giovedì 28 aprile 2016

WATCHMEN A SIN CITY


Dai, parliamo male di Alan Moore e di Frank Miller per fare un po' di casino!

Alan Moore è uno scrittore geniale, il suo “unico” pregio è questo. Inutile cercare di imitarlo: o si è dei bravi sceneggiatori o non lo si è. Salvo un paio di eccezioni, i suoi numerosi imitatori sono dei pessimi scrittori.




In Watchmen, Alan Moore riversa tutta la sua abilità tecnica. Il pensiero politico-filosofico di Moore è inconsistente: “semplicemente” questo fumetto è ben scritto. Ciò significa, per esempio, che i suoi personaggi hanno profondità psicologica. Pure troppa. Moore può permettersi una scrittura densa, fatta di strati, di storie su storie. Può usare un andamento non lineare, a zigazag: dal presente al passato e viceversa, come se il tempo non esistesse. Una tecnica che solo illusionisticamente pare rivelarci concetti profondi. Moore è “solo” un bravo scrittore, ripeto, non un intellettuale, perché Watchmen è un incredibile cumolo di sciocchezze.



Alan Moore è un narcisista, si compiace di se stesso e sottovaluta gli altri. Gli altri sono tutti di basso livello. Tutto il mondo, escluso lui, è da cestinare. Essendo vissuto negli anni settanta, ha fatto qualche concessione ai tempi della sua gioventù. Nel suo fumetto “V come vendetta” (“V per vendetta”, come è stato tradoto "V for vendetta", non vuol dire niente), concede un riscatto rivoluzionario dietro la maschera di Guy Fawkes, il fanatico cattolico che voleva fare saltare in aria il parlamento inglese dominato dai fanatici protestanti.



La storia di V è stata pubblicata a puntate a partire dal 1982, ma già nel 1986, con Watchmen, qualsiasi redenzione risulta impossibile per Moore: insomma, niente più rivoluzione.



Ciononostante in Watchmen ci sono dei rimasugli che risalgono alla contestazione. Un po’ come in V c’è un governo illegale, dato che nella finzione del fumetto il presidente repubblicano Richard Nixon è riuscito a farsi eleggere dopo i due tradizionali mandati. Per la verità, l’unico presidente che lo ha fatto è stato il democratico Franklin Delano Roosevelt. Nixon risveglia le fantasie adolescenziali di Moore perché la contestazione americana inizia nel 1964 e si spegne del tutto nel 1974 con le dimissioni di Nixon, dopo che questo presidente aveva fatto spiare il comitato del suo concorrente alle elezioni. Un fatto grave che non cancella i suoi meriti, come la distensione con la Cina e il disimpegno in Vietnam, una guerra iniziata dal democratico John Kennedy. In Italia, la contestazione inizia nel 1968 e per chiudersi del tutto, dieci anni dopo, c’è stato bisogno dell’omicidio di Aldo Moro. Nixon e Moro sono fuori gioco: finalmente abbiamo sconfitto il potere, tutti a casa.



La guerra del Vietnam è vista da Moore (e non solo da lui) unicamente come massacro di innocenti, forse perché l'esercito degli Stati Uniti, per la prima e unica volta, ha concesso ai reporter indipendenti di fare veramente il loro lavoro nel teatro di guerra. Lo avessero fatto anche durante la Seconda guerra mondiale, avremmo visto sui giornali, per esempio, i tedeschi fucilati dagli americani in Sicilia dopo che si erano arresi.



Mentre il presidente repubblicano Ronald Reagan, aumentando gli investimenti per la tecnologia militare, sta per costringere l’Unione Sovietica a uscire da una dittatura fallimentare, Moore prefigura la distruzione atomica dovuta agli investimenti militari. Mentre Reagan costringe tutti i paesi del Sud America ad abbandonare la dittatura (Cile di Pinochet compreso), minacciando sanzioni come quelle su Cuba, Moore immagina una presidenza americana attratta dal dispotismo.



