lunedì 30 maggio 2016

DRUILLET NEL PIANETA SADOMASO


Philippe Druillet, nato a Tolosa (Francia) nel 1944, alla fine degli anni settanta era considerato, un po' esageratemente, tra i massimi autori del fumetto mondiale.

Il primo libro di narrativa di Umberto Eco, per fare un esempio, non è stato il giallo medievale "Il nome della rosa" (1980), ma, a quanto ricordo, il racconto fantascientifico "Stelle e Stellette" (1976) riccamente illustratato dai disegni di Druillet. Un volume dal formato enorme che avevo posizionato tra i dischi 33 giri perché nella mia libreria non ci stava.


Druillet lo scoprii da piccino, nel 1973, in un volume formato Asterix della Mondadori. Sfogliando questo fumetto di Lone Sloane, serializzato dalla rivista francese "Pilote" anni prima, capii subito che Druillet non sapeva disegnare. Cercava di darsi un tono imitando le costruzioni fantastiche di Jack Kirby ed evitando di inserire troppe figure umane, per le quali occorre conoscere almeno uno straccio di anatomia. L'immagine dell'astronave posta qui sopra credo sia ricavata da una vignetta di Thor dell'episodio con Tana Nile (sono troppo pigro per controllare).

Ciononostante, i disegni qualche suggestione la procurano. Anzi, molte. I testi, invece, sono inconsistenti.


Malgrado i suoi limiti di disegnatore (come sceneggiatore manco lo prendo in considerazione), Druillet riuscì ad affinare lo stile caratterizzato da figure elaborate e spropositate. Anche più spropositata di questa.



Ecco, adesso ci capiamo meglio. Pazzesco, nevvero?

 
Per rimediare ai testi disastrosi, probabilmente lo stesso René Goscinny, direttore di "Pilote", impose a Druillet uno sceneggiatore professionista per il terzo episodio di Lone Sloane.

La scelta cadde su Jacques Lob (1932-1990), conosciuto in Italia soprattutto per avere scritto l'Ulysse disegnato da Georges Pichard. Eccolo qui, tratto dal primo numero di "Alterlinus" del 1974.
Una interessante versione fantascientifica dell'Odissea, quella di Lob e Pichard, che magari un giorno esamineremo a fondo.
Pubblicandolo a puntate nei numeri 651-666 di "Pilote" del 1972, Lob e Druillet realizzarono il loro capolavoro assoluto: Delirius.



Lo lessi nelle pagine de "Il Mago", una rivista di fumetti dal formato gigantesco che la Mondadori aveva fatto uscire nel 1972 in risposta a "Linus".



Delirius uscì a puntate negli ultimi numeri del 1974 e nei primi dell'anno successivo, quando, da gennaio, "Il Mago" assunse il triste formato magazine, certo meno dispendioso per la casa editrice. E fu così che ci fottemmo una grande rivista, in tutti i sensi.

Questa opera dimostra, tra le tante cose, quanto il fumetto dell'epoca fosse avanti rispetto al cinema (oggi si limita a inseguirlo). "Blade Runner", il film del 1982 diretto da Ridley Scott, per me è inferiore all'altrettanto distopico fumetto che Lob e Druillet hanno realizzato dieci anni prima.



Per analizzare Delirius abbiamo la necessità di mostrare alcune pagine del fumetto: userò l'edizione spagnola, così poi andrete a comprare la versione italiana per leggerlo.

La seconda edizione italiana di Delirius, dopo quella realizzata in bianco e nero da "Il Mago", è stata presentata in volume nel 2003 da Grifo Edizioni/Vertige. La Magic Press ha pubblicato una nuova edizione nel 2013, purtroppo in un formato troppo piccolo per poter apprezzare appieno l'arte di Druillet.



Passiamo alla storia. In fuga da Shaan, il tiranno galattico, Lone Sloane e i suoi viaggiano tra le stelle sulla loro astronave.

Intanto diamo un'occhiata fugace a Delirius, la Las Vegas dello spazio.
Si noti il monumento ricoperto di escrementi dedicato al primo uomo sceso sulla Luna nel 1969. Sì, siamo nel futuro: senza inventare poco credibili alieni senzienti, una storia interplanetaria basta ambientarla in una galassia colonizzata dai terrestri.

