martedì 22 marzo 2016

EUREKA: I NUOVI FUMETTI


Ritorniamo a leggere una delle riviste di fumetti "per grandi" più importanti tra la fine degli anni sessanta e i primi ottanta.

Di Eureka anni sessanta abbiamo parlato nel post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/i-primi-50-eureka.html.


Analizzeremo i numeri di Eureka dal 51 al 150, cioè la prima metà degli anni settanta. 

Eureka vende meno del mensile Linus, ma per diversi anni la sua periodicità rimane quattordinale. In questi anni esce anche un competitore pericoloso, almeno sulla carta: Il Mago della Mondadori. Il quale, però, avrà scarso successo pur essendo un ottimo prodotto. Altre riviste, come l'altrettando bella Sorry dell'editore Ciscato, escono solo per pochi numeri. 

Andy Capp dell'inglese Reg Smythe (1917-1998) rimane il fumetto più apprezzato di Eureka, ed è anche l'unico rimasto dal primo numero, dato che le altre strisce, tutte medicori, sono state rimosse.

In questi anni, il disegno di Smythe raggiunge la perfezione: geometrico e fluido insieme, lontanissimo dallo stile grezzo che si impone negli Stati Uniti.

A proposito di stile grezzo, Colt di Tom K. Ryan (nato nel 1926), ne ha da vendere, ma è divertente lo stesso. Fuori dagli Stati Uniti, solo Eureka si è accorta di questo personaggio.


Discorso che vale ancora di più per Gummer Street di Phil Krohn (1946), dato che pure in America ha scarsissima fortuna.


Gummer Street racconta di vecchie signore depresse...
... e di giovani che pensano di essere cattivi o che non sanno bene cosa pensare. 

Una risata nell'ombra li seppellirà.


Eureka offre personaggi molto diversi tra loro: la mancanza di una linea ben definita rappresenta la sua fortuna. Probabilmente i suoi lettori sono di destra o apolitici, che non sopportano il "sinistrismo" sempre più spinto di Linus durante la gestione di Oreste Del Buono.



Oltre al direttore Luciano Secchi (1939), diverse persone sono responsabili del suo successo.

A partire dall'editore Andrea Corno (1937-2007), che ha proposto, per esempio, la pubblicazione dei fumetti demenziali di Don Martin (sopra).
Maria Grazia Perini (1950-2012) è la fedele numero due di Secchi, anche se nelle pagine della rivista battibecca spesso con lui.

Il direttore è sempre pronto a difenderla, quando qualcuno l'attacca.

Luigi Corteggi (1933), grande illustratore delle copertine di Kriminal, Satanik e Alan Ford, è l'art director della Corno. Finché, a metà anni settanta, andrà a svolgere lo stesso lavoro per la Bonelli (il design della testata di Dylan Dog e di tanti altri personaggi è suo).


Roberto Raviola alias Magnus (1939-1996) non appare tanto spesso su Eureka, ma quando arriva lascia il segno.

Giampaolo Chies (1947-?) non produce molto, anche se tutto quello che disegna finisce su questa rivista.

Chies realizza vignettone umoristiche di livello piuttosto basso, per la verità, e illustra in maniera ben più interessante le brevi storie a fumetti scritte da Max Bunker (pseudonimo di Luciano Secchi).


Quello sopra sono io e quello sotto anche.
Non che a Chies le rappresentazioni erotiche facciano schifo, a giudicare da queste illustrazioni.
Come disegnatore Chies non è eccezionale, dato che ricalca foto a tutto spiano, ma il suo modo di inchiostrare influenzerà le "avanguardie" del fumetto italiano. Siamo sempre nel geometrico-fluido, il tratto distintivo dei fumetti glamour di quegli anni. 

Alcune cose di Eureka non le capisco proprio, come la necessità di divulgare il regolamento vaticano. Mentre certi annunci li trovo inaccettabili: in una rivista a fumetti mi va bene la compravendita di vecchi giornalini, non quella degli schiavi. E poi chi li ha gli schiavi da vendere?

Andiamo finalmente a sfogliare i numeri della rivista.


N. 51

L'impostazione generale è ancora quella che abbiamo lasciato nel precedente post. 


I fumetti all'interno, pure.
La rubrica Break presenta personaggi una tantum.

Henry è il famoso (in America) ragazzo calvo dei fumetti di Carl Anderson (1865-1948), in precedenza quotato vignettista delle principali riviste umoristiche. Però le date delle strip non corrispondono.


Maria Grazia Perini intervista il responsabile della pagina dei fumetti de "Il Giorno", il quotidiano che per primo in Italia ha valorizzato le nuvolette.


Arriva un nuovo personaggio fisso: lo scarsamente umoristico Peter il Vagabondo di Clarence D. Russell (1895-1963).

N. 52

La rubrica delle news sul fumetto passa da Alfredo Castelli, emigrato verso nuove riviste come Horror e Tilt (oltre che al Corriere dei Piccoli), al suo amico Gianni Bono.
Blondie di Chic Young (1901-1973): la bionda è il tradizionale personaggio sciocchino delle storielle americane. Blondie diventerà a breve un personaggio di punta de Il Mago mondadoriano.


Reportage al cocktail party dove si festeggiano i primi 50 numeri di Eureka.
N. 55

Tavole di Hubert di Dick Wingert (1919-1993), un personaggio dal repertorio classico.


N. 56

Di solito Eureka pubblica le insipide strisce di Alley Oop di Vincent T. Hamlin (1900-1993) degli anni sessanta, in questo numero una gradita eccezione: la prima divertente avventura del personaggio.





N. 57






Prima di leggere Tarzan sorbiamoci la presentazione di una nuova serie fissa, Horatio degli sconosciuti Judd e Haswell.

Deve essere una di quelle che strisce che, come mi diceva l'editore Andrea Corno, gli inglesi regalavano.


