie" il quasi gemello di "LInus" diretti dal compianto Wolinsky, ecco il nostro LUpara che parla la lingua di MOlière ( Traduzione di Wolinski, coloei di un pittore pop)

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  32. Ecco qua forse qualcosa:
    http://www.ebay.fr/sch/sis.html?_nkw=Pierre%20Libault%20Picabia%20Bande%20dessinee%20Charlie%20Hebdo%20Pilote%20Vers%201975&_itemId=221319255551

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    1. Rilancio:

      http://bdzoom.com/6408/patrimoine/le-coin-du-patrimoine-bd-les-%C2%AB-pinocchio-%C2%BB-de-jacovitti/

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    2. Ecco, forse una rivista chiamata "Psikopat" (che non conosco) è adatta per Joe Balordo.

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  33. http://bdoubliees.com/charliemensuel/auteurs3/jacovitti.htm

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  34. Approfitto della citazione natalizia di Sauro, per fare anche io gli auguri di Buone feste al "sommo bloggatore" e a tutti i commensali di codesto desco !

    ** Buon Natale **

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  35. Questo è carino
    http://francois-corteggiani.over-blog.com/article-week-end-avec-jacovitti-72809258.html

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  36. Non mi era successo di lasciare il caveau x ultimo. Non ricordavo che il timer sarebbe scattato ad una certa ora ed avrebbe impedito ingresso ed uscita finano al grande maestro del sole di oriente nel caso fosse stato nei paraggi,cosa difficile nella vigilia della festa. La schermatura, secondo il protocollo, impedisce le telefonate dai cellulari. Spero che Crepascola legga lo email che ho inviato poco fa e che scusi la mia lontananza dal ns home fino al 28/12. Immagino che Crepascolino avrebbe preferito darmi una altra occasione di perdere a cluedo. Pazienza. Buone feste a tutti coloro che domani mangeranno panettone e pandoro e a coloro che, come il sottoscritto, avranno il tempo di riflettere e meditare in un posto oscuro come il cavaliere dei fumetti...

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  37. Buon Natale in atto piccoli schiavi del blog!!
    Qui c'è il blog di Conchita ( focosa madrilena o barbuto portuale di Barcellona????)con qualcosa su Jac pubblicato in Francia.
    http://conchita.over-blog.net/article-les-amis-de-pepito-titi-pippo-par-benito-jacovitti-45335273.html

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  38. Le délirant Benito Jacovitti (qui s'est vengé de porter le même prénom qu'un dictateur célèbre dans son méconnu "Baptista l'ingenuo fascista", et dont on connaît, par ailleurs, la signature hiéroglyphique en arête de poisson) fut un hôte intermittent de Pépito, par l'entremise de sa série la plus populaire, Pippo, qui parut originellement dans Il Vittorioso, de 1940 à 1967.

    Les trois "P", Pippo, Pertica et Palla, (n'oublions pas le chien Tom) sont des titis romains qui ont commencé leur carrière en combattant les anglais. Leur histoire éditoriale en France est passablement compliquée.

    Leurs exploits ont d'abord été publiés chez Impéria, dans Super boy, où les trois "P" se nomment Pipo, Perche et Potiron.

    Voici la liste (complète) de leurs aventures dans cet ancêtre du petit format.

    Le tour du rire (une course en vespa, à laquelle participent tous les personnages de Jacovitti : à commencer par les trois "P" (n'oublions pas leur chien, Tom), mais aussi Zagar, Raimondo le vagabond, Mandrago le magicien, Cip détective, etc.) in Super Boy n. 9 à 16.

    Pippo et la bombe comique, in Super Boy n. 24.

    Pippo et Zagar, in Super Boy n. 34 à 37.

    Pippo vole, in Super Boy n. 36 hors-série

    Pippo cow boy, in Super Boy n. 46 et 47.

    Pippo chasseur, in Super Boy n. 50.

    Pippo Ugh!, in Super Boy n. 66 à 71.

    Pippo et Pomme d'or, in Super Boy n. 72.

    Pippo multimillionnaire, in Super Boy n. 73 à 76.

    Pippo aux antipodes, in Super Boy n. 93 et 94.

    Venons-en à Pépito. Dans Pépito, Pippo devient Titi et les trois "P" sont devenus les trois "T" : Titi, Toto et Tatave. Ils sont toujours flanqués de leur chien Tom.

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  39. Nous connaissons six épisodes de Titi, publiés généralement en quatre parties (mais notre liste est non limitative!) :

    Titi en Afrique,

    Titi dans la préhistoire,

    Titi ough!

    L'an 2000,

    Titi mousquetaire,

    Titi et le Jiu-Jitsu.

    Par ailleurs, Pippo fut publié aussi par Mon Journal, dans Ooooh!, n. 1 à 4. Pippo y devient Tico et les trois "P" sont une fois encore les trois "T".

    Disons-le tout net : Pippo, Perticca et Palla (n'oublions pas le chien Tom) font partie du meilleur de Jacovitti.

    Notre auteur est, avec Giovanni Guareschi (l'auteur de Don Camillo) un digne représentant de l'idéologie "quelconquiste" (qualunquista).

    Mais l'apologie du "bon sens" et de la "bonne volonté" est sans cesse en passe d'être dynamitée par la folie des personnages, qu'ils soient "types" des fumetti comiques italiens, (comme les trois "P" (avec leur chien, Tom), ou bien la grand-mère à poigne Signora Carlomagno, ou encore le professeur stupide Leopardo da Cinci); ou des parodies lamentables de strips célèbres, comme Tarzan, Tex Revolver (Tex Willer), Mandrago (Mandrake), Zagar (qui ressemble à The Phanton Blot, dans le Mickey de Gottfredson), ou le détective Cip, (plagiat éhonté du détective Castor Oyl, frère d'Olive Oyl, dans le strip américain Thimble Theatre d'Elzie Crisler Segar, plus connu chez nous sous le nom de son personnage de marin : Popeye.)