Tra i vari dettagli di questa doppia pagina dalla creatività jacovittesca, mi piacciono i due ottovolanti in alto a destra: le giostre sparano l'una contro l'altra e il perdente esplode. Una mia vecchia idea che vorrei brevettare. Dalla finestra della modesta casa a destra, che deve essere un bordello a giudicare dall'insegna, due clienti si accoltellano allegramente sotto gli occhi di una mignotta. Morte e perversione aleggiano su questo pianeta, malgrado l'atmosfera da Gardaland. 



Lone Sloane dagli occhi rossi riceve una richiesta di incontro da parte di alcuni prelati della Redenzione Rossa: non sono transufughi di Rifondazione Comunista, ma adepti di una setta assassina assetata di sangue. Come una organizzazione mafiosa, Redenzione Rossa esige la tangente dai locali di Delirius, che altrimenti finiscono per bruciare "misteriosamente".

L'incontro avviene nell'astronave di Lone Sloane. I pretacci spiegano a lui e all'amico Yearl che una volta al mese le tasse sugli incassi degli affollati locali del pianeta Delirius vengono fatte prelevare dal governatore per essere in seguito spedite a Shaan, il tiranno della galassia.
Il deposito in stile Zio Paperone, posto nei sotterranei del palazzo del governatore, è difeso da macchine micidiali. Ma quelli della Redenzione Rossa sanno come arrivare ai quattrini e portarli via. Hanno solo bisogno di uno con i controcoglioni come Lone Sloane per andare a prenderli, in cambio di un quarto del bottino.


Atterraggio dei nostri eroi in un astroporto di Delirius.


Appena scesi a terra, inaspettatamente i prelati denunciano Lone Sloane e il suo amico Yearl.

In prigione, il nostro eroe riceve una comunicazione attraverso un minuscolo apparecchio che ha in testa. La vocina gli spiega come evadere prendendo un'arma nascosta in una cavità segreta della cella.
In effetti è quello che succede da lì a poco.


Finalmente... si sorvola Delirius!

Da piccolo mi colpirono i robot giganti che combattono nell'arena a sinistra, ma nell'angolo in basso a destra la puttanona presa da tergo (o almeno così mi pareva) aveva anch'essa il suo perché. Non mi spiegavo bene le pillole sospese in aria della pubblicità: equilibrismo magnetico?


Atterraggio tra i rifiuti. 

Rimasi sconcertato alla vista dei pistolini di Lone Sloane e di Yearl: Batman e Robin non andavano mai in giro nudi! E neppure credo che si inchiappettassero a vicenda, come calunniava l'infame psichiatra Fredric Wertham negli anni cinquanta.


Arrivati in città, Lone Sloane e l'amico vorrebbero distendersi in un locale specializzato in orge permanenti (sullo sfondo della terza vignetta si intravede che ci danno dentro), ma siccome non hanno i 100 crediti necessari, vengono letteralmente rimbalzati.

Come giornalista nell'esercizio delle mie funzioni, una volta sono entrato in un locale per scambisti. Avevo scelto un'ora in cui solitamente non c'era ancora nessuno, invece un gruppetto era già lì. Mentre sorseggiavo il succo di frutta alla pera offertomi dal proprietario, mi si è avvicinata una tizia carina e viziosa. Peccato fossi in servizio. 

Dopo avere schivato un lanista che li voleva ingaggiare per i giochi dell'arena (anche alcuni gladiatori dell'antica Roma erano dei volontari squattrinati), Yearl assicura di riuscire a vincere una bella cifra con una sorta di flipper, ma gli va male. Sostenendo che la macchinetta gli ha ciulato i soldi, con un bel colpo di pistola si prende tutti i crediti che contiene.



Con il tizio a cui avevano fregato i dieci crediti per giocare, ora diventato amico loro, i due fuggiaschi possono finalmente andare a puttane. Una delle quali, esaltata dall'alcol, propone un salto all'arena.


Alcuni secoli fa, le nobildonne non si perdevano una impiccaggione dei condannati, dopo la quale concedevano ai loro amanti il lato B (forse come risvolto masochistico).


Nell'arena, squadre di guerrieri motorizzati si massacrano tra loro per la gioia di spettatori e scommettitori.



