giovedì 28 luglio 2016

ALTER MOEBIUS


Nella seconda metà degli anni sessanta e nei primi anni settanta escono diversi numeri speciali della rivista "Linus", finché, nel gennaio del 1974, la casa editrice Milano Libri (nel frattempo comprata dalla Rizzoli), lancia il corposo mensile "Alterlinus". 


In questo contenitore finiscono soprattutto le storie lunghe, che su "Linus" occuperebbero troppo spazio. Infatti, il personaggio più longevo di "Alterlinus" è lo sbirro Dick Tracy, che comunque vive avventure talmente lunghe da dover essere diviso in puntate anche qui. Forse la scelta di metterlo su un'altra testata è anche dovuta al fatto che "Linus" si stava spostano sempre di più a sinistra, e un "fascio" come Tracy non poteva ospitarlo. Di Dick Tracy e Linus abbiamo parlato nel post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/02/il-noir-nasce-dai-fumetti.html.


Se inizialmente Alter ospita le serie iniziate su "Linus" e i suoi supplementi, in seguito il direttore Oreste Del Buono (1923-2003) cerca filoni nuovi sempre più sofisticati.


Negli anni, Alter diventa così una rivista dai disegni raffinati che presenta le tendenze all'avanguardia dell'illustrazione, più che fumetti veri e propri. I testi diventano sempre meno comprensibili, anche perché a scriverli sono spesso i disegnatori stessi. La lunga agonia si conclude nel 1985, con la chiusura della testata.


In questo post, comunque, ci occuperemo solo dei primi numeri di Alter, nel periodo in cui è ancora preminente il fumetto classico con capo e coda


Anche se proprio in questi anni avviene la svolta ermetica, simboleggiata dall'arrivo di Moebius e i suoi amici.


Nella copertina del primo numero di "Alterlinus" compare uno sdoppiamento di Linus, il personaggio dei Peaunuts di Charles Schulz, per rimarcare la vicinanza con la "testata madre", che all'epoca era considerata il top del fumetto anche se non è mai stata letta da molti. All'interno di Alter, però, Charlie Brown e Snoopy occupano solo poche pagine con le loro tavole domenicali.


Nei primi redazionali di Alter c'è tutta una menata sui "viaggi e avventure", concetto ripreso nel decennio successivo dal mensile "Corto Maltese", un'altra rivista della Milano Libri. Sarebbero stati graditi, invece, degli articoli sul fumetto, se proprio dei redazionali dovevano esserci.




Ulysse di Lob e Pichard è una rivisitazione in chiave fantascientifica dell'Odissea di Omero (dell'antico autore greco abbiamo parlato di sfuggita in http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/alma-tadema-legge-gli-eroi-di-troia.html). 

Jacques Lob (1932-1990) lo abbiamo già visto ai testi dell'incredibile "Delirius" disegnato da Philippe Druillet, nel post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/05/druillet-nel-pianeta-sadomaso.html.

Georges Pichard (1920-2003) è un disegnatore specializzato in fumetti erotici. Questo primo episodio è stato realizzato nella seconda metà degli anni sessanta, il periodo migliore di Pichard, che negli anni settanta è diventato sempre più "sfatto" nel segno (lo scopriremo più avanti).
















Oltre Corto Maltese, Hugo Pratt (1927-1995) ha creato gli sfigati Scorpioni del deserto. Mente i personaggi di Corto sono carismatici, quelli degli Scorpioni sono insignificanti. Anche l'ambientazione della caserma in una zona semidesertica dell'Africa fa tristezza. Di fighe, poi, neanche l'ombra. Un flop costruito a regola d'arte: se Pratt in Corto è furbo, qui è fesso. Pur essendo l'insuccesso della serie acclarato, Hugo Pratt la continua fino alla morte.

La serie, a parte tutto, è piuttosto interessante: ecco tre paginette.





Guido Buzzelli (1927-1992) è stato uno dei più grandi disegnatori italiani e, a differenza di Battaglia, Toppi e Crepax, disegnava dei veri fumetti, non si limitava a mettere delle illustrazioni una vicino l'altra. Ciononstante è poco conosciuto, salvo, forse, per avere realizzato il primo Texone (anche se lui aveva disegnato l'episodio per la serie normale di Tex). Sono quindi rimasto impressionato quando, seguendo un fatto di cronaca, ho letto che è avvenuto in via Guido Buzzelli a Roma... minchia, l'hanno inserito nella toponomastica!

Lo stile di Buzzelli fonde perfettamente la tradizione americana di Alex Raymond con quella italiana di Walter Molino, dove è il tratto grottesco di quest'ultimo a prevalere e a sovrabbondare. 

Nella storia "I labirinti", scritta da Buzzelli stesso, si capisce ben poco. Ecco la prima puntata, comunque.










Dai numeri speciali di "Linus", approda su "Alterlinus" un personaggio scritto da Wolinski e disegnato dal più recente Pichard: Paulette, un'eroina sfrontata e quasi sempre biotta che ricorda Brigitte Bardot. A un certo punto, visto che aveva preso l'abitudine di girare con la figa ben depilata in bella mostra, la redazione della Milano Libri decide di defenstrarla dalle pagine di Alter per indecenza. Un peccato, anche se Wolinski come autore di testi è più bravo nelle vignette che nelle storie lunghe.