Queste strip di Tarzan disegnate nel 1929 da Hal Foster (1892-1982) sono fondamentali nella storia del fumetto perché danno il via allo stile "fotografico" (cioè alle foto ricalcate dai disegnatori) che oggi ha preso il sopravvento, non solo in Italia.











N. 61

Don Martin (1931-2000) è un autore della rivista americana Mad. A tempo perso realizza anche fumetti per i tascabili, che Eureka rimonta nel formato rivista. L'umorismo di Martin o lo si ama o lo si odia.


N. 62




Solo un assaggio delle prime sei strisce quotidiane e della prima tavola domenicale dello Steve Canyon di Milton Caniff (1907-1988). La tavola è famosa per essere stata commentata da Umberto Eco nel saggio "Apocalittici e integrati". A me le cose che scrive Eco a proposito di come viene presentato il personaggio ai lettori mi sembrano delle ovvietà, per i più si tratterebbero, invece, di genialità allo stato puro.



N. 65



Leggiamoci una "mesata" presa a caso di Gummer Street.



N. 69

Ecco il polso della situazione sul gradimento dei lettori.



N. 72

Louie di Harry Hanan (1916-1982) è uno di quei bei personaggi rimasti in un ingiusto semianonimato.

N. 73


Da questo numero la grafica di Eureka diventa decisamente migliore. Inizia Sturmtruppen, che vedremo più avanti, e ci sono altre novità che vediamo subito.

Intanto diamoci una rinfrescata con l'inossidabile Andy Capp.






Con l'aiuto di Stan Lee, Luciano Secchi stabilisce infine che il famoso scrittore di gialli Mickey Spillane (1918-2006) non ha mai scritto i fumetti della Torcia Umana originale, come erroneamente affermato negli albi Marvel della Corno, ma solo gli inutili testi da inserire nei comic book per ottenere agevolazioni fiscali.
Inizia la trasposizione a fumetti dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto a cura di Pino Zac (1930-1985), grande autore qui piuttosto palloso.





Il bravo Luca Novelli (1947) propone Robo, personaggio dalla vita breve perché in seguito l'autore preferirà realizzare storie brevi senza personaggio fisso, come in precedenza.


Inizia la serie delle tediose striscie di Scarth, eroina soft core di Jo Adams disegnata dallo spagnolo Luis Roca. In precedenza autore dei tascabili erotici italiani, Roca sostituì Manara su Jolanda (vedi il post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/manara-si-e-rovinato-da-solo.html). In origine, Scarth A.D. 2195 è stata pubblicata dal quotidiano inglese The Sun.



N. 75

Nella rubrica della posta di Topolino al tempo del fascio hanno scritto il figlio di Benito Mussolini, Romano, in seguito famoso jazzista. Il francese Alain Resnais, futuro grande regista (come Federico Fellini, negli anni sessanta cercherà invano di coinvolgere Stan Lee in qualche impresa cinematografica). Fino a Gina Lollobrigida, che diventerà un'attrice famosa grazie alle tette da "maggiorata".





N. 76

Max e Moritz sono i ragazzini pestiferi creati da Willhelm Bush (1832-1908) nell'ottocento, e ristampati in Germania per un secolo intero, dai quali derivano Bibì e Bibò di Rudolf Dirks, probabilmente i personaggi del primo fumetto della storia. Vedi il post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/quando-e-nato-il-fumetto-non-si-sa.html.






N. 79

Tra le tante serie che prendono avvio in questi numeri di Eureka ci sono anche Eek & Meek di Howie Schneider (1930-2007), che io non ho mai sopportato per la rozzezza del disegno e per l'umorismo che non colgo.


N. 81


Fermiamoci un momento sulle strisce e le tavole del divertente Colt di Tom K. Ryan.






N. 83

Brumilda di Russel Myers (1938) viene inizialmente pubblicata ad intermittenza su Eureka, per poi diventare un personaggio fisso. Fa più sorridere che ridere, è più simpatica che comica.



N. 85


A Tommy Wack di Hugh Morren (1925) inizialmente la Corno dedica una rivista antologica intitolata Tommy. Dopo la chiusura nel giro di pochi numeri, entra a far parte di Eureka.

Come ho notato nel post dedicato ai primi cinquanta numeri di Eureka, gli inglesi sono degli scansafatiche: basta vedere il disoccupato Andy Capp, l'operaio Tommy Wack e l'impiegato Bristow (pubblicato da Linus). E poi dicono degli italiani.



N. 93

Gianni Bono (1949) eredita anche la serie delle interviste ai responsabili della pagina dei fumetti dei quotidiani italiani. Qui si occupa di Paese Sera, giornale pomeridiano di Roma legato al Partito Comunista. Mentre l'interesse del Giorno per i fumetti va scemando, negli anni sessanta-settanta Paese Sera ne pubblica sempre di più. Lanciando anche una delle prime strip italiane: Sturmtruppen di Bonvi. Sui fumetti dei quotidiani vedi il post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/striptease.html.





N. 100

Tutto a colori, comprese le strisce disegnate per essere stampate in bianco e nero.

Mentre andavo a comprarlo nella vicina Saronno, per poco mi fregavano la bicicletta. 








Quasi in ogni numero c'è una storia horror della Marvel. Questa di Steve Gerber (1947-2008) è disegnata da Craig Russel (1951), che pur essendo uno dei fotografari più accaniti mi ha sempre intrigato.






