mercoledì 30 marzo 2016

REISER UN CAZZO

Se il 7 gennaio 2015 i terroristi che hanno sterminato gli autori del settimanale satirico "Charlie Hebdo" non hanno ucciso anche Jean-Marc Reiser è solo perché aveva già lasciato questa valle di lacrime nel 1983, a quarantadue anni.


Jean-Marc Reiser nasce nel 1941 in una povera famiglia della sonnolenta provincia francese. Nel 1960, a 19 anni, è tra i fondatori del mensile satirico "Hara-Kiri". Quando dieci anni dopo il periodico viene chiuso dalle autorità con l'accusa di pornografia (in realtà per avere messo in ridicolo i funerali di Charles de Gaulle), Reiser fonda insieme ad altri autori "Charlie Hebdo". In Italia, Reiser è stato pubblicato a partire dagli anni settanta, soprattutto da "Linus".



L'umorismo e i disegni di Reiser sono solo apparentemente rozzi, come ebbe la compiacenza di spiegarmi Tullio Pericoli quando ero ragazzo. Anche se autodidatta, Reiser ha lentamente affinato il suo stile fino a raggiungere una resa altamente espressiva. Gli autori americani che alla fine dell'ottocento hanno inventato il fumetto, come Outcault, Dirks e Opper, avevano la sua stessa impostazione, sia formale sia contenutistica: vedi il post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/quando-e-nato-il-fumetto-non-si-sa.html.


La storia del disegno umoristico subisce una svolta con Felix the Cat, un personaggio che appare per la prima volta come cartone animato nel 1919 e in versione a fumetti nel 1923. L'autore è l'australiano Pat Sullivan, anche se poi tutto il merito se lo è preso il suo assistente americano Otto Messmer.
Questo schizzo a matita forse non è abbastanza chiaro, ma Sullivan rivoluziona il disegno umoristico rendendolo tridimensionale grazie a uno stile tondeggiante e lineare. Prima di lui il disegno comico era formato da un insieme di tratti nervosi, quasi degli schizzi. Se lo stile art noveau di McCay e McManus e quello bauhaus di Feininger non hanno avuto seguito, Walt Disney con i suoi disegnatori ha ripreso quello di Felix, sicché oggi lo chiamiamo impropriamente stile disneyano.



Nel fumetto questo modo di disegnare i fumetti comici in maniera raggiunge la forma definitiva con Beetle Bailey (1950) e Hi and Lois (1954) di Mort Walker, ma già dal 1950 Charles Schulz torna alla tecnica bidimensionale con i Peanuts.
Quanto a Reiser, anche se usa la tecnica del fumetto, parte dalla tradizione delle vignette satiriche che sono rimaste sostanzialmente "grezze" dall'ottocento a oggi. Si può comunque notare che grazie a Schulz, e i suoi fin troppo numerosi emuli come Johnny Hart (autore di B.C.), lo stile di Reiser sia stato accettato più facilmente nel mondo del fumetto.

Con la moda delle graphic novel autobiografiche, negli ultimi anni lo stile rozzo degli autodidatti si sta affermando anche nel fumetto realistico. Con risultati discutibili.

L'esperienza di Reiser in Italia è ormai quasi del tutto dimenticata, solo Vauro lo ricorda per certi versi. Anche se tra i due ci sono almeno un paio di differenze: Reiser faceva satira sociale e usava la tecnica del fumetto (vignette in sequenza), Vauro fa satira politica ed è un vignettista. In generale, la satira trasgressiva sta scomparendo, e anche in Francia è in crisi dopo le polemiche successive all'attentato a "Charlie Hebdo": secondo alcuni, compreso papa Francesco, quegli autori se la sarebbero andata a cercare. Non rimane che guardare a un passato più coraggioso, quando, per esempio, la satira sociale poteva prendere di mira anche le femmine.



Qualcuno di voi ha mai avuto a che fare con le donne?

Be', se non le conoscete a fondo ecco come sono.  










Le vacanze della famiglia Brambilla (Oboulot in originale) sono state presentate nell'estate del 1978 dal prestigioso quotidiano parigino del pomeriggio "Le Monde". 

A un certo punto, ritenendole troppo dissacranti, i redattori cessarono la pubblicazione delle tavole, che ripresero solo nel 1982 sul settimanale di sinistra "Nouvel Observateur".













"Il mio papà", titolo di una serie di tavole pubblicate da Hara Kiri dal 1961 al 1970, ci permette di osservare l'evoluzione dello stile di Reiser. Già all'inizio, pur essendo limitato e ingenuo, era molto efficace.