    Chez Jacovitti, la fiction semble sans cesse menacée de sombrer dans le délire. Son Don Quichotte, par exemple, (collection 30 x 40, chez Futuropolis) fait penser à une version du "Kid" de Chaplin récrite par les Marx Brothers.

    Que les bons pères (Il Vittorioso est un illustré catholique!) aient toléré aussi longtemps un tel dessinateur est tout simplement ahurissant.

    Il est vrai, que le détective Cip réussisse presque toujours à découvrir son coupable, peut être considéré comme une preuve de l'existence de la providence! car le personnage (un des meilleurs de Jacovitti) est à la fois bête, mégalomane, paranoïaque et cupide.

    Mais au fond, les aimables niaiseries des bons pères, des mouleurs de patenôtres rédacteurs du Vittorioso, des Natale Bertocco, des Ugo Sciascia, des Piero Salvatico, des Domenico Volpi, des Vittorio de Angelis, sont dans un rapport dialectique avec les inventions du bon Jacovitti. De sorte qu'on peut lire, au choix, les dessins signés de la célèbre arête de poisson comme une bénévolente et courageuse propagande en faveur des petits sermons de la partie éditoriale, ou - au contraire - considérer les articles signés du "papa Noël" (Natale Bertocco) comme un avant goût des inventions - génialement - vulgaires et dérisoires de l'illustrateur.

    Soit dit en passant, les bons curés furent, vis à vis de leur singulier dessinateur, "l'as de la rigolade", "le roi de l'humour", "le champion du paradoxe", tout à fait recta - puisqu'ils publièrent ses albums et ses séries de vignettes sportives, et en firent la publicité, chose qu'on attendit en vain chez leurs équivalents français de la "bonne presse", en général pas fichus de sortir la moitié d'un album.

    Au-delà de toutes les interprétations et jugée sur ses mérites propres, la période "Vittorioso" de Jacovitti demeure un sommet de la bande dessinée italienne.

    L'oeuvre de Jacovitti, ne serait-ce que par son goût pour la saine vulgarité, est, d'une certaine façon, l'anti-thèse de celle de Bottaro. Nous avouons que nous aimons également les deux.

    Les séries réalistes de Pépito



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  40. Beh, anche in Francia si sono sforzati di capire quale fosse il rapporto fra la missione apostol1ca atta al proscelitismo del cattolico "Il Vittorioso", e la vena di volta in volta dissacrante, qualunquista, parodica nei confronti al altri fumetti realistici e film di vario genere.
    Alla fine i buoni trionfano sempre e questo può essere interpretato come un intervento della Provvidenza? Per questo la G.I.A.C, Gioventù di Azione Cattolica Italiana e chi o coloro che dall'alto (gerarchicamente) tiravano le fila della stampa cattolica italiana per ragazzi trovavono opportuno avere Jacovitti dallo loro parte, tenendo anche conto che negli anni dal 1945 alla fine del decennio'50, Iacovitti era amatissimo fra i lettori ragazzini, il che permetteva alla GIAC l'operazione di Apostolato attraverso gli altri contenuti del "Vittorioso".
    Il fatto che poi Jacovitti daL 1957 fosse passato in pianta stabile al "Giorno", che lo retribuiva adeguatemente e che dal 1960 lo assunse in pianta stabile con tutti i crismi del caso, permise al NOstro di guadagnare quel tanto necessario a mantenere una vita decorosa insieme alla moglie ed alla figlia allora piccolina. La cosa non piacque all'AVE, che preferiva pensare alla "missione educativa" della Chiesa senza soffermarsi troppo che per campare è necessario certamente lavorare, ma che il lavoro deve essere giustamente retribuito.
    Quando nel corso degli anni '60 ogni tanto Jacovitti produveva qualcosa per "Il Vittorioso", sullo stesso giornale il redattore capo Domenico Volpi scriveva che "il figliol prodigo" era tornato!
    IO ho sempre avvertito in questa definizione dell'operato di Jacovitti, una sorta di affermazione di superiorità morale da parte di chi cattolico misericordiosamente perdona il tristo peccatore che torna all'ovile!!
    Questa mancanza di umiltà stride assai con i precetti evangelici che ammoniscono che prima di criticare il fuscello nell'occhio altrui, occorre guardare il trave che sta nel nostro di occhi.
    Beh, è Natale, quindi mi sono moderato.

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  41. quel che mi chiedo io è:
    se chi ti parla di religione e di fede sono i primi a non seguire i loro insegnamenti,
    se sono i primi a mentire e a considerare la moralità più importante della stessa vita,
    come si fa a credere in loro?
    .
    e, non esiste una religione -soggettiva-
    non la si può pe-r-so-na-li-zza-re
    traduzione: non si può seguire solo quel che fa comodo;
    o "tutta" o niente!
    ...ovviamente date le vare... chiamiamole, incoerenze, delle stesse religioni
    non si può seguire in realtà nessuna di simili sette.

    ma siccome è il 26 e qui si parla di fumetto:
    http://www.ibs.it/giocattoli/ser/serdsp.asp?ean=5054015052412
    .
    io, sono un cittadino... italiano
    ma nell'animo... un apolide

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  42. Mah, il fatto è che l'uomo ha impiegato qualche milione di anni attraverso la selezione naturale per diventare quello che è: come si può pensare che di colpo diventi buono e sincero in toto.
    La Misericordia, tanto predicata sotto questo pontificato, è una utopia. Però se perdonare ed essere pietosi fa bene a chi lo fa ( il criminale o comunque l'uomo fondamentalmente cattivo, se ne infischia di essere perdonato dai suoi simili), beh, perché no, se uno ci riesce.