N. 106

Dal numero 101 ci sono altri cambiamenti, non solo nella grafica, che vediamo arrivare a maturazione in questo numero 106. La nuova serie più impegnativa è la biografia di Fouché (1759-1820), un protagonista della rivoluzione francese che inizialmente si dimostra sanguinario e paleocomunista, per poi entrare in governi sempre più conservatori. Prima sostiene Napoleone e dopo Waterloo lo dimissiona. Joseph Fouché apre alla restaurazione, rimettendo sul trono la dinastia defenestrata dalla rivoluzione da lui stesso sostenuta, ma viene infine rimosso per opportunità. Su di lui bisogna almeno leggere "Fouché - Ritratto di un uomo politico" di Stefan Zweig, il più grande saggista mai esistito.

Quanto al fumetto su Fouché di Max Bunker/Luciano Secchi, l'azione è talmente lenta che se non fosse stato interrotto per scarso gradimento sarebbe durato anni. Ottimi i disegni particolareggati di Paolo Piffarerio (1924-2015), un autore che in genere non apprezzo. Vedo che in questa puntata c'è anche il marchese De Sade, uno dei pochi prigionieri della Bastiglia.





Le vignette del poco divertente pornorsetto Bear sono firmate da Posy, senza il cognome. Si tratta dell'autrice inglese Posy Simmonds (1945): diventerà famosa nel 2005 con il fumetto di Tamara Drewe, che ha ispirato l'omonimo film del 2010.

Paul Rigby è un cartoonist australiano (1924-2006): dalla sua produzione giornaliera, ogni quattordici giorni vengono scelte due vignette che possano avere senso in Italia. Dubito che dal nostro Paese abbia mai visto arrivare una sola lira.
Questo è il periodo migliore di Bonvi (1941-1995), anche dal punto di vista grafico: la sua linea è geometrico-fluida come quella di Smythe, Chies, Crepax tra gli anni sessanta e i settanta, Magnus tra i settanta e gli ottanta. Un stile che amo molto anche perché ricorda Jack Kirby.




N. 107

Intervista al grandissimo Magnus.







Segue una storia breve, "Il soldatino di piombo", che abbiamo trattato nel post dedicato a Magnus: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/la-realta-aumentata-di-magnus.html.

N. 113

Monodia, la gag disegnata e scritta da Giampaolo Chies: sempre fiacca. A parte il fatto che quando non ricalca le fotografie, Chies non rende.
N. 114
N. 116






N. 117

Una-tavola-una di Virus Psik, per Bunker e Chies.
Come Chies, anche Magnus inizia una serie di tavole-vignette in proprio.

N. 118

L'inizio di Ambler, un personaggio in stile hippy, mi ricorda quello del film Rambo, anche se siamo su sponde opposte.

Doug Wildey (1922-1994), pur essendo un grande fotografaro, l'avevo apprezzato nei Tarzan della Cenisio (in origine della Gold Key) pubblicati dopo la run del grande Russ Manning.


N. 120

Intervista molto interessante a un alto funzionario del ministero del governo fascista che censurava i fumetti e le altre comunicazioni di massa.





N. 126

Per la prima volta, Giampaolo Chies scrive una storia breve da lui stesso disegnata.








N. 131

Eureka presenta diverse storie comiche sui supereroi tratte dai comic book Marvel. Questa realizzata da Marie Severin (1929) è una delle poche decenti.

La Marvel pubblicava Crazy, una rivista in bianco e nero sulla falsariga di Mad: continuo a chiedermi perché Eureka non propone mai i fumetti di questa pubblicazione, compresi quelli della stessa Severin.  



N. 136

Dal numero 122, su Eureka appaiono le strisce di Santincielo realizzate da Skiaffino (1943-2007). Senza lode e senza infamia.




N. 138

Ferruccio Alessandri (1935), collaboratore storico di Eureka, chiede a Marzia, la figlia di dieci anni, di parlare della manifestazine fumettistica di Lucca. Lei lo fa soffermandosi sulle donne nude. Io Marzia l'ho incontrata diverse volte da grande.





N. 140


Da questo numero Eureka torna alla iniziale periodicità mensile e introduce nuove modifiche sia grafiche sia di contenuto.

Comincia la serie postatomica di Bonvi, il creatore delle Sturmtruppen.


Clamorosa intervista di Maria Grazia Perini a Oreste Del Buono (1923-2003), direttore di Linus, la rivista concorrente di Eureka.








La Pagina a Quadrotta: io trovo Marzio Lucchesi (1947) un ottimo autore umoristico, anche se poco conosciuto.
N. 147

Denis Kitchen (1946) è uno dei migliori autori del fumetto undergrund. La Corno ha pubblicato qualcosa di lui soprattutto nei supplementi di Eureka.  











N. 148

Anche se tirata via, Kirie & Leison è un'azzeccata striscia dell'anarchico Pino Zac sull'avvicinamento della Democrazia Cristiana (il partito al potere) al Partito Comunista (la maggiore formazione della opposizione): il cosiddetto compromesso storico. Zac rielabora con successo il tema di don Camillo e Peppone di Giovannino Guareschi. 







N. 150


Siamo giunti alla conclusione del periodo preso in considerazione. Ci salutiamo con la scheda su Giampaolo Chies.


Nel testo pubblicato dal numero 150 si parla in maniera criptica di Pinocchio Super Robot, la serie scritta da Max Bunker e disegnata da Chies che uscirà nei successivi numeri di Eureka.

Ripeto quello che ho detto nel precedente post su Eureka: si dice che Chies sia venuto a mancare, ma di recente ho visto disegni apparentemente suoi su una rivista enigmistica, quindi chiedo a chi ne sa qualcosa di darmi gentilmente notizie sul suo conto.

Abbiamo proprio finito: rimane solo da cliccare sulle icone dei nostri social media preferiti per promuovere il post!

37 commenti:

  1. Non ho letto TUTTO il post, ma se non commento subito mi dimentico.

    Per me Tumbleweeds-Colt è una delle migliori strisce di tutti i tempi, folgorante.