A me fecero impressione gli albini che combattono con gli occhi coperti. Anche nell'antica Roma si variavano i giochi e le funzioni dei gladiatori. Prima si solgevano spettacoli abbastanza innocenti, poi, man mano che il pubblico si esaltava, venivano presentati i duelli più estremi, come quelli tra gladiatrici. Sempre nell'antica Roma c'erano altri spettacoli interessanti, per esempio a teatro la schiava che interpretava Pasifae veniva fatta montare da un toro vero. Solo che a ogni spettacolo bisognava trovarne un'altra, perché la precedente moriva.

Comunque Lone Sloane si infastidisce e lascia l'arena a metà spettacolo: chissà quanti altri numeri si è perso.
All'esterno i nostri incontrano dei flagellanti, masochisti abbastanza tipici nella cristianità di alcuni secoli fa (da qualche parte del mondo, come nelle cattolicissime Filippine, ci sono ancora).

Semore nell'antica Roma, alcuni adepti del culto di Cibele, chiamati galli, si tagliavano i testicoli davanti alle sacerdotesse. Le mistress dell'epoca, molto esigenti, la buttavano in religione.


La puttanella porta Lone Sloane in un locale realizzato secondo i canoni della geometria paradossale del grafico olandese Escher.


Per copulare ci sono le celle apposite di un alveare, ben foderate di pelliccia. En passant, Lone Sloane nota che la tizia ha il medaglione della Redenzione Rossa.


Lo sceneggiatore ha diviso la storia in capitoli ben distinti di una pagina o due, nei quali vengono inserite sempre nuove idee. Una grande lezione di creatività gestita alla perfezione, anche per l'apporto di Druillet che caratterizza graficamente in modo sempre diverso questi "capitoli".

All'uscita, come era prevedibile, li aspettano i pretacci chiamati dalla squillo. Erano stati loro a farli evadere: i due sveglioni non lo avevano ancora capito.


I nostri vengono condotti nel modesto santuario dove risiedono i pontefici della Redenzione Rossa.


I grandi sacerdoti spiegano a Lone Sloane come mettere a segno il colpo nell'isola blindatissima del governatore.
Lone Sloane esegue, nascondendosi in un cargo che trasporta i soldi verso il deposito.


Il nostro si getta nel giardino del governatore, una piccola giungla inestricabile.



Mentre i soldi fluiscono nel deposito di Paperone.



A cena, l'informe governatore Kadenborg si diletta con le marionette viventi. Prigionieri obbligati a infliggersi dolore dagli elettrodi che gli sono stati inseriti nel cervello. Si noti in basso a destra il tizio a cui vengono tagliuzzati gli occhi. I loro corpi sono solcati dalle cicatrici dovute alle loro passate esibizioni.

Alle scuole superiori avevo un'amica performer che, con pezzi di vetro, si faceva lunghe ferite sul corpo nelle esibizioni body art, insanguinandosi tutta. Lei mi invitava ad andare a vederla, ma io non lo facevo perché mi faceva impressione. Allora lei, tutta orgogliosa, mi portava le foto: per fortuna in bianco e nero il sangue non mi faceva molto effetto.



Un sultano turco, non ricordo quale, come aperitivo faceva sempre eseguire la decapitazione di un condannato davanti alla tavola da pranzo. Dopo di che poteva mangiare di buon umore insieme ai commensali. Ormai le migliori tradizioni sono andate perdute a causa della maledetta globalizzazione.

Grazie alle placche antigravitazionali fornite dai pretacci rossi (i cosiddetti catto-comunisti), il deposito sfonda i sotterranei e si invola.



Un caccia all'inseguimento del velivolo di Lone Sloane colpisce involontariamente il deposito, facendo cadere un'immane quantità di crediti sugli abitanti di Delirius.


Mentre Lone Sloane taglia la corda fuggendo nello spazio, Delirius cade nell'anarchia a causa della immensa quantità di soldi piovuta dal cielo. Incendi, guerre fratricide, omicidi... le prostitute vengono contese ferocemente e finiscono male.

Una conclusione insoddisfacente: mi sarebbe piaciuto sapere dell'esistenza di un pianeta come Delirius, dove ogni tanto andare a trascorrere vacanze rilassanti.



L'episodio che abbiamo visto è l'unico leggibile della produzione di Philippe Druillet, tornato subito dopo al consueto ermetismo di chi non sa scrivere le storie. Eppure, il fenomenale apporto di Jacques Lob ha dimostrato che anche un autore visionario come Druillet, se lisciato per il verso giusto del pelo, può produrre un autentico capolavoro.