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  43. Senza stare a leggere tutti i commenti, io credo semplicemente che la parabola discendente del Jac sia dovuta al fatto, che col tempo è diventato un autore datato.
    E' una cosa che capita a quasi tutti quelli che operano in questo settore, in qualsiasi parte del Mondo.
    Ovviamente ci sono le eccezioni, autori di grande talento e capaci di reinventarsi che rimangono sulla breccia per più tempo.
    Altri invece, dopo il loro perido d'oro ( di solito una decna di anni, chi più e chi meno) viene superato da una nuova generazione di artisti più energici e in linea coi loro tempi.
    Cavolo, persino a Jack Kirby è successo ( e ho detto tutto!).
    Penso che orma il Giac avesse un umorismo troppo antico per piacere alle nuove generazioni, specie con l'arrivo della tv e delle sit com americane e i cartoni nipponici, e ha tentato , maldestramente , di stare al passo tirando fuori personaggi pecorecci come Joe Balordo ( che gli è tornato indietro come un boomerang).
    D'altronde anche il Bunker comiciò a far mettere qualche nudo ( ma senza esagerare) sugli Alan Ford degli anni 80 per stare al passo dei tempi ( anche lì cosa che si poteva evitare).

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  44. Topor fuma, sorride, ridacchia. "Jacovitti non fu superato, non è stato mai in ritardo sui tempi, perchè la sua arte era ed è ancor oggi atemporale.Percorre una corsia parallela ma zigzagante che solo lui è in grado di vedere. Quando ci incontrammo a Milano e poi a Bologna mi disse sempre le stesse cose: " mi piacerebbe tornare a Parigi e insieme a te ritornare in quella brasserie dalle parti di Pigalle". POi si lamentava che la sua salute declinava, che la moglie poveretta era messa peggio di lui....e guardandomi beffardo mi bisbigliava all'orecchio:" Roland, tu sei sempre stato in anticipo sull'avanguardia, ti dovevi fermare e aspettare il resto della brigata, e ogni volta quelli poi ti superavano. Chi crede di conoscere la cultura del Novecento dovrà riconsiderare le proprie certezze riguardando le tue opere. I manuali, le storie dell'arte hanno perpetuato il malinteso. Una mistificazione epocale ci ha tenuti all'oscuro della verità!!". Due uomini solamente possiedono il bandolo della matassa, due autentici geni. Io, Tomaso, che sono -nonostante tutto e gli insuccessi dei miei interventi su di voi, sempre con voi, ripeto con pazienza che dovete tener conto che esiste l'eminenza grigia, il marionettista che opera dietro tutte le quinte, che tira colpi mancini, che ci spinge di lato e ci fa precipitare giù per la tromba dell'ascensore; così, senza nessun motivo apparente.Quindi non vi illudete, il Fato, o il caso se volete, non è quasi mai benigno.
    Topr e Jacovitti sorridono e intonano una strana cantilena nell'argot del nono arrondissement, una sorta di ninna nanna che intercala con costanza la parola "rififì", che fa rima con bibì, mimì, ici...... che bello dormire. L'orologio della Gare de Lyon scocca sonoramente le sue ore, ma io non odo i rintocchi perchè le finestre dell'albergo hanno tripli vetri, qui a lato della piazza des nuages.Poi, è vero, da qui alla gare ferroviaria di Lyon ci saranno in linea d'aria quattro o cinque chilometri: difficile anche volendo sentire quei rintocchi.

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  45. Dice: ( ma chi parla non si sa) "Jacovitti!!". E subito, a meno di essere teen-agers, appaiono immagini brulicanti. Ne fissiamo alcune: un paio di scarpe saldamente ancorate al suolo e il suo proprietario un po’ più in là, ripiegato su se stesso in un volo carpiato, il suo moto rappresentato da possenti scie. Uomini tranciati a metà, indipendenti l’una dall’altra, nei movimenti così come nella volontà. O ancora innumerevoli calembour lessicali.
    Gente cresciuta con certezze in età scolastica – il Diario Vitt??? io non ci credo, sono scettico – che da grande regala alle coppie che mettono su casa l'ntrigante "PInocchio" illustrato da Topor/Jacovitti. Ma comunque l’epopea trentennale (1949/1980) del Diario resta. Ripercorrerne la storia – come ottimamente ha fatto Goffredo Fofi nelle puntuali chiose alle varie edizioni – che vuol dire??
    Mah, io ho letto con piacere i Diari che contengono storie complete, a partire da (Pi,Pi,Pi a Parlachiaro) per finire con l'abusato Cocco Bill.
    Place des Nuages?? non esiste a Parigi.Mah???

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  46. Ma Zazie è poi cresiuta?? Col passare del tempo, romanzo e film si possono cosiderarev"datati", superati dall'evolversi del gusto comune??
    Si dice che i capolavori non invecchiano mai, anzi diventano dei classici che tutte le generazioni possono apprezzare.
    Jacovitti, Topor, Craveri,Hergè ecc, ecc, sono stati superati, stanno scivolando nel dimenticatoio??
    La folla oceanica che in attesa sotto al balcone di place des Nuages attende da ore la parola del grande Guro passa il tempo pregando, facendo le parole crociate, friggendo salcicce in padelline con la bomboletta a gas,leggendo fumetti.Mi avvicino a uno di loro che appunto sta leggendo un albo a fumetti e chiedo:"Signore, ehi, Signore, che sta leggendo?? L'uomo alza gli occhi e sorridendo mi mostra la copertina dell'albo.Perbacco!!! si tratta dell'Almanacco estivo di Eureka del 1969 e la storia letta è di Jacovitti!!!
    Ma allora Jac non si è dissolto nel nulla, non è caduto nel dimenticatoio!!!
    Mi allontano sollevato.
    Quella storia , quella che leggeva quel signore sull'Almanacco di Eureka in realtà risale al 1958/59.; apparve a puntate sul supplemento del martedì del "Giorno della Donna" a partire dall'estate del 58, quando io stavo svolgendo il servizio militare a Napoli, su al Vomero.
    Per una serie di ragioni se acquistavo il quotidiano "Il Giorno" con l'allegato, poi dovevo lasciarlo in camerata perchè tutti potessere, se volevano, usufruirne.
    Capite che non era possibile collezionare l'inserto, che finiva in casa del maresciallo Gambardella che aveva moglie e figlie.
    Per questo di questi allegati del martedì non ne ho molti: caduti per la Patria!!
    Va beh, tanto......