    A un certo punto viene introdotto un tipo assurdo dall'aspetto brutale che sembra uno degli indiani, ma in realtà è un outsider totalmente folle che rompe le balle a tutti per avere della malva da mangiare (!)
    Limpida Lucertola gli domanda se per caso ha sbagliato striscia!

    Un umorismo sempre brillante unito a un disegno veramente particolare, io provavo a rifare gli omini ed era difficile.
    Tutti i personaggi sono azzeccatissimi: il loro aspetto corrisponde perfettamente al loro carattere (il più anonimo pensandoci bene è proprio Colt, che spesso ha solo funzioni di testimone degli eventi), ed è una gamma infinita che va dalla zitella al giudice al becchino ecc., senza contare tutti gli indiani!

    Una nota oziosa: secondo me anche la traduzione aveva la sua importanza: non ricordo di aver mai letto Colt senza trovare un linguaggio brillante e capace di rendere il senso dell'originale.
    Invece in Broom Hilda (che pure adoro) a volte si dà una traduzione fuorviante che rende incomprensibile il tutto. Tipico caso:

    Irwin troll corre davanti a Gaylord e Brummy urlando a squarciagola "Inchinatevi! Inchinatevi!". Gaylord e Brummy si rannicchiano a terra spaventatissimi. Passa un papero.

    E' una vecchia battuta che non si capisce neanche nei telefilm del Muppet Show (sempre tradotti malissimo), se non si tien conto che in inglese "duck" è anche l'imperativo del verbo "piegarsi" o "rannicchiarsi".

    In questi giorni sto confrontando i pocket, mi pare che Colt sia sempre tradotto meglio di Brumilda, ma meglio ancora nell'Oscar " la vita dura del dolce Far West". Non so se il traduttore sia lo stesso.

    Non hai parlato de "I Coloniali" di Escourido (mi piacevano anche quelli, diciamo fra Brumilda e Colt), ma d'altra parte è impressionante la quantità di strisce che ha presentato Eureka.
    Più di Linus, credo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un unico piccolo appunto a Tommy Ryan: Hildegard Hamhocker è CARINA!

      Elimina
    2. Si vede che sei un depravato: io non me la farei mai.

      Elimina
    3. Non dicevo carina in quel senso lì. Dicevo carina come disegno.
      Invece nelle intenzioni dovrebbe essere repellente, la Lena the Hyena di Grimy Gulch.
      Cazzo, è proprio un blog di Machos questo.

      Elimina
    4. Non ribatto solo perché temo la tua reazione da macho.

      Elimina
  2. Horatio di Judd e Haswell è disegnato con i piedi, ed è di una tristezza infinita.
    Non c'è da stupirsi se, come diceva A. Corno, gli inglesi regalassero le strisce!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, le strip inglesi rovinavano Eureka (salvo eccezioni).

      Elimina
  3. Sebbene condivida l'esortazione di Proust a lasciare le donne belle agli uomini senza fantasia, confesso che Hildegard Hamhocker non piace nemmeno a me. Se fossi ancora zitello, probabilmente chiederei un appuntamento alla Velma Dinkley di Scooby-Doo o alla infermiera pingue e sdegnosa che lancia un due di picche ad Anastasia Brown o ad una delle bamboline di Sam Kieth, ma non ad Hilde. De gustibus.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Velma è oggetto di un cosplayng di poco inferiore a quello della principessa Leia ( Leila x voi italiani ndr ) in catene ai piedi di Jabba. No kiddin.
      Anche Proust avrebbe approvato. Ed Ugo Tognazzi.

      Elimina
  4. Il personaggio nella silhouette d'apertura - davvero troppo facile come enimma - è il cantautore Goran Kuzminac ( " E ci stai a toglierti la gonna / a metterti nel letto / con la gioia di esser donna " ) al provino per la coproduzione Europa /Usa un serial che rileggesse la odissea del pulotto Serpico. L'idea - davvero rivoluzionaria per i tempi - era ibridare la vicenda dell'eroico poliziotto che rischia la vita denunciando la corruzione della istituzione di cui era parte con il mood del telefilm Il Prigioniero. Serpico avrebbe girato x le montagne di un paesino Heidi style senza sapere che non aveva modo di lasciarlo, come fosse dentro una di quelle palle di vetro che fanno nevi se rovesciate. Goran avrebbe incontrato persone in difficoltà che avrebbe aiutato e nel finale avrebbe cantato un song con morale.
    Forse troppo avanti. Il genio deve arrivare il giorno prima e non con un decennio di anticipo. So goes life.

    RispondiElimina
  5. E' difficile disegnare nello stile di T. K. Ryan anche se non pare, come qualcuno ha segnalato.
    Quando ero consulente per i Programmi Stilosi di Sky Arte, proposi a Cattelan e Bonami di dedicare una puntata di Potevo Farlo Anch'io ai Peanuts o B.C.
    Bon era riuscito a dimostrare - non del tutto, ma si trattava di impresa titanica - a Cat che il dripping di Pollock non è casuale e che ogni singola goccia cade esattamente dove vuole l'artista e mi pareva che la cosa potesse funzionare anche con strips apparentemente semplici da riprodurre. Nada de nada. Non solo, sono finito in black list e Velma , la segretaria di produzione , ha fatto a strisce il mio badge. Alla mensa non accettavano + i miei buoni-piadina. Cattivi.

    RispondiElimina
  6. Immagino che dipenda dal controllo. T.K. Ryan seduto davanti al suo tavolino inclinato disegna e ridisegna Hilde dall'alba al tramonto. Le prime volte è persino CARINA. Non come Velma, sia chiaro. Mesi e mesi di metti la cera e togli la cera, come un piccolo samurai con matita e gomma. Poi via la gomma. Fino al momento in cui la matita danzava leggera sulla carta con un unico movimento geometrico e fluido. Poi T. K. usciva e raggiungeva l'appartamento di una segretaria di produzione di Cinelandia che si occupavva di risolvere le grane di studios specializzati in western di serie B. Una donnina piccola con una dentatura selvaggia, una crocchia di capelli che assorbiva la luce e non la restituiva ed un paio di occhialetti ad incorniciare due occhietti da roditore. La signorina guardava le strisce del suo ragazzo e non riusciva a capire da dove cavasse quei personaggi. Nessuno lo sa mai spiegare veramente.