Alan Moore usa diversi registri, soprattutto quello della scrittura hard boiled creata da Dashiell Hammet, che gli permette di mettere una toppa su un limite dei fumetti inglesi. Sembra non averlo notato nessuno, ma in genere gli inglesi non usano la nuvoletta del pensiero. Come in un film, nei fumetti inglesi noi sappiamo quello che dicono i personaggi, non ciò che pensano. Lo stile hard boiled permette a Moore di farci sapere quello che pensano usando l’io narrante nelle didascalie.



Moore non è schizzinoso: della tecnica hard boiled, soprattutto di quella tarda e imbastardita, oltre al cinismo riprende lo scandalismo ipocrita dei tabloid. I giornali popolari stigmatizzano i fatti eclatanti legati alla sessualità e nello stesso tempo li descrivono con compiaciuta dovizia di particolari. Allo stesso modo, in Watchmen abbiamo quartieri a luci rosse, stupri, pedofilia, torture varie e una bambina data in pasto ai cani. Quasi tutto “raccontato”, perché per vedere si vede poco. L’aspetto criticabile non è certo l’uso di questi espedienti, ma adoperarli per fini moralisti: se davvero certe cose ti danno fastidio, perché ne continui a parlare?



Alan Moore commette spesso grossolani errori di cultura generale, in Watchmen, per esempio, solo alla fine qualcuno gli dice che Marte ha un’atmosfera e quindi il cielo. La tecnica investigativa non esiste, nelle sue storie, come in quelle di Frank Miller, basta entrare in un bar malfamato e picchiare selvaggiamente gli avventori per avere le notizie desiderate.

La storia di Watchmen alla fine si riduce in un banale, complottista e jamesbondiano, tentativo di conquista del mondo da parte di un miliardario. Il finale, poi, è concettualmente ancora più sciocco di tutto il resto.

Questo però non conta. Watchmen è scritto da dio, è uno dei fumetti più belli mai realizzati, anche se a rileggerlo solo tre anni dopo dalla pubblicazione risulta superato in tutti i sensi.

Se vogliamo parlare del suo contenuto, possiamo solo dire che Watchmen è nichilista come il suo autore. Nulla ha senso nel mondo, quindi non si può fare niente per salvarlo. Qualsiasi tentativo è inutile.

Non stupisce che Alan Moore sia affascinato dalla magia, una “disciplina” che propone soluzioni definitive. Se avesse una mentalità scientifica capirebbe che la questione non è salvare il mondo, ma semplicemente cercare di migliorarlo accettando il rischio di renderlo peggiore.





Lo psicopatico Rorschach è un fetente: Alan Moore disprezza o comunque non si identifica nei personaggi di Watchmen, anche se non commette l’errore di renderli unidimensionali come fanno gli sceneggiatori da quattro soldi che descrivono, per esempio, l’inquinatore di turno come un cattivone privo di sentimenti. Lo psicopatico Marv di Sin City (1991) è, invece, un eroe vero, pur essendo decisamente al di fuori della legge: Frank Miller ama i propri personaggi e si identifica in loro.
Pure Frank Miller usa la tecnica dell’io narrante e la violenza ipertrofica di un hard boiled degenerato quasi a splatter. Anche se quando lavorava sui supereroi tradizionali doveva frenarsi, persino nel Batman de "Il ritorno del Cavaliere Nero" (Cavaliere Oscuro, come è stato sciaguratamente tradotto Dark Knight, significa "cavaliere di difficile comprensione": se proprio si voleva essere letterali bisognava chiamarlo Cavaliere Scuro).