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  47. Ah, la storia in questione si intitola "La famiglia Spaccabue"ed è formata, in origine su "Il giorno della donna", da due lunghe strisce che formano un miniepisodio conclusivo.
    Come già detto inizia sul supplemento del martedì de "Il Giorno", a partire dal 15 Luglio del 1958 per terminare il 7 Aprile 1959.
    C'è comunque un piccolo mistero, forse chiarito, riguardante la prima puntata del 15/7/1958.All'inizio il supplemento era grande come un foglio del quotidiano, questo fatto fece credere a Jacovitti di poter disporre di molto spazio, tanto che inviò al "Giorno" la prima puntata composta di ben 4 strisce.
    Ma Jac aveva frainteso, lo spazio a sua disposizione non era tanto da consentire la pubblicazione di 4 strisce, ma solo di due.Allora Jacovitti mandò la seconda puntata di due strisce e la prima venne ridotta da 4 a 2 strisce con una drastica azione di sforbiciamento,
    Jacovitti comunque si tenna la versione originale a 4 strisce che poi fu utilizzata in fotocopia nell'occasione di questa "Famiglia Spaccabue" apparsa rimpaginata in verticale.
    sul supplemento di "Eureka" 1969.
    Quando l'editore amatoriale Carlo Conti ristampò la detta storia in albo utilizzò i supplementi del "Giorno della donna", che pur avendo pubblicata la storia per primi, avevano la prima puntata originale mancante di 11 quadretti e mezzo.
    Se non sono stato chiaro potete chiedere qualsiasi cosa in merito, se non ve ne interessa un bel nulla,beh.... pazienza, io ho fatto il mio dovere di filologo.

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  48. Beh, la pazienza non c'entra nulla, è una questione di interesse: io mi interesso a molte cose, ma moltissime altre non le conosco, non so neppure della loro esistenza. Però dai e dai una cosa alfine l'ho trovata e risale ai primi anni '70 o a poco prima, quando il cosidetto miracolo economico italiano ha ormai esaurito la sua corsa,In quei tempi l’intellettuale milanese Giovanni Gandini raduna un gruppo di amici nei locali della libreria gestita dalla moglie Anna Maria e dalle sue socie Laura Lepetit e Vanna Vettori. Il negozio diviene così il punto di incontro di personalità del calibro di Oreste del Buono, Vittorio Spinazzola, Umberto Eco, Roland Topor, saltuariamente Franco Benito Jacovitti e Elio Vittorini: i primi, in Italia, a riservare uno sguardo al contempo "colto" ma anche un poco "ruffiano" al fumetto: rivista di sinistra che bacia il lato "B" di All Cap: Che avrebbe voluto nelle intenzioni promulgare un’idea autoriale di un mezzo capace di raccogliere, registrare e spesso anticipare i fenomeni più interessanti, le sperimentazioni e le avanguardie. Secondo me un semplice sogno. Comunque insieme a questa squadra di avidi e curiosi lettori, Gandini inventa e porta avanti “Linus”, un giornale come non se ne erano mai visti prima, capace "forse"di intercettare alcune trasformazioni sociali ( ma e il fatidico "68"?? Ricordo un bel mazzo di fotografie risalenti a tempi diversi con tutti,o quasi, i prima citati pezzi da "90", ritratti all'interno della libreria milanese prima citata.
    "Linus", io l'ho acquistato fino al 1973/4, quando alla fine aveva un formato piccolo, quando Jacovitti ritornò con il primo episodio di "Joe Balordo". Naturalmente ho anche tutti i supplementi -che non sono pochi- e sui quali c'è stato pure il povero Roland Topor, oggi dimenticato se non osteggiato dagli intellettali italiani, corrotti idealmente dal berlusconismo, che a suo tempo hanno venduto mente ed anima per un piatto scarso di lenticchie! Naturalmente ci sono le eccezioni, ci mancherebbe altro.
    Mah, c'era, fra le tante, anche quella dove Topor e Jacovitti erano fianco a fianco dentro alla libreria??? Ehhh, dovrei fare una ricerca in rete, ma io sono un emerito pasticcione nel fare queste cose.Staremo a vedere......

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  49. Va beh, "a loro tempo": che volete farci, col computer regredisco, non c'è nulla a fare!!!

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  50. Qui, nel contesto, alcune foto.
    Linus. Storia di una rivoluzione nata per gioco | Fumettologica

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    1. Per puro caso Giovanni Gandini si trova a Parigi nel maggio 1968 e insieme a Roland Topor vede iniziare la rivoluzionaria stagione del Maggio 68."Io 8 parla Gandini) all'hotel Scandinavian,davantialla Comédie dove Barrault sfilava con i suoi discepoli, Topor asserragliatonel cunicolo giallo a S, Denis con i sedili che cascavanoper terra.Pronto Topor,ascoltami, c'è qualcosa di grosso che sta per accadere in città....andiamo, vieni ad ascoltare la radio". Alle cinque con un taxi andammo nel quartiere latino........

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    2. Prima ho estrapolato un brano monco dal saggio"Linus, una rivoluzione nata per gioco". by Intersimone.

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  51. L'autore è PAOLO INERDONATO, prefazione del tuttologo UMBERTO ECO!