Dato che l'autore proveniva da una famiglia povera ed emarginata, probabilmente c'è molta della sua realtà infantile in queste brevi storie. Una realtà fatta di ceffoni e ubriachi molesti, ma non del tutto disperata. Anzi, è l'ottimismo a prevalere. Le stesse situazioni Reiser le proietta nella evoluta società parigina, ritenendola poi non tanto distante dal suo arretrato paesello di provenienza.







Breve intervallo esotico.
"Orecchie rosse" rappresenta la maturità di Reiser. Le storie si fanno più lunghe oltrepassando la singola tavola, e i temi più fantasiosi ed estremi. Prima raccontava solo la realtà, sia pure deformata, ora fa pure della letteratura. 















Con Reiser abbiamo proprio finito.



Non c'entra niente, ma questi dovrebbero essere gli ultimi dati di vendita degli albi Bonelli (secondo la pagina Facebook di Alessandro Botero attraverso il blog di Wally Rainbow).
Sulla Bonelli vedi il mio post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/lirrazionalismo-della-bonelli.html.

E ora, al solito, clicchiamo sulle piccole icone dei nostri social media preferiti per promuovere questo post tra gli amici.

sabato 26 marzo 2016

LO SCONOSCIUTO DI MAGNUS


Il disegnatore Roberto Raviola (1939-1996), meglio conosciuto con il nome d'arte di Magnus, è responsabile del successo della Editoriale Corno con lo sceneggiatore Luciano Secchi (Max Bunker). Insieme crearono personaggi originali e di successo come Kriminal e Satanik.

Nel 1975, Magnus lascia Secchi perché non gli riconosce i diritti sulle ristampe di Alan Ford, l'ultimo personaggio che hanno creato. Stranamente i grandi editori del momento, da Bonelli alla Universo, non si contendono con il coltello il pimportante disegnatore italiano, che finisce così per collaborare con la Edifumetto, la casa editrice di Renzo Barbieri specializzata nei tascabili erotici. La creazione più riuscita di Magnus per la Edifumetto è Lo Sconosciuto.


Nel 1974, prima dello Sconosciuto, Magnus realizza tre episodi autoconclusivi sempre per i tascabili erotici.


Il primo è "Dieci cavalieri e un mago".




A cui seguono "Mezzanotte di morte" e "Quella sera al collegio femminile".




Nel 1975 esce il primo numero de Lo Sconosciuto. Magnus scrive la sceneggiatura con la collaborazione del cantautore Francesco Guccini. La serie non ha successo commerciale e chiude con il sesto numero.


Chi è lo Sconosciuto? Un uomo di mezza età nato negli Stati Uniti, almeno così si deduce da alcuni indizi. In passato ha combattuto nella legione straniera francese in Vietnam e in Algeria.


La vita precedente tormenta lo Sconosciuto. Ha il rimorso per le vite che ha spezzato durante le operazioni militari, alle quali si fanno allusioni molto brutali. Adesso vive di espedienti, gli capita perfino di non avere soldi per mangiare e accetta qualsiasi tipo di lavoro che gli venga offerto.

Coinvolto spesso, suo malgrado, da guerriglieri e terroristi (particolamente numerosi negli anni settanta) non sembra mai parteggiare per nessuno. Il suo unico impulso è cercare di arraffare un po' di soldi sporchi e darsi alla fuga, sia pure senza commettere delitti, ma la sfortuna lo perseguita e alla fine di ogni episodio lo troviamo più disperato che mai. Ecco, El Desperado sarebbe un nome più appropriato per lui.  



N. 1 - Poche ore all'alba

Il primo episodio inizia con un flashback onirico che perseguita lo Sconosciuto.

L'introduzione di un personaggio, non occorreva Umberto Eco a insegnarcelo, serve per darci informazioni essenziali su di lui

Arguiamo che lo Sconosciuto è un uomo tormentato dal suo passato.

La prima storia si dipana in una spy story mediorientale con brutti ceffi che si rincorrono e si ammazzano per un traffico di armi e diamanti. Una nota interessante la porta Eliza, che già dalla faccia si capisce essere una serpe. Ma si fa subito perdonare mettendo generosamente le tette all'aria. Si noti il naso: Magnus è così bravo a disegnare che ci offre donne bellissime pur con qualche imperfezione fisica.




Non equivocate, lo Sconosciuto non è gay. Il fatto è che dai tempi di Tarzan e Flash Gordon l'eroe tutto di un pezzo non lo dà mai alla cattiva di turno che vorrebbe possederlo a ogni costo (e poi fotografare il pisello con il telefonino per farlo vedere alle colleghe d'ufficio al ritorno delle vacanze, imbrogliando sulle misure peggio dei pescatori della domenica).