Nel primo episodio di Sin City, pubblicato dalla casa editrice Dark Horse (da non tradurre in Cavallo Oscuro), Frank Miller può invece fare quello che vuole: per esempio, un giovane divora le ragazze e poi impaglia le loro teste come trofei. A una, senza ucciderla, le mangia una mano costringendola a guardare. Il padre del mostro, che lo protegge, è il cardinale di Sin City.
L’eroe di Miller è una vera nemesi, che nell’atto di dispensare la giustizia divina non può essere fermato nemmeno dalle pallottole. In Watchmen non c’è giustizia, in Sin City sì. Fare giustizia è l’obiettivo di Marv: bisogna punire il cardinale e suo figlio perché hanno ucciso una puttana. Poi il giustiziere dovrà morire a sua volta, ma intanto ha fatto giustizia. Ottenere giustizia per una puttana non è cosa di poco conto: quando ne viene uccisa una nella realtà, i telegiornali ne danno la notizia solo di sfuggita. Si è mai visto parlare della vita privata di una prostituta uccisa? Di una prostituta non si racconta niente. Perché di Yara, brava ragazza, se ne sta parlando da anni e delle prostitute ammazzate no?
In Watchmen le cose sono troppo complesse per trovare una soluzione, anche se nella realtà Alan Moore può battersi per qualche causa sociale. Neppure Miller pensa sia possibile risolvere definitivamente qualcosa in Sin City, anche se nella realtà può difendere idee politiche diverse da quelle di Moore. Malgrado tutto, in Sin City la giustizia rimane una necessità morale che in un mondo nichilista può essere compiuta solo in maniera amorale: Marv fa lentamente a pezzi il cardinale e suo figlio, dando il secondo in pasto ai cani. L'idea dei cani che pasteggiano con la carne umana accomuna Frank e Alan nel loro delirio nichilista.
Dopo avere fatto giustizia, l'eroico Marv viene condannato a friggere sulla sedia elettrica.
Alan Moore è di sinistra, Frank Miller di destra: su Dark Knight aveva preso in giro il presidente repubblicano Reagan mostrandolo come uno zombi, ma probabilmente era solo un modo per compiacere il sinistrismo di maniera del fandom (per esempio, le recensioni dello scomparso "Comics Journal" che decretavano cosa fosse arte e cosa no in base a elementi spesso più politici che estetici). Entrambi sono estremisti, quindi il mondo è troppo lontano dai loro ideali di perfezione per potere essere modificato davvero. Per loro, un cambiamento verso il meglio potrebbe essere auspicabile a parole, ma privo di senso in concreto. 

Al di là di questo, non ci sono altri veri contenuti. Platone diceva che gli artisti non capiscono la propria arte: pure "From Hell" di Moore e "Dark Knight" sono bellissimi, scritti da dio. Ma cosa vogliono dire? Niente. 

Ma la critica più pesante che posso fare a 'sti due tizi è che producono sempre meno fumetti e io rimango sempre in ansiosa attesa delle loro nuove uscite.



Facciamo una disgressione. Alan Moore va invidiato soprattutto perché ha la possibilità di trattare direttamente con i disegnatori, invece di passare attraverso i redattori, riuscendo a farli disegnare esattamente quello che vuole. Un redattore di Topolino mi ha raccontato che un disegnatore gli aveva telefonato seccato perché alla sedicesima tavola Pippo non aveva ancora aperto bocca. Quel disegnatore, cosa abbastanza normale, non aveva letto le descrizioni della sceneggiatura, ma solo i dialoghi. Così aveva disegnato Pippo a fianco di Topolino sin dalla prima vignetta, anche se nella sceneggiatura non c'era! Guardate invece come Alan Moore descrive scrupolosamente al disegnatore Dave Gibbons, in ben quattro pagine, le sette vignette della prima pagina di Watchmen (la vedete disegnata in alto).






A me facevano il culo se nella sceneggiatura mettevo più di tre righe di descrizione. Non me lo facevano solo i disegnatori, anche i redattori. Ciononostante sono riuscito a realizzare un fumetto mooolto superiore a Watchmen: "Cronaca di un crimine", una storia con parla pure della guerra del Vietnam. Potete accertarvene leggendolo tutto su http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/02/lanti-bonelli.html.