    RispondiElimina
  7. Rispondo qui ad Advent Child: io ho visto e rivisto ( sono in archivio alla Delfini di Modena) tavole originali di HUgo Pratt del periodo argentino nelle quali sia tutte le ombreggiature sia proprie che portate erano fatte a matita colorata blu e azzurra,ma non solo, anche gli sfondi percepiti verticali come il cielo erano colorati a matita ed anche piani orizzontali come pianure o spazi più vicini come pavimenti, quindi è anche possibile che altri disegnatori abbiano utilizato questo strumento; Ma su Conan non so proprio nulla.
    Inoltre molti annifa visionai tavole originali di Sebastiano Craveridel 1942 nelle quali le basi delle ombre erano state lasciate a matita e sopra era stata stea una mano di colore trasparente ad acquerello.In quello stesso anno Jacovitti nella storia "Pippo e il circo" usò una tecnica simile!!

    RispondiElimina
  8. Sempre per Advent Child: per quanto riguarda l'uso del colore nelle storie di Corto Maltese di Pratt, nella versione in albi della Rizzoli/Lizard la colorista è quasi sempre stata l'ex bimba prodigio Patrizia Zanotti.Prima di lei la colorista era la prima moglie di Pratt, che mi pare si chiami Anne Frognier( mi potrei sbagliare perché la vita sentimentale di Pratt è stata, a dir poco, tumultuosa).Anne conosciuta in Argentina fu la modella che ispirò la figura di "Anna della Jungla" ( storia che Pratt disegnò e scrisse pensando Alle atmosfere esotiche di "Cino e Franco" protagonisti delle prime avventure africane) . Poi i due si sposarona a Venezia, ebbero due figli e si stabilirono vicino a Parigi quando Pratt all'inizio degli anni 70 alavorava per "Pif". Comunque ai tempi argentini Pratt faceva coppia con Gisela Dester, sua primissima aiutante.Comunque Pratt con i colori ad acquerello era un vero fenomeno, e prova ne sono le copertine della rivista genovese "Il sergente Kirk" disegnate e colorate da lui.

    RispondiElimina
  9. Ringrazio Sir Tomaso per la risposta! Sì mi riferivo proprio all'edizione Rizzoli/Lizard, sugli acquerelli non avevo dubbi :)



    RispondiElimina
  10. Solo La Rue è entrato nel merito del post.

    Tomaso, hai letto l'intervista a Magnus? Palra del vostro liceo artistico e del tuo Vittorioso.

    E l'intervista del dirigente del Minculpop non ti dice niente?

    Eppure Eureka devi averla letta: nei primi numeri ci sono i tuoi annunci.

    RispondiElimina
  11. In effetti è strano, è un post stra-pieno di spunti interessanti.

    Osservazione pacata:
    Il pezzo su Lucca mi ha commosso... anche se ho i miei dubbi che lo abbia scritto tutto la (allora)piccola Marzia.

    Si dice che ci accorgiamo delle cose belle, che magari diamo per scontate, solo quando le perdiamo.
    Ora che Lucca è diventata un merdaio consumistico che oramai pochissimo ha a che vedere col fumetto, gestito da personaggi avidi e gretti, anche nell'aspetto, grasso e sudato, che trasudano soldi e arroganza da tutti gli orifizi corporali... che si inventano una manifestazione di "collezionismo" aprilina che eliminando il cosplay estremizzato all'eccesso dovrebbe "riportare Lucca alle origini" di mostra mercato gestita dagli appassionati, ma che comunque ti costa 5 euro a chiocca per entrare, allora viene da rimpiangere Traini

    http://www.afnews.info/wordpress/2016/03/21/traini-scrive-al-tirreno-50-anni-di-lucca-comics-ma-scherziamo/

    (anche per altri motivi si capisce).
    Scusate le virgole i periodi molto lunghi, mi capita quando faccio osservazioni pacate.

    Osservazione tecnica: La storia col vampiro spaziale (di Gerber) è bellissima presentata così, a colori e in grande formato. Fa pena sui pocket.
    Il vampiro veste pure molto bene, stile Gary Glitter, ma senza esagerare.
    Peace and Love.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per te, La Rue, ho aggiunto una storiella horror ingrandita nel post su Steranko:

      http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/steranko-impara-da-kirby.html

      Elimina
    2. Grazie, vedere le versioni originali è sempre illuminante.

      Elimina
    3. Illuminante? Forse per te J_D, non per me.
      Io la voce NAME-URL nel menù con finestra a tendina, ancora non la vedo.