Druillet, Moebius e altri, alla fine del 1974 fondarono la rivoluzionaria rivista "Metal Hurlant", che in Europa ebbe un po' la funzione della casa editrice americana Image di Todd McFarlaine e Jim Lee nei primi anni novanta: cioè distruggere il ruolo dello sceneggiatore trasformando il disegnatore in padrone assoluto dei fumetti. Ancora oggi il fumetto francofono subisce, in gran parte, la dittatura del disegno sui testi, con esiti a dir poco funesti.


Mi sono arrivate un paio di mail nelle quali mi si rimprovera di avere rilasciato una intervista a un fascio. Per il pochissimo che so del mio intervistatore, non credo lo sia. E se anche lo fosse, cazzi suoi: http://comixarchive.blogspot.it/2016/05/mega-intervista-con-sauro-pennacchioli.html.



mercoledì 25 maggio 2016

L'ETERNAUTA È UN ERRORE



Tutte e
quattro le figlie di Héctor Oesterheld, il maggiore sceneggiatore di fumetti argentino, vengono arrestate e poi uccise dalla polizia segreta del dittatore Videla. Lo stesso Héctor viene imprigionato nel 1977 e ammazzato, senza processo, l'anno successivo.




In Argentina fioriscono diversi gruppi guerriglieri, come l'Erp, che nel 1972 sequestra e uccide il responsabile della Fiat argentina Oberdan Sallustro. E c'è un'antica tradizione di colpi di stato che portano periodicamente i militari al potere. In mezzo, a partire da quell'idiota di Juan Domingo Peron, stavano partiti populisti di destra e di sinistra incapaci di governare quello che un tempo era, insieme alla Cuba precastrista, il più ricco (o meno povero) Paese sudamericano.


Oesterheld e le figlie fanno parte dei montoneros, un gruppo peronista di sinistra difficilmente inquadrabile (come tutti i movimenti populisti argentini) che pratica la lotta armata contro l'ennesima dittatura, quella instaurata nel 1976 dal generale Jorge Rafael Videla. Però nel 1970, durante il regime democratico, i montoneros avevano già rapito e assassinato il generale Pedro Eugenio Aramburu. La giunta militare si sbarazza dei montoneros tra gli applausi degli argentini, che in larga maggioranza non sopportano i guerriglieri, e nel silenzio sia del mondo occidentale sia di quello legato all'Unione Sovietica. Mentre il golpe di Augusto Pinochet in Cile era stato condannato da tutti, salvo dagli americani che lo avevano appoggiato per paura dei comunisti, la giunta argentina viene vista con occhio meno malevolo. L'Unione Sovietica smette di finanziare i movimenti insurrenzionalisti sudamericani perché sempre più vicini ai maoisti, quindi ai comunisti cinesi loro concorrenti. Addirittura il quotidiano comunista italiano "Il Manifesto" si schiera a fianco della dittatura argentina quando, per cercare il sostegno popolare in un periodo di crisi economica, nel 1982 invade le isole inglesi delle Falklands. Margaret Tatcher, primo ministro britannnico, sconfigge i militari argentini spazzando via indirettamente la giunta, che nel 1983 ha ormai perso qualsiasi credibilità.

Le dittature militari ricorrevano anche quando Oesterheld iniziò a scrivere fumetti.





Nato nel 1919, Héctor Oesterheld è un geologo con la passione della scrittura per l'infanzia. Le sue capacità vengono notate da Cesare Civita (1905-2005), già straordinario direttore generale della Arnoldo Mondadori prima della Seconda guerra mondiale. Per l'editore italiano, Civita ha rilanciato "Le Grandi Firme", il settimanale di Pitigrilli con le copertine di Gino Boccasile (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/donne-e-moschetto-boccasile-perfetto.html). Soprattutto, ha lanciato il settore dei fumetti grazie ai personaggi Disney: il grande sceneggiatore Federico Pedrocchi è il suo pupillo.