E ora clicchiamo felici sulle icone dei social media qui sotto, per fare conoscere in giro questo bel post.

giovedì 21 aprile 2016

GLI ALBI DEI (NON) SUPEREROI


Nella primavera del 1973, l'Editoriale Corno si apprestava a fare uscire due nuovi quattordicinali dedicati ai supereroi Marvel, che sarebbero andati ad aggiungersi ai quattro già esistenti: l'Uomo Ragno, l'Incredibile Devil, i Fantastici Quattro e il Mitico Thor. Uno dei nuovi albi era dedicato a Capitan America, con gli X-Men in appendice. L'altro, "Gli albi dei supereroi" (Ase), era un concetto rivoluzionario per noi giovani lettori perché avrebbe presentato a rotazione ben otto supereroi... anche se, in realtà, nessuno di essi lo era veramente.

I personaggi, realizzati nella prima metà degli anni settanta, sono quasi tutti lanciati dopo l'uscita di scena di Jack Kirby. Si noti che Stan Lee, prudentemente, non osa "creare" più niente, lascinado tutto in mano ai suoi giovani collaboratori.

(No, non mi sono dimenticato del "quotidiano pop": alla fine del post potrete leggere gli ultimi sviluppi).

Il numero uno degli Ase è dedicato a un trio che, in apparenza, ha tutti i crismi supereroici: "I Difensori". 

Ma se guardiamo meglio la bella copertina disegnata da Neal Adams (per il quale vedi http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/bat-timm-contro-bat-adams.html), di veri supereroi non ce ne sono. Sub-Mariner (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/03/geppo-horror-picture-show.html) è un principe anfibio che ha devastato periodicamente New York, Hulk è un mostro che ha devastato tutto il mondo e il Dottor Strange (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/linattuale-steve-ditko-e-luomo-ragno.html) più di un supereroe è un mago in incognito. Insomma, si tratta di un terzetto di reietti, o qualcosa di simile.

Cliccare sopra l'immagine per ingrandirla, se non la leggete bene.

Nel copyright è elencato un personaggio, Ghost Rider, che in realtà non uscirà negli Ase, ma in appendice all'Incredibile Devil.

La prima delle due storie dei Difensori, uscita in America nel 1971, è scritta da Roy Thomas e disegnata da Ross Andru: le chine di Bill Everett gli conferiscono qualcosa di strano. Si noti che tutti e tre i personaggi del gruppo sono stati creati da autori della golden age: Sub-Maruner da Bill Everett, Dottor Strange da Steve Ditko e Hulk da Jack Kirby (gli ultimi due insieme a Stan Lee).

Yandroth, lo "scienziato supremo", ha organizzato le cose in modo che tutte le bombe atomiche esploderanno alla sua morte, e gli manca pochissimo.
Il Dottor Strange con i suoi due anomali alleati, che riunisce per la prima volta, scongiura il pericolo. Altrimenti non saremmo qui a raccontarlo.
Diamo subito una occhiata all'elenco dei numeri degli Ase con le otto serie, pubblicato nell'ultimo numero, il 49.
Il numero 2 degli Ase è dedicato al semidio Warlock, che è anche l'unico del branco  classificabile come autentico supereroe. Nato nei Fantastici Quattro di Stan Lee e Jack Kirby con il nome di Lui (He), è una sorta di apollineo Silver Surfer dorato. In questo numero del 1972 riceverà un nuovo nome e un nuovo costume, al momento sta in mutande, ispirato a quello di Capitan Marvel della Fawcett. Gli autori sono Roy Thomas e Gil Kane. Il verboso Thomas, essendo il pupillo di Lee, è l'autore della maggioranza dei supereroi dei primi anni settanta, in genere rimasticature di quelli creati negli anni sessanta da autori più bravi di lui.



Il neocubista Gil Kane era un ottimo autore che finora abbiamo trascurato in questo blog: sarebbe stato più grande ancora se non avesse avuto la deprecabile abitudine di tirare via. In seguito, disegnerà direttamente a china senza fare le matite! Nei primi episodi di Warlock, Dan Adkins lo inchiostra ottimamente, ma si nota come nelle ultime tavole delle storie Kane si stanchi perdendo mordente. Per farvi godere meglio i disegni, li pubblico belli grandi.