      Elimina
  12. Arrivo ora dopo un pomeriggio all'insegna del baby sitteraggio: trovo che un' altra mano anonima ha trafficato su internet facendo scomparire nella posta la voce relativa alle Email in arrivo.
    Chiedo gentilmente a Francesco ( che è stato tutto il pomeriggio a cosa nostra, mia e di mia moglie) che ha ha già dichiarato sarà sua- la casa- dopo la nostra dipartita, il quale mi risponde che lui è completamente innocente! Resta indiziato il gatto, possibile ma improbabile colpevole!
    Quindi leggo solo ora la faccenda relativa all'articolo di Magnus: mah? nell'arco degli ultimi decenni ne ho letto di cotte e di crude sulle visite in redazione del Vittorioso. Qualcuno afferma che Jacovitti l'ha baciato, che Caprioli da vero gentleman parlava solo inglese con accento oxfordiano, che Battaglia aveva la linguaccia all'acido solforico ( ma abitava a Venezia....), che Domenico Volpi era un santo con le stigmate sanguinanti, che De Luca finita una tavola meravigliosa la stracciava perché c'era un puntino fuori posto, ecc, ecc.
    Alla fine ho deciso di non credere più a nulla.
    Comunque Battaglia inizia a lavorare su "Il Vittorioso" a partire dalla fine del 1956, ma si può ragionevolmente supporre che le tavole della sua prima storia a fumetti le avesse iniziate a disegnare mesi prima. Quindi forse in estate, proprio quando io andai a Roma in bicicletta e arrivato in via della Conciliazione fui accolto a braccia aperte dalla redazione del Vitt al completo che mi introdusse ai segretipiù intimi di tutti i disegnatori e scrittori collaboratori del Vittorioso. Domenico Volpi, che io tempestavo di lettere contenenti scritti e disegni, mi implorò di collaborare al Vitt, ma io rifiutai adducendo come scusa che stavo per prendere i voti ed entrare in convento come monaco di clausura.
    Son passati tanti anni, ma ancora Menico mi scrive regolarmente per chiedermi consigli di genere religioso, questo perché io gli disse qualche anno or sono che ero stato monaco penitente per anni in Argentina, poi acquisito il nome di Francesco ora vivo in Vaticano e sto cercando di mettere in riga pedofili e ladri. Ah, che si deve inventare per campare in pace!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Be', ma in questo post c'è l'intervista con la versione definitiva di Magnus. L'hai letta?

      Elimina
  13. Ancora un periodo memorabile di "Eureka" ... c'erano ancora un sacco di ottime serie, Andy Capp, Colt (Tumbleweeds), Tommy Wack, Alley Oop, Spirit, Mr Breger, non male anche i Coloniali, Brumilda, Miss Peach, Orlando (il cui autore Giuseppe Laganà, è morto questo 3 gennaio) ed anche l'altro Orlando, quello di Pino Zac, Pixies ... grande autore Bonvi, ma talvolta dai contenuti duri, in particolare sul "Dopobomba" ... non brutto Horatio, così come Kyrie&Leison, accettabile Gummer Street, mentre riguardo ad Howie Schneider (Eek e Meek) ... i disegni sono quel che sono (e comunque il suo stile si evolse nel corso del tempo, vedi scheda su Lambiek), ma i testi dimostrano che l'autore aveva qualcosa da dire. Hargreaves invece disegna bene ma mi dice poco. Don Martin lo giudico volta per volta. La cosa peggiore erano certi racconti brevi di Max Bunker.
    Purtroppo dalla sua prima versione la rivista si evolse poi verso una peggiore offerta, anche dal punto di vista della grafica, con una maggiore politicizzazione e peggiori fumetti. Il n.150 si apre a sorpresa con una serie di estratti fin troppo espliciti di certi tascabili, corredato da articolo del direttore, e l'ultimo estratto servito ai lettori, bello grande, è dello "Sconosciuto" di Magnus (il cui stile è riconoscibilissimo), che aveva lasciato la Corno in quel 1975 (o meglio nel 1973, a sentire una sua intervista, ma su Alan Ford scomparve nel 1975).
    Per quanto riguarda Marzio Lucchesi (disegnatore di Mostralfonso), le sue ultime opere si possono leggere agli http://www.webcomics.it/internato/ e http://www.webcomics.it/lettere/ .
    Posy Simmonds, l'autrice dell'illeggibile (per quanto mi riguarda almeno) "Bear", è appunto una donna, e fino a qualche anno fa usciva ancora qualcosa di suo; già che ci sono integro anche un paio di date, ossia per Harry Hanan 1916-1982, mentre per Dick Wingert 1919-1993. Certo che mette malinconia leggere tutti quegli anni di morte mano a mano che si scende il post. E leggendo le interviste a Magnus ed O.d.B. si vede come dietro le varie carriere ci siano anni di sforzi andati a vuoto o riusciti per poco, e questo in un'epoca in cui c'erano più opportunità di adesso, e dei mestieri che venivano formati un pò alla volta.
    Cos'è questo? Un albettino intitolato "Diabolic" comprato ad una mostra-mercato ... al giorno d'oggi le strisce cercano di sopravvivere così, ci vorrebbe ancora "Eureka".
    P.S.: Velma, nel prossimo rifacimento di Scooby Doo targato DC Comics e pensato da Jim Lee e soci, è diventata una bambina.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per gli aggiornamenti, che ho inserito nel post.

      Sospettavo che la porno-orsettara Posy fosse la Simmonds della famosa Tamara Drewe, ma non ne ero sicuro.

      Elimina
    2. Direi che la Simmonds era già famosa prima del 2005 e di "Tamara Drewe", dato che "Gemma Bowery" fu ristampato in volume nel 1999, dopo essere apparso sul Guardian (anche questo fumetto ha avuto una recente trasposizione cinematografica).

      Elimina
  14. Ah! Gli animali di Harry Hargreaves, morto anche lui nel 2004.
    Mi sembravano la brutta copia inglese inacidita di Pogo. Non per i disegni, per il testo.
    Ukcomics Wikia definisce "Hayseeds" una striscia "meno politica" di Pogo, io non direi. Certamente era diverso il punto di vista, molto conservatore in Hargreaves (sarà stato un "tory"? Boh).
    E Bear il orno orsetto, sì, era odioso.