L'intrigo continua tra i brutti ceffi levantini che si ammazzano tra loro. Ora do una spiega agli aspiranti sceneggiatori di fumetti: se volete trattare un traffico di qualcosa, fate una storia alla Tintin con i delinquenti che caricano la roba su un aereo e poi ne accadono di tutti i colori. In un fumetto si deve vedere tutto, non è come un romanzo dove occorre immaginare. No, non dovete pagare niente, la lezione era gratis e poi sono milionario di mio




Meglio questo finale topolinesco, con l'eroe che (quasi) schiva i colpi sparati alla distanza di un metro, che tutte le chiacchiere e distintivo precedenti sul traffico di questo o di quello.

In ogni caso, l'eroe tormentato non vince mai: si limita a sopravvivere stentamente. 

N. 2 - Largo delle Tre Api

C'è una lunga serie di fumetti ambientati in Italia che non leggeremo mai perché i nostri autori, al contrario di quelli del resto del mondo, proiettano rigorosamente le loro storie all'estero. Come abbiamo spiegato qui: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/03/i-fumetti-italiani-sono-proibiti.html.

Questo episodio, però, fa eccezione.   
In questo largo (piazza) si intrecciano diverse storie criminali, decisamente troppe, nelle quali lo Sconosciuto verrà quasi travolto.



Lo Sconosciuto, uscendo dalla pensione del largo delle Tre Api incontra casualmente un compagno furbone della guerra d'Algeria: quanti bei ricordi!
Sul largo si affaccia anche il palazzo di un cornutone della nobiltà nera romana ed ex gerarca fascista.
La moglie è un puttanone che la dà a tutti, a partire dall'autista del principe. Forse l'unico uomo che ama davvero.

Le tavole successive sono ultraporno: le prime del genere in Italia. Siccome la magistratura per la prima volta non si muove, forse inibita dalle mirabili tavole di Magnus, anche gli altri tascabili iniziano a disegnare cazzi & fighe a tutto spiano.
L'amico ex mercenario ha trovato un lavoro d'autista allo Sconosciuto: deve scorazzare per Roma un ecclesiastico dell'America latina (ospite di un convento che dà sul largo). Il vescovo è stato richiamato a Roma, dove il Vaticano gli rimprovera di essere ostile al regime autoritario del proprio Paese.

No, non si tratta del futuro papa Francesco con la barba: quello, all'epoca, non faceva poi tanto casino sotto la dittatura di Videla in Argentina. 

N. 3 - Morte a Roma

Il principe vuole punire la moglie bagascia, per questo ha invitato un paio di aitanti giovanotti.



Altra scena porno che risparmio ai vostri occhietti sensibili. Con alto spirito di sacrificio, me la riguardo bene io.

Qualcuno spara a sua eminenza, ma lo Sconosciuto scorge in tempo il riflesso del fucile salvandogli la vita, se non il braccio.

Grande finale a schifìo. Lo Sconosciuto ammazza un po' di killer e raccatta del grano in una valigetta, mentre l'autista da par suo svaligia la cassaforte del principe e scappa con la moglie del medesimo.

Tutti gli altri che abbiamo visto, e anche quelli che non abbiamo visto, muoiono ammazzati in scene sempre più truculente


Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell'orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini... Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell'Altare della Patria, dell'Università di Roma, quella Roma sempre con il sole (estate e inverno) quella Roma che è meglio di Milano...
Remo Remotti, "Mamma Roma addio"

N. 4 - I cinque gioiellieri


Al tempo della guerra un soldato uccide il suo capitano per fregare il carico di gioielli.
Oggi il capitano, miracolosamente sopravvissuto ai colpi, incontra quattro gioiellieri che, come lui, cercano il tesoro scomparso in un albergo dell'isolotto di Mont Saint-Michel, quello che con la bassa marea si unisce alla terraferma.
Lo Sconociuto arriva sul posto, dopo essere sfuggito a stento ai ferrovieri che gli hanno sequestrato la valigetta piena di soldi ciulata a Roma.

Ditemi voi se questo disperato quarantenne può essere un eroe dei fumetti come si deve. 

Invece il fortunello viene assunto come guardaspalle da Erode, il padrone dell'albergo dove scrocca un pasto. Un vecchio partigiano racconta come mise le mani sul camion uccidendo il crucco.

Tanto per dare un'idea dell'ambientino, Theodoro il greco, quello che si accende la sigaretta, scopa la moglie di Erode.
Il vecchio partigiano racconta come mise le mani sul camion uccidendo il crucco.