L'Alto Evoluzionista è un personaggio interessante creato da Stan Lee e Jack Kirby (quindi dal solo Kirby) nelle pagine di Thor. Inutile che vi spieghi le sue origini, perché lo sta facendo lui stesso in questo flash-back.

L'Alto Evoluzionista incontra nello spazio il bozzolo di un altro personaggio secondario di Jack Kirby: Lui. Innominabile come il dio della religione ebraica, alla quale appartengono sia il religioso Kirby sia il laico Lee (fino agli anni sessanta la Marvel era composta quasi unicamente da ebrei).


L'Alto Evoluzionista spiega al suo nuovo amichetto imbozzolato che, dall'altra parte del Sole, sta per creare ed evolvere ultrarapidamente una Contro-Terra. In pratica una Terra 2 come quella della Dc Comics, solo che questa si trova nel nostro stesso universo e dovrebbe essere priva di violenza: l'influenza hippy, mescolata al cristianesimo, si fa prepotentemente sentire. Con Roy Thomas, infatti, la Marvel si riempie di autori cristiani e di sessantottini.


Dopo avere creato la Controterra, come il Dio dell'Antico testamento si sente stanco e riposa. Ne approfitta l'Uomo-Bestia, il tizio che l'Alto Evoluzionista aveva fatto evolvere con gli altri animali nel vecchio episodio di Thor.
Scarsamente riconoscente, come Lucifero con Dio, il lupacchiotto umano ci mette lo zampino e così il male inquina anche il nuovo mondo. Warlock assiste impotente dal bozzolo.
Alla fine Lui/Warlock riesce a sbozzolarsi, anche se ormai è troppo tardi per salvare il nuovo pianeta dal dilagare della violenza.

Sempre come Dio nell'Antico testamento, l'Alto Evoluzionista vorrebbe eliminare la nuova umanità distorta dal diav... dall'Uomo-Bestia, con una sorta di diluvio universale. Warlock, novello Gesù Cristo, lo ferma assicurando che riuscirà a redimere i controterrestri mescolandosi insieme a loro. 
Nel secondo episodio, pubblicato sempre dal numero 2 degli Ase, un gruppo di hippy-apostoli si unisce a Warlock per contrastare i piani dell'Uomo-Bestia e dei suoi accoliti animaleschi sulla Controterra. Si noti che in un lampo l'umanità, creata dal niente, è giunta ai livelli del ventesimo secolo. Sulla Controterra ci sono alcune differenze: per esempio, il Dottor Destino è un bravo ragazzo.
E questo è quanto.
Il terzo Ase è dedicato a Dracula, il vampiro creato dallo scrittore Bram Stoker, incongruamente reclutato nell'universo Marvel, dove come vamprio figurava gil fantascientifico Morbius: vedi http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/02/corriere-dello-zombi.html. Bella, come al solito, la copertina di Neal Adams.


I testi sono del mediocre Gerry Conway (in seguito sostituito dal più valido Marv Wolfman), i disegni di Gene Colan, altro autore interessante (benché fotografaro) che abbiamo trascurato nel blog. Qui rovinato dal ripasso dello stesso Colan, che non è mai stato capace di inchiostrarsi. Dopo alcuni numeri, alle chine arriverà l'ottimo Tom Palmer.

Frank Drake e la fidanzata Jeanie hanno la cattiva idea di viaggiare insieme a un loro amico in Transilvania, la regione della Romania famosa per la leggenda di Dracula.
Finiscono in un castello, dove l'amico di Frank trova un'antica tomba...
... dalla quale stacca stupidamente il punteruolo di frassino.
L'amico di Frank, che poi non era così tanto amico, viene fatto fuori mentre Jeanie finisce vampirizzata. Per Frank Drake inizia la lunga saga che lo vede affrontare Dracula in ogni numero di questa serie. Tra parentesi, Drake e Dracula hanno la stessa etimologia, derivando da drago. Gene Colan, analogamente ad alcuni disegnatori horror dei primi anni cinquanta, non si limita ad allungare i canini delle dentature dei vampiri: si correggerà nei numeri seguenti. Questa serie di Dracula verrà adattata in un lungometraggio animato giapponese.