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  52. PAOLO INTERDONATO!!! Ohh, ci ho alla fine azzeccato!!
    Rischiando la galera come rematore su una qualche trireme da battaglia,riporto un brano tratto da un pezzo di Umberto Eco: "Ma andiamo più indietro nel tempo. Come accadeva che Gandini e amici, a inizio anni Sessanta, amassero quei fumetti americani che in Italia nessuno pubblicava? È vero che all’edicola Algani di piazza della Scala a Milano si potevano trovare comics americani, ma erano in genere storie di Superman o dei Fantastic Four, oltre ai Paperini del grandissimo Carl Barks. È vero che uno poteva andare in America e vedere le strisce sui quotidiani. O poteva averle viste nelle mani dei primi liberatori americani, come era accaduto anche a me. Ma subito nel 1945 a Roma, prima che finisse la guerra, era apparso un giornalino, “Robinson”, che riportava le storie di Dick Tracy, Li’l Abner, Terry e i Pirati di Caniff, L’Agente Segreto X9, oltre al grande Will Eisner, eccetera. La rivista ha avuto vita breve (potete consultare www.glamazonia.it/old/articoli/ archeo/robinson.htm); quelle proposte erano troppo nuove per incontrare il gusto dei ragazzi, né degli adulti, che allora non leggevano fumetti".

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  53. Mah, che pensare da quanto espresso da Umberto Eco?
    Nel 1965, esattamente 50 anni fa e qualche spicciolo temporale.
    Vorrei parlare di Jacovitti e Topor sui giornali, tipo il Male, oppure "Spazio"
    Vete un anticipo di Topor su la Presse? Nooo?? Beh, io dispettosamente inizio ugualmente, copiando pari pari dal francese"
    Topor dans la presse est le premier livre consacré exclusivement aux dessins de Roland Topor publiés dans les journaux et les revues du monde entier. Ainsi, en près de quarante ans, il a pu notamment dessiner dans Bizarre, Arts, Le Rire, Fiction, Haute-Société, Hara-Kiri, Elle, Il Delatore, Graphis, L'Enragé, Action, Charlie Mensuel, The New York Times, Le Canard Enchaîné, Le Fou Parle, Il Corriere della sera, Le Monde, Le Nouvel Observateur, Die Zeit, Autrement, Frankfurter Allgemeine Zeitung, Il Male, Il Giornalone, Libération, Passages, 7 à Paris, L'Idiot International, L'Evénement du jeudi... Si le dessin de presse n'est qu'une partie de l' uvre de Roland Topor, elle est pourtant vertigineuse. En quantité et en audace. Et l'on retrouve toute sa virtuosité conceptuelle, sa pertinence humoristique, son potentiel graphique, son génie.
    La presse était pour lui un vecteur de créativité aussi opportun qu'une galerie, un musée, un livre, une affiche, un film, un décor de scène, un objet.
    Ces dessins, ayant été publiés de façon éphémère, sont pour la plupart inconnus, même des spécialistes. Plusieurs textes et témoignages accompagneront cette monographie, notamment sous la plume du cinéaste Pascal Thomas, ami intime de l'artiste.
    Un texte de présentation apportera des éclairages quant aux participations significatives de Topor à certaines publications. Des légendes permettront de situer précisément chaque dessin. Un cahier de photographies montrant Topor au travail servira d'introduction à l'ouvrage.

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  54. "Topor dans la Presse" è ovviamente un bel saggio, inedito in questa terra di peti ecc,ecc.
    E di "Jacovitti dans la Presse" si hanno notizie?
    Beh, se per "Presse" si intende il quotidiano e riviste escludendo quelle a fumetti, allora direi che un saggio esclusivo e specifico in questo senso non è mai uscito: almeno, che io sappia.
    Ad esempio qualcosa di Jacovitti è mai uscito su "Blue"?? Su "Playmen" di certo, su "Il Corriere dello Spazio" certamente. Sarebbe un bel discorso, ma difficile da fare a causa della rarità dei contenitori cartacei che dovrebbero essere esaminati.
    Guarderò nella mia caverna di Alì Baba.

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  55. In attesa dell'inizio anni '70 e l'arrivo di Jacovitti e del suo non sodalizio con la temibile "Banda aerea n°2, copio alla lettera quanto segue: Fondo Gandini della Statale, la voglia di spulciare tra le carte è tanto irresistibile quanto sconsiderata, e non solo per la quantità del materiale ma anche per il numero dei personaggi nei quali Giovanni si atomizzò in vita, nel chiaro intento di risultare imprendibile. Quale Gandini inseguire? Il progettista o il corsivista? Lo scrittore di favole o il collezionista? Il poeta o l'estensore di esilaranti lettere?
    Saltando gli anni eroici di Linus (già a lungo battuti), verrebbe da mettersi sulle tracce de Il Giornalone, bellissimo esperimento (anche grafico!) del 1972, che visse un solo anno perché ebbe il torto di arrivare troppo presto, e radunò un gruppo di amici davvero notevoli, da Emilio Tadini a Sandro Somaré, da Roland Topor a Frank Dickens, da Bob Blechman a Ralph Steadman. Ma si vorrebbe anche sbirciare fra le bozze di riviste pensate e mai apparse, come Fax, Gnac & Patac, Il fumo... O rileggersi i suoi libri, da L'orso buco a Piccoli gialli. O giocare a uno dei suoi pazzi giochi, come quel Waterloo!! che restituisce a Napoleone la possibilità di vincere.