A causa delle leggi razziali del 1938, Arnoldo Mondadori deve licenziare l'ebreo Civita, il quale va a cercare lavoro all'estero. In Argentina crea le edizioni Abril che, partendo dai fumetti Disney, diventa ben presto la principale casa editrice del Paese (mentre il fratello Vittorio ha altrettanto successo in Brasile con la propria casa editrice). Quando decide di produrre fumetti in proprio, Civita chiama dall'Italia giovani talenti come Hugo Pratt, Dino Battaglia e Sergio Tarquinio (per l'ultimo dei quali vedi http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/05/gli-americani-paparella-e-tarquinio.html). A questi disegnatori, nel 1949, Civita aggiunge lo sceneggiatore Héctor Oesterheld. Un gruppo di autori straordinario che per la Abril realizza, tra le altre cose, il settimanale "Misterix", il supereroe disegnato da Paul Campani. Oesterheld e Pratt, che all'epoca aveva un segno ancora nervoso, creano insieme Sergento Kirk. (Quando, nel 1967, Hugo Pratt lancia in Italia la rivista Sgt. Kirk, si fa passare anche come autore dei testi).

Franciso Solano Lopez (1928-2011) è un altro disegnatore con il quale Oesterheld lavora spesso. Lopez è il tipico disegnatore che non piace agli esperti del fumetto, ma che piace agli sceneggiatori e ai lettori perché disegna esattamente quello che dice la sceneggiatura. Alcuni disegnatori disegnano solo quello che riescono a fotografare o a copiare dai fumetti altrui, altri vogliono fare i grandi artisti: in tutti questi casi finiscono per raccontare una storia meno interessante di quella che gli era stata commissionata. Gli esperti del fumetto non si rendono conto quando un disegnatore ha rovinato la storia dello sceneggiatore e la robaccia che leggono l'ha dovuta riscrivere il redattore per adattarla ai disegni.

Nel 1957, Oesterheld si mette in proprio fondando la casa editrice Frontera, con la quale lancia i settimanali "Hora Cero" e "Frontera". Tra i personaggi più curati c'è Ernie Pike, una serie di genere bellico disegnata dal sempre scarabocchioso Hugo Pratt. Tra quelli meno curati, nel senso di buttati lì come riempitivi, troviamo l'Eternauta disegnato da Solano Lopez. Proprio il trascurato Eternauta, pubblicato a puntate su "Hora Cero", sarà il capolavoro assoluto del fumetto argentino. Argentino anche nel senso di ambientato in Argentina, perché, diversamente dai provinciali italiani (vedi http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/03/i-fumetti-italiani-sono-proibiti.html), a Oesterheld non fa schifo parlare del proprio Paese.




Quella santa donna di Agatha Christie diceva sempre che per scrivere un racconto occorre avere un buon finale. Purtroppo Oesterheld, come troppi altri sceneggiatori, è un pigrone, dato che inizia a scrivere senza un soggetto da seguire.






(Tutte le immagini che presento sono ciulate dal libro "L'Eternauta" delle 001 Edizioni).


All'inizio della storia, l'Eternauta compare davanti allo stesso Oesterheld. Questo personaggio, che l'allarme raccontando l'arrivo degli alieni, è probabilmente ripreso da "L'invasione degli ultracorpi", il film di Don Siegel del 1956, come pure l'idea degli uomini ridotti ad automi che vedremo nel corso della storia. 




Qui sopra l'Eternauta dice di trovarsi nel 1957: nel finale abborracciato di due anni dopo, Oesterheld si dimenticherà che il suo personaggio sa in che anno si trova.





L
a figura dell'Eternauta è un errore di sceneggiatura: non dovrebbe esserci, non ha senso nell'economia della storia. L'uomo de "L'invasione degli ultracorpi" dà l'allarme, invece questo personaggio, come vedremo alla fine, non serve a niente. Quello che conta è solo Juan Salvo, cioè l'Eternauta prima di diventare tale, che in questo momento sta giocando a carte con gli amici.


Come il grande sceneggiatore William Patterson fa iniziare spesso le storie di Jeff Hawke nella pigra campagna inglese, Oesterheld sa bene che se non vuole rendere pacchiana una invasione aliena deve concentrarsi su persone prese in un momento assolutamente normale, come una partita a carte, appunto.



Un gruppetto di persone che, con le loro virtù e i loro difetti, rappresenta tutto il genere umano.









U
no sceneggiatore convenzionale partirebbe con un disco volante che atterra sulla Terra e gli alieni che sciamano fuori sparando raggi laser a destra e a manca. Uno con i controcoglioni come Oesterheld inizia dalle piccole cose: improvvisamente va via la luce.



