Tesoro che fu dato in custodia alla fidata famiglia Lanclos.
Erode è molto teso perché i cinque gioiellieri stanno cercando quel tesoro nel suo albergo.
Sì, un tempo l'albergo era la casa dei Lanclos, dove Erode da giovane ebbe l'idea di presentarsi ascia alla mano.
I Lanclos non parlarono, come non parlano adesso. Si limitano a presenziare nel buio, rammentando l'orrore commesso al loro assassino.



Si ripete la storia del numero scorso, la moglie zoccola sta per telate con l'uomo fidato del marito, Theodoro il greco.

Va be', forse stavolta Magnus ha esagerato un poco con le imperfezioni della figona, chiamiamola comunque così per galanteria.
Intanto i gioiellieri trovano il passaggio segreto grazie a uno strumento di alta tecnologia.


Alla fine massacro generalizzato di tutti i personaggi dell'episodio, mentre i gioiellieri rimangono intrappolati nella stanza segreta con il tesoro: e ora mangiatevi quello.

Lo Sconosciuto, da parte sua, se la squaglia. 
N. 5 - Il sequestrato della sierra 


Oh, questa storia è troppo complicata, mi rifiuto di riassumerla.
Tra riti vudu e reminescenze di guerra...
... alla fine lo Sconosciuto si ritrova in un campo della guerriglia con l'incarico di portare i soldi per un riscatto.


Quando una brutta guerrigliera si vede tradita dalla bella sorella finisce tutto nel sangue, anche con il contributo delle forze governative che assaltano il campo.

Lo Sconosciuto riesce a scappare, ma neppure stavolta ci guadagna una lira.
N. 6 - Vacanze a Zahlè

In genere, quando un nuovo mensile a fumetti non vende abbastanza termina le pubblicazioni con il numero 6. Il tempo per avere i dati definitivi dal distributore e smaltire le storie completate in giacenza. Magnus della chiusura deve averlo saputo mentre stava concludendo l'episodio, dato il finale che ci offre.

La storia si svolge a Beirut, la capitale libanese considerata fino a pochi anni prima la Svizzera del Medio Oriente. Il Libano, all'epoca l'unico paese arabo a maggioranza cristiana, si trovò investito dai profughi palestinesi che portarono la loro guerra contro Israele dentro le sue case.  
Un po' come nel film "Ombre rosse" di John Ford, vediamo i protagonisti in un pulmino assediati da arabi sunniti e cristiani maroniti che guerreggiano allegramente tra loro. Si noti la coppieta composta dal baffuto e dalla bella figa.  
Lo Sconosciuto è il John Wayne della situazione.
Dopo altro sangue, quello che resta del gruppo arriva in albergo. Se in "Ombre rosse" era rimarchevole il carismatico John Carradine nei panni del gentiluomo sudista Hatfield, che è sempre stato il mio ideale d'uomo cui tendere, qui abbiamo la coppietta in luna di miele che ci dà dentro dall'inizio alla fine dell'episodio.

Uhm... ho cambiato idea, d'ora in poi il mio ideale d'uomo cui tendere sarà 'sto tizio con i baffetti.
Dopo la solita ingarbugliata lotta di tutti contro tutti, come rappresaglia di un raid israeliano un palestinese decide di commettere un attentato nell'hotel.



Avrebbe potuto rimanere morto nel 1976, lo Sconosciuto? Se sì, ci avrebbe solo guadagnato. 

Una agonia di prestigio

Invece no. Gli anni ottanta sono il decennio delle "riviste di prestigio", che chiedono a Magnus altre storie dello Sconosciuto. A quanto pare con il consenso di Renzo Barbieri, che in teoria deterebbe il diritti del personaggio in quanto primo editore.

Lo Sconosciuto viene ricucito e rimesso in pista. A causa della mia proverbiale ignoranza, essendo molto raffinate le sei nuove storie pubblicate in formato grande, non le ho capite affatto. Dopo avervi mostrato le prime sei dall'alto livello artistico, non me la sento di rifilarvi la presunzione ben cesellata delle restanti. Piuttosto mi sparo una pera, come si diceva una volta.


Ho dedicato altri post al grande Magnus.
1) Su Satanik: (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/01/quella-stronza-di-satanik.html)
2) Su Kriminal: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/01/ammazzale-tutte-kriminal.html)
3) All'opera complessiva: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/la-realta-aumentata-di-magnus.html
4) Qui, invece, c'è una sua intervista: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/03/eureka-gli-anni-doro.html 

Ora che lo Sconosciuto ci è un po' più noto (gioco di parole) possiamo cliccare soddisfatti sulle sottostanti icone dei social media per fare conoscere il personaggio (altro gioco di parole) ai nostri amici più cari.