    Infine, com'è naturale, la mano si ferma su una delle numerose buste che contengono quella "corrispondenza personale e con gli editori" nella quale Gandini profuse, se non la parte migliore di sé, quella più felicemente trasgressiva. Autore instancabile di lettere inventate che impreziosivano la posta del suo Linus, Giovanni non smise mai di affidare alle missive, con esibita ingenuità, il carico delle sue attese, delle sue proteste, del suo divertimento. Scrivere era il suo modo di bussare, e scrisse un po'a tutti: a Sergio Tofano, per esempio, invitandolo a far rivivere il suo Bonaventura su Il Giornalone (Tofano, garbatamente, rifiutò); o a Cesare Zavattini, per sollecitare i suoi suggerimenti; o ancora a Leonardo Sciascia, per contestargli l'esclusiva di critica sulle cose di Sicilia (e Sciascia gli rispose imputandogli, a sua volta, "un fondo di antipatia per i siciliani"); perfino a Monica Vitti, per ringraziarla di aver detto in tv che apprezzava Charlie Brown. E poi ci sono le lettere a Charles M. Schulz, per informarlo senza trionfalismi del successo italiano dei suoi Peanuts. E quelle inviate con risentimento ai giornali che continuavano ad attribuire la paternità di Linus a quel gruppo di nomi illustri che lui aveva chiamato a collaborare.

    Di fatto è un bene che le tracce di un'intelligenza così evasiva siano ora richiuse dentro un contenitore pubblico e consultabile, qual è un archivio universitario. Forse lui storcerebbe il naso.

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  56. Gandini si allontanò abbastanza presto dalla sua creatura rispondente al nome di "Linus", seguendo altri sogni ('Il Giornalone' ad esempio, un maxi foglio, un manifestone, con tanti strepitosi disegni coloratissimi; ricordiamo il Groucho Kat di Topor e i Fratelli Mantovani che "non son alti e non son nani"; creatura cartacea della quale ho trovato notizie solo in un bel librone su Topor tutto in francese!), con un occhio alla libreria e l'altro al suo prediletto 'modernariato'. Un antiquario, Giovanni Gandini, un gran cacciatore di sogni, catalogatore infaticabile di cose semplici e meravigliose. Comunque, per gli inguaribili assetati di notizie , c'è a MIlano alla Statale custodito il suo archivio! Correte veloci topini di Biblioteca, muovete agili le vostre zampette ma, mi raccomando, non rosicchiate con la vostra piccola ma capace corona di denti quelle carte preziose.

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  57. Volevo arrivare al 1974 con "Linus" e "Il caso jacovitti", Oreste del Buono e Fulvia Serra.Ma.....
    Intanto:
    Fulvia Serra: «Io, la satira e Georges Wolinski»

    Il ruolo educativo. Il potere di aprire le menti. «Gli Anni 60 sono stati cruciali». Sul disegnatore francese: «Un amico gentile». Serra a L43. La vignetta inedita.

    di Gabriele Lippi

    |

    24 Gennaio 2015

    Gli occhiali grandi e tondi e la passione per i disegni. Fulvia Serra, in Italia, fa rima con fumetto.
    Storica direttrice delle riviste di settore più famose nel Paese, da linus a Corto Maltese, giornalista e autrice per Smemoranda, ha saputo dare tanto alla causa della satira e dell'umorismo.
    Per questo, quando ha saputo dell'attacco a Charlie Hebdo, è rimasta fortemente scossa.
    «WOLINSKI ERA UN AMICO». Per questo e perché Georges Wolinski, per lei, era «un amico simpatico e gentile». A Lettera43.it ha raccontato come la satira abbia influenzato la crescita del Paese e quali siano le difficoltà da affrontare quotidiniamante in questo lavoro. Ma ha anche spiegato che ci sono dei limiti.



    Fulvia Serra, ex direttrice di linus.



    DOMANDA. L'attacco a Charlie Hebdo è un segnale preoccupante per la satira e la libertà d'espressione?
    RISPOSTA. Lo è senza ombra di dubbio, tanto che abbiamo perso un po' del nostro mondo in quell'infausto giorno. Tuttavia vorrei completare il mio pensiero.
    D. Prego.
    R. Non penso che le immagini che ho potuto vedere, e che hanno scatenato quell’attacco ignobile, siano satira. Forse sono il frutto di un delirio d’inconsapevolezza e di irresponsabilità che non possono appellarsi alla libertà di… Dobbiamo adoperarci con tutte le nostre forze perché sia salva la libertà, con la fraternità (dimenticata) e l’uguaglianza (invisibile). Conquiste che proprio la Francia ha fatto a caro prezzo un tempo e che ora rinnova. La satira non c’entra. Ma l’uomo sì.
    D. Georges Wolinski ha disegnato anche per linus. Che cosa ricorda di lui?
    R. Un amico simpatico, gentile, con una punta di timidezza impensabile. Negli Anni 70 mi aveva ospitato a Parigi. Per il mitico fondatore di linus Giovanni Gandini, attento osservatore delle culture del mondo disegnato, ha creato storie brevi argute di una satira erosoft e vignette che sempre avevano al centro la potenza impotente dell’uomo. Con la donna sempre come punto di riferimento.
    D. Che effetto le ha fatto la notizia della sua morte?
    R. Perdere in quel modo un amico gentile è una sofferenza tremenda. Ma lui voleva essere cremato e che le sue ceneri fossero buttate nel cesso di casa per un suo guizzo estremo di ironia d’amore. Io conservo una sua deliziosa vignetta dedicata a me dopo il cambio di formato di linus che ho raccontato alla Rai ma mi è stata censurata e allora non la dico neanche qui.
    D. Ce la descriva, invece.
    R. L’immagine è appesa a casa mia. È il disegno in china, bianco e nero del solito omino smilzo e nasuto nudo che poi è lui, Wolinski, con un linus formato grande aperto e appoggiato sul pene eretto, la battuta in stampatello, «PREFERIVO IL VECCHIO FORMATO A FULVIA AMICALEMENT». Poi la sua firma: Georges Wolinski.