    RispondiElimina
  15. Si, l'intervista a Magnus l'ho letta.
    Eh, nel 1956 c'erano in giro ancora ben arzilli tutti i disegnatori della vecchia guardia, Come Canale ,Paparella, De Vita, Dell'Acqua eccetera, ai quali si aggiungevano quelli dell'immediato dopoguerra: cito il trio Sinchetto, Guzzon e Sartoris, Bellavitis,Polese ,D'Antonio, De Luca, Paul Campani e così via. Non era facile trovare lavoro come disegnatore di fumetti e nemmeno come semplice animatore di serie "Z" alla Paul Film.
    Quando io tentai, un paio di anni dopo mi pare, mi fecero disegnare per più di un mese un cerbiatto che saltava avendo come riferimento lo stesso cerbiatto in posizioni diverse e distanti fra loro come atteggiamento: non ero abbastanza preciso e svelto, così sfumò la possibilità di quel lavoro (comunque gli altri disegnatori animatori che erano già al lavoro si lamentavano del fatto che soldi se ne vedevano pochi).Raviola era dotatatissimo naturalmente per il disegno, non era una mezza calzuccia, naturalmente e giustamente ce la fece.

    RispondiElimina
  16. Ah, ecco qua una bella notizia! Copio tutto dal sito di Alessandro Editore.

    Che cosa sono le nuvole

    mercoledì 16 marzo 2016

    Magnus prima di Magnus.
    Gli anni dell'apprendistato di un maestro del fumetto
    Edito da Alessandro Editore in occasione della mostra “Magnus e l’altrove” con la collaborazione e il patrocinio di Fondazione del Monte e Gruppo Hera, il volume è un ricchissimo excursus sulla produzione del giovane Roberto Raviola, quando ancora non aveva adottato lo pseudonimo Magnus, di cui qui viene spiegata l’origine goliardica.
    Nelle sue 164 pagine di grande formato il tomo offre una ricchissima panoramica sui lavori giovanili del futuro disegnatore di Kriminal. Due cose lasciano stupefatti: la produzione ipertrofica del giovane Raviola (e chissà quanto altro materiale sarà andato perso o distrutto) e la grandissima qualità della stessa, pur così vasta e pur considerando la giovane età dell’autore. E per “qualità” intendo anche la grande versatilità con cui Raviola sapeva passare con immutata efficacia dal realistico al comico e da una tecnica all’altra. Verrebbe da dire che i suoi lavori giovanili sono addirittura migliori di quelli realizzati una volta diventato fumettista di professione, almeno delle prime prove, ma è chiaro che con l’entusiasmo della giovinezza e senza la pressione delle scadenze il risultato finale non può che giovarne. Ad avere le doti di Raviola, ovviamente.
    Nonostante la parte iconografica sia giustamente preponderante, con dei recuperi eccellenti come tutte le copertine e le illustrazioni per le collane della Malipiero, il libro è arricchito da interventi a opera di Antonio Faeti (una disamina sul ruolo che il secondo dopoguerra ha avuto nell’immaginario magnusiano), Luca Baldazzi e Fabio Gadducci (una lunga ed esaustiva biografia del periodo pre-fumetti), Michele Masini (un breve saggio sulla carriera di illustratore di libri per ragazzi) e ancora Baldazzi e Gadducci (una panoramica complessiva della produzione fumettistica di Magnus).
    Magnus prima di Magnus presenta delle ghiotte curiosità, come alcune rare vignette in cui Raviola si confronta con Jacovitti, la corrispondenza con Il Vittorioso a cui il giovanissimo Roberto inviava i suoi lavori (spesso pubblicati) e addirittura il certificato di maturità artistica, da cui si evince che il futuro maestro aveva solo 6 in Composizione e Figura (meno di quanto avevo io in Discipline Pittoriche all’Istituto d’Arte)!
    Le vere e proprie chicche come le lettere illustrate inviate a un amico con cui ci fu una questione di donne (così mi pare di capire) e addirittura i fumetti autoprodotti delle elementari (!) giustificano abbondantemente gli sforzi da fare per aprire il volume senza rovinarne la costoletta, visto che il tomo non è cartonato e per quanto la sua carta Fedrigoni Arcoprint sia raffinata non è una patinata di maggiore maneggiabilità.
    Mi verrebbe quasi da dire che le splendide immagini della parodia di Canto di Natale di Dickens valgono da sole l’acquisto.

    RispondiElimina
  17. Nessuno ha visti la mostra, guardato e letto il catalogo??
    Anime dannate, hisperate rimirar lo cielo!!!

    RispondiElimina



  18. Magnus e l'altrove. Favole, Oriente, Leggende

    Una grande mostra con 140 tavole originali, disegni, illustrazioni mai viste e documenti inediti, un libro e un film: tutto per ricordare e riscoprire Magnus, nome d’arte del bolognese Roberto Raviola (1939-1996), uno dei più grandi autori del fumetto italiano, nell’imminente ricorrenza del ventennale della morte. L’esposizione Magnus e l’altrove. Favole, Oriente, Leggende, promossa dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e inserita tra gli eventi della nona edizione del festival internazionale di fumetto BilBolBul, sarà inaugurata sabato 21 novembre alle ore 18.30 negli spazi espositivi della Fondazione, in via delle Donzelle 2 a Bologna.

    La mostra resterà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 19 fino al 6 gennaio 2016 compreso, l’ingresso è gratuito (chiusa nelle giornate di venerdì 25 dicembre e venerdì 1 gennaio; giovedì 31 dicembre aperta dalle 10 alle 13).