E ora la geniale trovata: la nevicata mortale.





Minchia, chi aveva mai pensato a una nevicata come arma per lo sterminio di massa?


Uno sceneggiatore scalcagnato ora farebbe vedere quello che succede in diverse parti del mondo. Oesterheld non si schioda da questa casa: vediamo solo quello che vedono i suoi personaggi. Noi lettori non ne sappiamo più di loro e, quindi, siamo altrettanto curiosi.




Come Carl Barks e Don Rosa nelle storie di Zio Paperone (e diversamente da Stan Lee che ignora persino la differenza tra atomo e molecola), Oesterheld si serve delle proprie conoscenze tecnico-scientifiche per rendere plausibile la storia. Juan Salvo esce di casa indossando una tuta chiusa ermeticamente per impedire che penetrino i mortali fiocchi di neve. Però non ci spiega come se la toglie: prima dovrebbe, almeno, fare la doccia rimanendo vestito.



Il mondo esterno fa irruzione nella realtà dei personaggi in situazioni come quella che vediamo. Uno sceneggiatore banale ci mostrerebbe i piloti degli aerei mentre parlano tra loro via radio. Oesterheld no.



Vediamo i raggi che abbattano gli aerei, ma non le armi che li producono: l'angoscia del lettore aumenta.




Quando Oesterheld capisce che non può più tirare avanti così, introduce nuovi personaggi: i soldati.



I
nsieme a
loro, i protagonisti si avvicinano lentamente alle forze aliene.


Prima di vedere un veicolo alieno, ne scorgiamo le impressionanti tracce.



Gli scarafoni alieni sono schiavi di altri alieni che hanno organizzato l'invasione, ma questi ultimi, i grandi capi, non li vedremo mai. Non sapremo neppure come sono fatti.


La battaglia è descritta in modo realistico. Il fascino della storia è dovuto anche al contesto in cui si svolge l'invasione aliena: i lettori argentini riconoscono le vie e le piazze famose di Buenos Aires. E anche i lettori stranieri che non le conoscono ne intuiscono la concretezza dovuta alla conoscenza degli autori, i quali non si sarebbero trovati altrettanto a loro agio a Times Square.













Se g
li alieni si servono di un diversivo vuol dire che ragionano come i terrestri.









Solo ora vediamo un grande veicolo volante alieno.


Juan Salvo, preso prigioniero dagli schiavi alieni, teme di essere trasformato in un automa senza personalità come gli scarafoni.


Questo è il momento clou dei contatti con gli alieni. Juan Salvo discute con il rappresentante di una razza aliena più  evoluta degli scarafoni, anche lui schiavo di chi ha organizzato l'invasione.


I terrestri riescono a neutralizzare l'alieno multidita e a trascinarlo nella loro base.




Qui c'è il momento più toccante della storia, che ricorda la morte del replicante di "Blade Runner" ("Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi..."), ma in meglio, dato che il monologo improvvisato dallo stesso Rutger Hauer non ha senso nel contesto del film (dove non esistono i viaggi nelle galassie).




Il multidita
non sta morendo per le percosse, ma per lo spavento: alcuni
alieni di Oesterheld sono ipersensibili, non dei semplici mostri privi di anima.



Gli invasori si servono anche di grosse bestie.



Va bene, Solano Lopez non sa disegnare gli esseri fantastici, ma è capace di una cosa più importante: raccontare una storia per immagini (lo storytelling). Molti disegnatori di oggi metterebbero dei bellissimi mostri statici, mentre Lopez li fa trotterellare in una nuvola di polvere proprio come devono fare.










Proprio perché sa raccontare la storia come gli viene richiesto dalla sceneggiatura, i mostri di Lopez ci fanno paura.



Ancora una volta gli ingegnosi terrestri trovano il modo di vincere la partita.



Purtroppo
Oesterheld è un misogino: di donne praticamente non ce ne sono. Si sente proprio la mancanza di figa, che qui viene apparentemente soddisfatta.


Fiiiga...!


Ma vaffanculo, Héctor! Sprecare tutto questo ben di dio senza nemmeno usarlo un po'.



La Disneyland aliena in mezzo alla città di Buenos Aires.