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  58. Poi nel 1981 Fulvia Serra diventerà direttore di Linus ( io lo scrivo con la elle maiuscola) e quindi sarà lei nel mese di NOvembre di quell'anno a tenere a battesimo la storia di Jacovitti "Joe Balordo", primo episodio, che si concluderà nei mesi iniziali dell'anno successivo.
    Questo primo exploit del nuovo detective di Jac si presenta ovviamente con le carte in regola per piacere ad un pubblico più adulto rispetto a quello de "Il Vittorioso" o del "Corriere dei ragazzi".
    Il linguaggio si fa più scabroso, le situazioni della storia metafisico/poliziesca a volte virano verso le luci rosse, ma con moderazione.La storia giunge alla fine, quindi il direttore Fulvia Serra era logicamente consenziente. Apprezzava Jacovitti?? in questo caso penso di si.
    Ecco ,io finisco qui di dissertare, il rospetto l'ho ingoiato vedendo riproposto in un post di questo blog il secondo episodio di Joe Balordo, storia fuorviante nel contesto generale di quanto prodotto da Jac in quegli anni.Storia certamente non da nascondere, ma da presentare con le dovute note contestuali.Vedremo qui riproposto prima o poi anche il primo episodio del poliziotto Balordo di nome e di fatto??
    Mah???

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    1. Piccola rettifica: ho recuperato dopo inenerrabili traversie ( insomma, la gatta mi segue ovunque e si era infilata nel baule tipo portmantou, scomparendo fra pile di albi e gli stretti spazi che le dividono, non vi dico che ha combinato con unghie e denti, ma che volete, è ancora cucciola!) il numero di Linus dove inizia la storia di Joe Balordo, che è il 10 di ottobre 1981.
      Fulvia serra vi figura come "caporedattore responsabile". A pagina 3 la presentazione di Joe Balordo recita quanto segue: "Fra lo stupore generale torna il "bandito" Benito. Il paniere è completo."Ho comprato i salamini e me ne vanto, ho comprato i salamini e so' contento...".
      Allora, "bandito" nel senso del participio passato del verbo bandire, ire, terza coniugazione??
      A qualche illustre letterato esperto di semantica,coniugazione verbi e di sostantivi, lascio l' amletica risposta: thank you in advance, Umbertino ex chierichetto, Eco delle mie brame!!
      E con la precedente frase idiomatica intraducibile, mi vado a chiudere nel portmantou di carolliana memoria per schiacciare un pisolino pomeridiano ( sempre che la gatta me lo consenta.

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    2. Interessante nella prefazione questo accostamento (per via dei salamini) a Petrolini, che si professò sempre convinto fascista, nonostante Nerone. Davano lavoro a Jacovitti, ma non rinunciavano a ragionare col paraocchi.

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  59. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  60. Chiedo a Gianfranco de Turris se a Linus ebbe modo di incontrare Jacovitti: "iniziai nell'aprile 1981 su Linus e nel gennaio 1982 su Alteralter, e conclusi rispettivamente nel luglio 1983 e nell'agosto-settembre 1983. Una straordinaria esperienza poi insabbiatasi per decisione della redazione, forse accortasi di stare osando troppo, come ho raccontato in dettaglio nel mio libretto Camerata Linus (1986). Mi invitò a scrivere OdB, ma poco dopo diede le dimissioni da direttore appena esploso lo «scandalo P2» che coinvolse Angelo Rizzoli. Lo sostituì il caporedattore Fulvia Serra la quale mai impose nulla né censurò nulla, aprendo ai punti di vista e alle idee di uno come me che interpretava i fumetti, la fantascienza e il fantastico in modo eterodosso. Ero una mosca bianca, anzi una mosca nera, che portava scandalo e scompiglio. In un convegno antifascista a Cuneo nel novembre 1982 un docente ultracomunista denunciò la mia pericolosità accusandomi di plagiare i giovani lettori di Linus !"
    Io fremo nell'attesa di sentire parlare di Joe Balordo e di Jacovitti, e di se Fulvia Serra visto il secondo episodio di Joe Balordo lo rifiutò, oppure se fu una decisione dell'amministrazione o di chissà chi, oppure mai Jacovitti lo propose ecc,ecc. Questo è un fatto del quale quasi nessuno non ha mai parlato, neppure il quadriunvirato autore del saggio maximun "Jacovitti, cento anni di surrealismo a fumetti". Guardo de Turris e sillabo:" e Jacovitti nel 1983 con Joe Balordo 2°??"
    Il nostro mi guarda con un sorriso bonario e socchiudendo un poco gli occhi mi si avvicina e mi bisbiglia all'orecchio: "l'aspetto veramente importante di quella collaborazione fu che feci accettare su Alteralter una rubrica, «La Biblioteca di Babele», in cui venivano presentati racconti fantastici inediti di autori italiani noti o esordienti da me selezionati, dando spazio a una narrativa all'epoca ancora boicottata. Insomma, per un certo periodo di magra Linus fu anche il vessillifero del fantastico italiano. Un altro dei tanti suoi meriti questo, fra alti e bassi, come ovviamente può accadere, che però non tutti oggi amano ricordare".
    Ecco, avete visto?? Ma perché tutti evitano questo argomento? Che in qualche modo a nessuno interessi?
    Mi guardo nello specchio e pur sforzandomi di cambiare aspetto in direzione del mondo dei quelle creature definite "insetti ditteri cosmopoliti" , non mi pare proprio di essere una mosca bianca!