    Magnus sarà ricordato anche con il libro Magnus prima di Magnus. Gli anni dell’apprendistato di un maestro del fumetto, in uscita per Alessandro editore, e con le immagini del film Ho conosciuto Magnus, diretto e scritto da Paolo “Fiore” Angelini, un progetto ABC Arte Bologna Cultura. Per la realizzazione del libro e del film al sostegno della Fondazione del Monte si è affiancato quello di Hera, a conferma dell’importanza della collaborazione tra importanti realtà del territorio nella produzione e nell’offerta di iniziative culturali di qualità.
    La mostra

    Il percorso della mostra – a cura di Luca Baldazzi e Michele Masini – si apre con 50 illustrazioni a colori, rarissime e mai prima d’ora esposte, realizzate da un giovanissimo Roberto Raviola all’inizio degli anni Sessanta per le collane di libri di favole per ragazzi della casa editrice Malipiero: dalle Mille e una Notte al Mago di Oz, fino alle storie e leggende regionali italiane. In questi lavori si possono già rintracciare le radici dell’immaginario di Magnus, in seguito disegnatore di alcuni tra i più popolari personaggi dei fumetti: Kriminal, Satanik, Alan Ford (su testi di Luciano Secchi, alias Max Bunker) e poi creatore di saghe come Lo Sconosciuto, I Briganti, Le Femmine incantate, fino all’ultimo leggendario Tex realizzato per l’editore Bonelli. In esposizione si vedranno tavole originali, schizzi, bozzetti e copertine da I Briganti, La signora Ning, Le 110 Pillole, Lunario e Le Femmine incantate.

    Dall’esordio con gli albi di Kriminal (1964) all’epilogo con la storia di Tex La valle del terrore (1996), Magnus ha attraversato (e spesso mescolato) il nero e il comico-grottesco, la spy-story e l’avventura, il giallo e la fantascienza, il fumetto giornalistico “di realtà” e la favola orientale, l’erotico e il pornografico, il folklore dell’Appennino emiliano e il western: una varietà impressionante di geografie e generi del racconto popolare, interpretato di volta in volta con altrettanta poliedricità di stili grafici. Un feuilleton lungo più di trent’anni, nel corso dei quali è rimasto autore sempre riconoscibile e amatissimo (dai lettori prima che dalla critica) nonostante i frequenti cambi di rotta. Kriminal, Satanik, Alan Ford e il gruppo Tnt, Lo Sconosciuto, I Briganti, La Compagnia della Forca, Milady, Le Femmine incantate, Tex: nella sua carriera i personaggi passano, ma su ognuno di loro, anche quelli non ideati ma “solo” disegnati da lui, resta impressa la firma di Magnus. Che l’autore trasformò non a caso, a un certo punto, nell’esagramma 56 dell’I Ching, il Libro cinese dei mutamenti: il simbolo che rappresenta il Viandante. Ovvero “colui che non smette di cercare”.

    RispondiElimina
  19. Il percorso del film Ho conosciuto Magnus, diretto e scritto da Paolo “Fiore” Angelini segue tre tappe fondamentali della carriera di Roberto. I tempi eroici di Alan Ford, la prima età, la giovinezza. Quindi la grande avventura de “Lo Sconosciuto”, il Magnus maturo e autore, complesso d’animo e inesauribile nel cercare nuove sfide. Infine l’abbandono della sua opera leggendaria per dedicare tutto se stesso alla leggenda del fumetto italiano, il Tex de La valle del terrore. Un’opera, cui dedicherà ben sette lunghi anni e che porterà Magnus a isolarsi tra i boschi e le valli di Castel del Rio.

    Ho conosciuto Magnus è un progetto ABC Arte Bologna Cultura, realizzato grazie al sostegno di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Unicredit e Hera.

    Il film verrà proiettato in anteprima al cinema Lumière della Cineteca di Bologna (via Azzo Gardino 65) nella serata di domenica 22 novembre 2015 alle ore 20.15 e alle ore 22.15.
    Una selezione di immagini in mostra
    1. Magnus: “Ballata della Posada do Sol”. Uno scherzoso autoritratto giovanile in versione western realizzato per L'Osteria del Sole di Bologna. Inedito
    2. Magnus: Illustrazione dal volume “Alto Adige” della collana “Il Cantastorie delle regioni d'Italia”, ed. Malipiero, 1963
    3. Magnus: Illustrazione dal volume “Calabria” della collana “Il Cantastorie delle regioni d'Italia”, ed. Malipiero, 1963
    4. Magnus: Un'altra illustrazione dal volume “Calabria” della collana “Il Cantastorie delle regioni d'Italia”, ed. Malipiero, 1963
    5. Magnus: “Le femmine incantate”. Copertina per la rivista mensile di fumetti “Comic Art” n. 64 / 1990
    6. Magnus: Copertina per il volume “I sette viaggi di Sindibad il marinaio”, ed. Malipiero, 1964
    7. Magnus: Copertina per il volume “Il libro dei maghi e dei geni”, ed. Malipiero, 1964
    8. Magnus: Disegno per la copertina del volume “Le femmine incantate” (prima ediz. Granata Press 1990). © Eredi Raviola – edizioni Rizzoli Lizard
    9. Magnus: Illustrazione per “Il Mago di Oz” (ed. Malipiero, 1964)
    10. Magnus: Vignetta dalla storia a fumetti “Il muro dipinto”, parte del ciclo “Le femmine incantate” (© Eredi Raviola – edizioni Rizzoli Lizard)
    11. Magnus: Madama Luna, da “Le 110 pillole” (1985, © Eredi Raviola – edizioni Rizzoli Lizard)
    12. Magnus: tavola dalla storia a fumetti “Le damigelle dell'arcobaleno”, da “Lunario 1995” (© Eredi Raviola – edizioni Rizzoli Lizard)
    16. Copertina del volume “Magnus prima di Magnus”, pubblicato in occasione della mostra “Magnus e l'altrove” (Alessandro Editore)
    17. Magnus: autoritratto giovanile, fine anni Cinquanta. Inedito (© Eredi Raviola)

    RispondiElimina
  20. Beh, speriamo che qualcuno lo metta su Youtube ...

    RispondiElimina
  21. I have just installed iStripper, so I can have the hottest virtual strippers on my desktop.

    RispondiElimina