lunedì 30 novembre 2015

MANARA SI È ROVINATO



ARTICOLO VIETATO AI MINORI

Devo fare una precisazione: se un autore non mi interessa, non ne parlo. Quindi se critico Milo Manara, lo faccio ben sapendo che si tratta di uno degli autori di fumetti più importanti del mondo.

Manara l’ho conosciuto dall’età di dieci anni, quando un amico mi aveva fatto vedere alcuni numeri di “Genius”, poi l’ho seguito nei tascabili e nella sua più nota carriera successiva. Se ancora oggi non mi perdo un suo fumetto significa che mi piace sul serio.

Tanto per dire, nel 1992, chiesi a Milo Manara di disegnare la copertina del numero di Intrepido che avrei portato alla manifestazione di Lucca. 


Milo Manara comincia a disegnare fumetti nel 1969, con “Genius” dell’editore Viano.

Inizialmente cerca di imitare Guido Crepax. Non ci riesce fino in fondo perché le sue donne non sono stilizzate come quelle del disegnatore milanese, ma reali, tanto reali da essere probabilmente ricalcate da fotografie.

L’influsso di Crepax sarà però fondamentale per le sue future fortune, perché Manara avrà sempre come riferimento le ragazze delle riviste della pubblicità e della moda, una tipologia estetica che lo farà amare anche dal pubblico femminile (generalmente poco entusiasta dei fumetti).

 







Dopo Furio Viano, esitore che pubblicava anche “Helga” e “Vartan”, Manara passa alla casa editrice regina dei tascabili erotici: la Erregi. Qui disegna le storie di “Jolanda”, una piratessa che ha poco da spartire con l’omonima figlia del Corsaro Nero creata da Emilio Salgari.

Con Jolanda lo stile fotografico di Milo Manara viene messo a dura prova, perché l’ambientazione non moderna lo costringe a inventare i dettagli. Nasce forse qui la passione di Manara per le varie epoche storiche che non lo abbandonerà mai. In generale, comunque, Jolanda è disegnata con meno cura di Genius. Manara abbandona anche le raffinatezze grafiche alla Crepax.












Dal 1973, per il parodistico “Telerompo”, pubblicato dalla Publistrip (ramo della Ediperiodici, ex Erregi), Manara disegna anche le copertine, dove presenta le caricature dei personaggi televisivi. Al giorno d'oggi si sarebbe beccato una bella querela dalle tre annunciatrici che mostrano il fondoschiena scoperto intorno a Pippo Baudo.



Abbiamo detto di Manara e la fotografia.

Marcello Toninelli, autore della strip “Dante”, raccontò (non ricordo se a me personalmente o in qualche articolo) che quando era alle prime armi gli capitava di ricalcare le stesse foto usate da Manara.

Ecco un esempio di Jolanda, dove Manara riproduce una foto di Marisa Mell, e una vignetta de “Il Gioco”, opera della maturità, presa da una sequenza fotografica di Wingate Paine.

Attualmente, Manara adopera ancora le foto, usando modelle personali? Non lo so, forse sì.



L’anno dopo, Manara passa ai fumetti non erotici del Corriere dei Ragazzi.

Manara viene sicuramente scelto perché si rifà alle fotografie, e questo al CdR doveva sembrare non un limite, ma qualcosa di notevole (a giudicare dagli altri illustratori-disegnatori che aveva). Viene messo a disegnare i “processi a fumetti” dei personaggi storici, iniziativa che la redazione riteneva oltremodo educativa e a me, lettore dell'epoca, paradossale. 

Finora la carriera di Manara sembra guidata da Mario Gomboli, l'attuale editore di "Diabolik", che lo ha portato da Viano, da Barbieri e Cavedon, fino al CdP: tutti editori e testate con le quali collaborava anche lui. 





Stazionando in area Rizzoli, nel 1976, su testi di Silverio Pisu, per "Alterlinus" Manara disegna una versione politicizzata dello Scimmiotto, personaggio leggendario cinese che più recentemente ha ispirato Dragonball (a proposito, i lettori di questo blog devono odiare i manga, perché il mio post "Il genio bimbo di Toriyama" è stato quello meno visualizzato di tutti: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/il-genio-bimbo-di-akira-toriyama.html).