Il numero 4 degli Ase presenta un personaggio che mi piaceva particolarmente: Ka-Zar, il Tarzan al quadrato. Il suo nome era stato dato a un tarzanide delle pulp di Martin Goodman, futuro editore della Marvel, ma il personaggio così come lo conosciamo è stato creato di pacca da Jack Kirby (e Stan Lee, va be') in un numero degli X-Men. Si ispira chiaramente a Thun'da di Frank Frazetta, anche per la tigre con i denti a sciabola che lo accompagna. Andate a rimirare le sue eccezionali tavole: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/il-mondo-perduto-di-frazetta.html. Ka-Zar vive in una foresta tropicale collocata nell'Antartide, con una manifesta doppia contraddizione: nel Polo Sud fa un freddo becco ed è notte sei mesi l'anno.

Bella copertina di Gil Kane.


All'interno troviamo uno degli ultimi lavori realizzati da Jack Kirby per la Marvel: la prima serie di Ka-Zar, personaggio non più ospite negli albi di altri supereroi. Regaliamoci la puntata iniziale per intero.









Per saperne di più sul geniale Jack Kirby: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/se-dio-esiste-si-chiama-jack-kirby.html.

Nel numero 5 degli Ase tornano i Difensori, nel 6 arriva il primo numero di Licantropus, uscito in America nel 1972. Con Dracula e altri, Licantropus rappresenta il tentativo di rilanciare i personaggi dell'orrore che tanto successo avevano riscosso nella prima metà degli anni cinquanta.



Testi del mediocre Gerry Conway e disegni dell'interessante Mike Ploog, un autore che superficialmente ha preso lo stile del geniale Will Eisner (di cui era collaboratore in una rivista illustrata di argomento militare), senza però avere le sue doti compositive.

Jack Russel è condannato da una maledizione a diventare lupo mannaro.




La storia singola meglio scritta fra quelle pubblicate dagli Ase è la prima di Luke, uscita nel numero 7.

Copertina di John Romita senior, all'epoca art director della Marvel (riportata in apertura di questo post).



Mi piacerebbe pubblicare tutta la storia, ma ometterò qualche tavola per non fare arrabbiare troppo gli aventi diritto. I testi sono del bravo Archie Goodwin, già direttore e autore dei fumetti di Zio Tibia (mostrati qui http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/il-buon-vecchio-zio-tibia.html), e i disegni di George Tuska, inchiostrati suggestivamente da Billy Graham (non Gram, come riportato nella prima pagina). Letta oggi potrebbe sembrare roba già vista, ma ricordiamo che è uscita nel lontano 1972.


















Un produttore di Hollywood voleva realizzare il film di questo primo episodio, ma poi non è riuscito a farlo girare. L'attore Nicolas Cage ha preso il cognome d'arte da Luke Cage: il giovane Nicolas Coppola era un fervente lettore dei fumetti Marvel.

Finora l'unico vero supereroe che abbiamo visto negli Ase è il semidio Warlock, possiamo considerare tale anche un "eroe a pagamento"? Praticamente una guardia del corpo di lusso? Il personaggio è interessante, peccato che i superpoteri si riducano alla banale superforza: Goodwin è bravo, ma non sa inventare i personaggi.
Nei numeri 8 e 9 degli Ase torna Ka-Zar. Nella sua terra perduta tedeschi e americani, capitati lì per caso, continuano a farsi la guerra con quello che trovano. Gli autori sono Gary Friedrich ed Herb Trimpe.




Nel numero 10 degli Ase arriva Red Wolf, inizialmente creato da Roy Thomas e John Buscema nelle pagine dei Vendicatori.

Copertina di Neal Adams.