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  61. Finalmente sono riuscito a leggere tutti i commenti.
    Interessante. Non ho le competenze per azzardare un opinione su tutto quanto racconta Tomaso.
    Mi limito a dire che la letteratura (sì, letteratura) non è la moda maschile o l'acconciatura trendy.
    Non è DETTO che un autore debba "per forza" essere superato dalle nuove generazioni, nonchè dalla tv, dai manga, dalla pleistescion o da quel cavolo che vi pare. L'umorismo non ha la data di scadenza come gli yogurt. C'è pieno di gente che legge Rabelais, Mark Twain e Basil Wolverton. Anzi P.Q.R. Wolverton credo che adesso i suoi estimatori siano di più che negli anni 50, quindi il tempo lo ha solo migliorato, come il vinello.
    L'umorismo di Wodehouse è "datato", ma questo non mi fermerebbe dal leggerlo (se mi piacesse).
    Non accetto di partire dal presupposto-cliché del fumettaro che da anziano scrive (attenzione che non ho detto "disegna", nel segno il calo è davvero fisiologico e inevitabile) peggio "per forza", perché giocoforza non è più "al passo" (= è rincoglionito). Poi ci sono quelli che effettivamente "restano indietro", come Kirby, ma Kirby non è mai stato un creativo "totale" come Jac (ora non andiamo a litigare su chi ci mettesse di più fra lui e Lee, o fra lui e Simon). Eisner, per esempio, a mio avviso ce l'ha fatta benissimo a reggere i tempi nuovi.
    Che poi i ragazzini modaioli degli anni 90 per cui esisteva solo la Image lo "percepissero" come "vecchio" è un altro discorso. Ma lui è rimasto se stesso ed è rimasto al passo con i tempi senza arrabattarsi maldestramente, non ha fatto l'imitazione della Image per avere più lettori, ha introdotto il sesso nelle sue opere ma non ha fatto Joe Balordo o Spirit Porcone. Quindi perchè Jac ha fatto il Balordo? Per rincoglionimento no, per disperazione forse, o forse era una cosa che aveva sempre voluto fare.
    Cavolo, volevo scrivere 4 righe... sto invecchiando.

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  62. Certamente Fulvia Serra che nel 1981 e anni seguenti era redattore responsabile di LInus e che ha accettato il primo episodio di Joe Balordo che già palesava la voglia di Jacovitti di mettere in parodia storie poliziesche contenenti elementi di sesso, avrà pur parlato con Jacovitti di un possibile secondo episodio: poi Jacovitti l'ha disegnato "parodiando certi film americani da lui visti" ( dichiarazione sua)"; quali possano essere questi film americani polizieschi a luce rosse e con particolari scabrosi però non saprei dire.Certo che poi"Joe Balordo" secondo episodio è rimasto nel cassetto di Jac fino all'inizio anni '90, poi pubblicato da Cosimo Panini Editore.
    Io posso dire che dopo l'episodio primo del 1981/82, non ebbi mai nessuna notizia del secondo exploit di Balordo, fino alla totale sorpresa della sua pubblicazione nel volume Panini.
    Devo anche dire che anche gli altri jacovittomani da me conosciuti non sapevano quello che bolliva in pentola.
    Questo è stato un affare fra addetti ai lavori.
    Sono sicuro che la signora Fulvia Serra se gentilmente interpellata direbbe quello che sa a proposito: ma chi la conosce?? IO no di certo.Tu Sauro che ne pensi, sei nelle sue grazie??

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    1. No, ma per fortuna non si ricorderà di me.

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    2. Ahi, ahi, chi contattare per entrare in contatto con Fulvia Serra?? Questi qui di seguito??:



      Per la prima volta, in via ufficiale, Francesco dichiara che la sua casa editrice, la Coniglio Editore, chiude i battenti.
      La perdita, per il nostro mondo, è davvero micidiale.

      Qualche passo dell’intervista di Mughini, leggibile per intero
      qui (a parte la mancanza di corredo redazione in questa pagina
      ):

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      Lei quando cominciò a guadagnarsi il pane facendo dell’editoria et similia?

      «Con un gruppo di amici fondammo a Roma un cineclub, L’Officina film club, che ebbe un qualche successo. Avevo 19 anni quando con Luca Raffaelli e Luca Boschi (omissis, ma grazie, Francesco! NfT) creammo una piccola fanzine, “L’Urlo”, in cui ci avventammo a vantare la dignità del fumetto e dei suoi autori, ivi compresi i loro diritti d’autore».

      Sono gli anni in cui a Milano esce un sofisticato mensile dedicato al fumetto di qualità, “Linus”. Voi ragazzacci de “L’Urlo” che cosa ne pensavate?

      «Pensavamo tutto il bene possibile della prima serie, quella animata da Giovanni Gandini e Oreste Del Buono. Pensavamo tutto il male possibile della rivista, quando arrivò a dirigerla Fulvia Serra. E siccome al Festival del fumetto di Lucca c’eravamo inventati una sorta di premio ironico dal titolo “Una vita sprecata per il fumetto”, lo assegnammo alla Serra».
      Quindi anche questa via ci è preclusa!
      Mah??





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    3. Andrea Bosco, fra le tante altre cose scrive: UN COMIC IN PIENA REGOLA, COCCO BILL

      Prima di aprire l'ultima pagina sul “fumetto maggiorenne” due parole su quello che personalmente reputo un grande : Benito Jacovitti. Comincia come tanti sul Vittorioso, inventerà Cocco Bill personaggio presente nel “ Giorno per ragazzi”. Sul Corrierino “Zorro Kid “ .
      Ma non sono i personaggi e neppure le storie. Jacovitti è un genio. Un mostro che inventa grafiche memorabili, michelangilolesche. Corpi che si intrecciano e danno vita ad un tutto, ad una comunicazione personalissima, diversa da quella di qualsiasi altro disegnatore del mondo
      Ce ne sono stati di più bravi, di più raffinati . Ma la follia creativa di Jacovitti è e rimane unica. Fosse nato in Francia o negli States da qualche parte avrebbe una scuola o un monumento con il suo nome. In Italia fu avversato, per ragioni politiche. E per ragioni stilistiche: la sua esuberanza creativa non viene capita. Ma Jacovitti , come ho detto era un genio : leggere oggi i suoi fumetti è sorprendente: sembrano prodotti ieri o addirittura domani .
      Un caso di ingiustizia – frequente in Italia – e mai sanato . Dubito avverrà in futuro .
      Perché nonostante i tempi siano radicalmente mutati, nonostante il fumetto si stato finalmente accettato come “ letteratura disegnata”, il pregiudizio verso il fumetto non è cambiato. Semplicemente è diventato un fatto d'elite.

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