Nello Scimmiotto, il tratto di Manara si avvicina a quello di Moebius. Anche se i due autori rimangono diversi nelle matite: Moebius vive in un delirio immaginifico del tutto sconosciuto al poco fantasioso Manara.




Entrato nel circuito delle "riviste d'autore", Manara non ne esce più.

Inizia a scriversi da solo le storie, a partire dal ciclo H.P e Giuseppe Bergman. Serie noisoetta che gli permette di costruire il suo stile definitivo. Come sceneggiatore è altalenante, finché Manara mette a segno il suo capolavoro, "Il gioco".


Successo internazionale, "Il Gioco" racconta di una giovane donna alto borghese che un apparecchio infernale trasforma a fasi alterne in una ninfomane.

(A proposito, le ninfomani come quella del Gioco esistono davvero. Ne ho intervistata una per un settimanale femminile di salute: era giovane e bella. Cosa non si fa, per il dovere di cronaca).

Esistono diverse versioni del Gioco in bianco e nero e a colori, ma non fatevi fregare dai seguiti, riconoscibili per la numerazione progressiva. Poi dovreste prendere una edizione vecchia, perché nell'ultima hanno tolto alcune pagine considerate incestuose e pedofile. Questo è il mondo politicamente corretto (stavo per scrivere "corrotto") in cui viviamo oggi.




Ormai Manara è quello che tutti conosciamo.

Tuffiamoci nel suo mondo sensuale...












La celebrità gli permette di invadere anche gli Stati Uniti, dove la Marvel gli chiede di illustrare le sue supereroine. Ma arrivano le polemiche per il suo presunto antifemminismo, che si scatenano con la copertina di Spider-Woman, insignificante personaggio dell'universo Marvel.  















Alcuni hanno anche criticato la posizione del personaggio, considera anatomicamente impossibile.


Forse ho trovato la foto erotica a cui si è ispirato: l'errore anatomico si è verificato perché Manara ha tolto la parte inferiore della gamba destra, che dovrebbe essere alzata.




Wasp, Vedova Nera... ma la Marvel a un certo punto si tira indietro per le polemiche delle femministe americane.

Altri editori stranieri, però, perseverano.



Secondo me, Manara ha sempre usato la fotografia. In maniera intelligente, modificando le foto a seconda della necessità. Anche per lui, malgrado tutto, vale almeno in parte il discorso che ho fatto per Magnus: l’erotismo di Manara è "a realtà aumentata", perché non esistono in natura donne sensuali come le sue.

Inoltre, l’interesse fotografico o comunque iconografico l’ha portato a essere sempre minuzioso nelle sue ricostruzioni. Nella saga dei Borgia, oltre ai soliti noiosi personaggi unidimensionali di Jodorowsky, spicca l’accuratezza dell’ambientazione: le rovine, per esempio, sono disegnate proprio come erano in quegli anni.
 


Però la fotografia è per Manara anche una droga dalla quale non è mai riuscito a separarsi.

Con il tempo la dipendenza sembra aumentata. Il suo ultimo lavoro, accettabile anche se non strepitoso per i testi, lascia molti dubbi per i disegni.

La critica si è affrettata a plaudire la consonanza tra Manara e Caravaggio per il senso della luce. Grazie, Caravaggio usava la camera oscura.

Io credo che, a questo punto, Manara debba pensare se cambiare mestiere per esercitare una professione minore (minore rispetto a quella di disegnatore): quella del regista cinematografico. Solo così riuscirebbe a rendere ancora più fotografica la realtà di quanto non abbia fatto con il fumetto su Caravaggio.




In attesa degli anatemi, o anche no, invito i gentili lettori a cliccare sulle icone dei social media qui sotto per pubblicizzare questo post.

Se poi qualche masochista volesse conoscere le origini del pensiero sauriano, deve solo partire dal mio primo post: "I fumetti che amo non li fanno più", e risalire pian piano nei successivi. Buona lettura!