I testi sono di Gardner Fox, storico autore della Dc Comics cacciato quando questa casa editrice ha iniziato a marvelizzarsi. Fox allora è andato proprio alla Marvel, ma c'è rimasto poco per incompatibilità. I disegni sono del mediocre Syd Shores, salvati dalle mirabili chine del grande Wally Wood: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/il-realismo-fumettoso-di-wood.html.


In questa serie del 1971, Red Wolf è stato trasportato dall'età attuale dei Vendicatori al vecchio Far West. Dopo il nero Luke, ora vediamo un pellerossa: il clima in America sta cambiando.


Arriviamo all'ultimo e più importante eroe degli Ase: Conan il Barbaro. Creato negli anni trenta per le pulp da Robert E. Howard, nel 1970 Roy Thomas e Barry Smith lo ripropongono a fumetti, rilanciando il personaggio fino a farlo diventare protagonista di alcuni film di successo.



Eccezionalmente evocativi i disegni dell'inglese Barry Smith, http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/01/4-arbitri-di-eleganza.html, che sta lasciando in parte lo stile kirbesco per crearne uno totalmente nuovo. Lo vedremo meglio più avanti.
Facciamo un salto fino al numero 19 degli Ase, per rimanere attoniti di fronte a questa storia intera di Ka-Zar disegnata e inchiostrata da John Buscema: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/lespressionismo-muscolare-di-buscema.html.















Dal numero 22 degli Ase, una suggestiva storia completa di Conan.


















Nel numero 27 viene chiesto il giudizio dei lettori.
E i risultati sono abbastanza ovvi.
Quella di Stan Lee a Lucca è una visita molto gradita dai fans. Come dice la didascalia, nelle foto vediamo anche Luciano Secchi, il direttore generale dell'Editoriale Corno, nonché sceneggiatore di Alan Ford con lo pseudonimo di Max Bunker.
Il numero 49 degli Ase è l'ultimo. La serie chiude perché se molti compravano gli albi di Conan, ben pochi leggevano Red Wolf.
Nella controcopertina, al posto del numero 50 degli Ase, troviamo l'annuncio del primo numero di Conan.



Anche se gli Ase, per i motivi appena detti, sono stati un'esperienza editoriale fallimentare, credo che l'idea possa essere riciclata con maggiore fortuna.

La Bonelli potrebbe presentare una collana dove si alternano un certo numero di nuovi personaggi di autori diversi dai soliti. Nella copertina andrebbe messo il numero progressivo della collana, mentre nella costina quello del personaggio. Dato che un disegnatore produce, in media, una ventina di pagine al mese, alternerei sei personaggi.

Poi, i personaggi di maggiore successo uscirebbero dall'orbita della collana, continuando in solitaria. Quelli più scarsi cesserebbero lasciando il posto ad altri, e quelli in mezzo rimarrebbero a vivacchiare nella collana.   

Già mi vedo i responsabili della Bonelli scongiurarmi in ginocchio di dirigere questa serie in cambio di un sacco di dollari. Va bene, ci penserò su.

Bravi, sghignazzate pure, intanto il direttore di "Playboy" Italia mi ha fissato un appuntamento, dopo avere letto il post sulle dive che ho intervistato nude: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/04/tutte-letto-con-me.html. 

La mia proposta di lanciare un quotidiano pop nel web procede. L'intenzione è quella di mettere la piattaforma del giornale in rete, permettendo ai collaboratori di inserire i propri pezzi. Dopo una fase sperimentale di rodaggio, il quotidiano sarà continuamente aggiornato. Per i particolari: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/04/il-quotidiano-pop-del-web.html. Se siete interessati a collaborare o anche solo curiosi di questa iniziativa, chiedetemi la newsletter con gli aggiornamenti (una volgare mail) scrivendo a saurobello@libero.it.

E ora clicchiamo all'unisono sulle icone dei nostri social media preferiti. Se non dovesse funzionare, copiate il link e mettetelo sulla vostra pagina di Facebook: come per incanto apparirà l'immagine del post.