Le forze militari terrestri sferrano un nuovo attacco, che, per quello che può servire nel contesto generale dell'invasione, ottiene un certo effetto.













I monumenti di Buenos Aires esplodono con gli alieni.



Tornati a casa, Juan Salvo e gli altri cadono come pesci in una trappola radiofonica. Sveglia, io me ne sono accorto subito!



Nel luogo indicato ci sono i soldati controllati dagli alieni.



Essendo i soldati lobotomizzati lenti di riflessi, i nostri eroi riescono a sfuggirgli prima di essere catturati.



Dopo un po', Juan Salvo, seguito da moglie e figlia, si avvicina a una specie di disco volante.



La casa editrice Frontera è vicina al fallimento, così Oesterheld decide di concludere la storia dell'Eternauta a cazzo di cane.



Il nuovo nome di Juan Salvo, l'Eternauta, viene giustificato in poche vignette.



All'inizio della storia, l'Eternauta conosceva perfettamente l'anno in cui era tornato indietro nel tempo, il 1957, ora non lo sa più (tra l'altro l'anno è diventato il 1959 perché le puntate non finivano mai, ma questo secondo errore è irrilevante). Allora, visto che l'invasione avverrà negli anni sessanta, il mondo è ancora libero dagli alieni! Stendiamo un velo pietoso su questa trovata. A parte il fatto che Juan Salvo, tornando a casa, troverebbe un altro se stesso.


Se non si sa come finire già prima di iniziare, avendo scritto un soggetto, non si potrà trovare una conclusione avvincente, dando un senso logico a tutti i personaggi e alle situazioni creati sul momento.

La storia finisce con una partita a carte: la scappatoia della conclusione ciclica è tipica di uno sceneggiatore alle prime armi o di un professionista che deve improvvisamente staccare la spina.



Il finale di merda non ci deve fare dimenticare il resto della storia, che rimane formidabile.


L'idea della figura immortale dell'Eternauta, Oesterheld la ricicla con maggiore logica nel 1962 creando Mort Cinder, disegnato da Alberto Breccia. Tutti i vecchi lettori de "Il Mago" formato gigante e dell'Oscar Mondadori a lui dedicato lo rimpiangono insieme a me.



Sempre con Breccia, Oesterheld realizza una nuova versione dell'Eternauta per il settimanale argentino "Gente".



I redattori del settimanale mainstream gli tagliano i testi verbosi e chiudono prima del tempo la storia perché ormai Oesterheld, persosi nelle velleità rivoluzionarie, ha trasformato il suo capolavoro in un polpettone politicizzato per scagliarsi contro l'imperialismo americano.



Come gli argentini e gli italiani dell'epoca (e di oggi), Oesterheld non si rende conto che i Paesi poveri non sono tali per colpa dei Paesi ricchi, gli "alieni", ma perché si ostinano a eleggere una classe politica corrotta e inefficiente. Scaricare la responsabilità sugli altri è sempre l'opzione più facile.




Certo che le immagini di Breccia, come questa dedicata alla nevicata, lasciano il segno: una l'ho messa come apertura del post, alla faccia del povero Solano Lopez.




Anche Cesare Civita, dal quale Oesterheld torna a lavorare dopo il fallimento, ha problemi con il governo militare di Videla. Le sue pubblicazioni rigurgitano di redattori rivoluzionari che con i loro articoli non gli fanno fare proprio bella figura con il regime, così deve svendere tutto e lasciare, per la seconda volta, un paese dittatoriale per ricominciare la vita altrove. Si spegnerà dopo un secolo di vita fruttuosa, che deve ancora essere indagata a fondo dai fumettofili.

Nei suoi ultimi anni, Héctor Oesterheld scade parecchio come sceneggiatore, preso com'è dall'impegno politico con i montoneros. Dopo la caduta della giunta militare che ha ucciso lui e le figlie, l'Argentina diventa un paese definitivamente democratico, anche grazie agli americani che con Ronald Reagan minacciano sanzioni economiche a tutti gli Stati latinoamericani retti da dittature. A differenza del Cile, la dittatura argentina non è riusciuta neppure a risanare l'economia e la crisi oggi rimane immutata. Tale situazione genera una pluridecennale impotenza psicologica che si riverbera anche nei fumetti, come ho scritto nel post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/12/lirrazionalismo-della-bonelli.html.

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