In questo episodio vediamo Paulette confrontarsi nientemeno con Adolf Hitler.





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Lo sceneggiatore Georges Wolinski, nato nel 1934 in Tunisia da un ebreo francese e una ebrea italiana, è noto soprattutto come vignettista satirico-erotico.

Nel 1969 fonda"Charlie Mensuel", imitando il "Linus" italiano nei contenuti e nell'aspetto generale. 



Oltre alle strisce americane, Charlie pubblicava le storie di Paulette e i lavori di Reiser, presentati poi anch'essi su Alter e Linus (su di lui vedi il post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/03/reiser-un-cazzo.html). 

In seguito Wolinski passerà all'edizione settimanale di Charlie, "Charlie Hebdo". Morirà nel 2015, insieme ai suoi colleghi, nell'attentato dei fanatici islamici.



Data l'importanza per Alter del mensile Charlie diretto da Wolinski, presento per intero un articolo pubblicato dal numero 105 della rivista specializzata "Bd", del luglio 2016.











Arriviamo al numero 2 di "Alterlinus", che ci dà il pretesto per presentare un'intera storia del 1965 di Jeff Hawke, uno dei più interessanti personaggi del fumetto inglese grazie ai testi geniali di William Patterson e ai disegni fotografici, ma suggestivi, di Sydney Jordan.



Patterson affascina per due motivi combinati tra loro. L'ironia delle storie, che nasce dall'assorbimento di una certa letteratura inglese, e l'aspetto ingegneristico, tipico di chi ha una formazione militare come Patterson, che dà un'impronta realistica alle situazioni fantascientifiche. William Patterson è avvincente sia nelle avventure spaziali sia nelle storie, come questa, ambientate nella placida campagna inglese.

Nel 1969, il direttore del quotidiano che pubblica la striscia, il "Daily Express", chiede di fare vedere ogni tanto un paio di tette e un bel culo: quello stupidotto di Patterson si rifiuta e se ne va. Almeno così si racconta, anche se mi sembra più probabile che lo abbiano licenziato per risparmiare soldi. Secondo la versione ufficiale, comunque, William Patterson si sarebbe dimesso per problemi di salute. In seguito, Sydeny Jordan le sceneggiature se le scrive da solo: bellissime tette, per carità, ma storie illeggibili.



















Facciamo un salto di un anno, arrivando nel gennaio del 1975. Cercando a tentoni di dare una identità ad Alter, che non ha mai venduto bene (tanto che le sue diffusioni non vengono nemmeno fatte certificare), Del Buono tenta la via politica: se Linus pubblica satira, sia pure senza esagerare (come invece farà la successiva direttrice Fulvia Serra negli anni ottanta), Alter potrebbe presentare fumetti realistici altrettanto politicizzati.

Abbiamo così il più celebre personaggio lanciato da "Alterlinus": Alack Sinner, realizzato da Sampayo e Munoz. Due autori che si sono fatti le ossa nel fumetto "popolare" argentino, che da lì a poco invaderà l'Italia dalle pagine di "Lanciostory" e "Skorpio".

Carlos Sampayo (1943) è uno sceneggiatore zoppicante ma non privo di fascino, mentre José Muñoz (1942) è un artista che ripropone lo stile espressionista mescolato a Hugo Pratt (che in Argentina aveva lasciato il segno) e a tanti altri, forse persino a Crepax. 

Io preferisco gli espressionisti tedeschi, ma lo stile di Muñoz ha fatto girare la testa a diversi autori. In Italia, lo sceneggiatore Roberto Queirolo ha convinto Anna Brandoli a lasciare il proprio stile per adottare quello di Munoz nelle storie di Rebecca (anch'esse pubblicate da Alter). Lo stesso Queirolo, come supervisore della Bonelli, credo abbia convinto Giampiero Casertano a fare una scelta analoga: con lo stile vagamente munoziano ha disegnato la mia parodia horror di Asterix su Martin Mystère (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/02/souvenir-di-martin-mystere.html). In America, incredibilmente, Keith Giffen, il disegnatore kirbesco per eccellenza, si è munozianizzato per anni.

Disegni a parte, le storie di Alack Sinner, che tanto avevano esaltato i fanzinari dell'epoca, sono degli improbabili apologhi di estrema sinistra appiccicati a un lontano epigono del Sam Spade di Dashiell Hammett. Lo scrittore Hammett era un dirigente del Partito comunista americano, ma mai si sarebbe sognato di scrivere gialli marxisti-leninisti: quando fu perseguitato dal maccartismo e le biblioteche stavano per ritirare i suoi romanzi, il presidente Ike Eisenhower fermò tutti dicendo "i romanzi di Hammett non mi sono mai sembrati comunisti". I fumetti di Alack Sinner sono, invece, talmente ideologici che oggi come oggi fanno ridere. Ma anche ieri come ieri, se è per questo. Poi gli autori perdono del tutto la bussola creando storie sempre più sbalestrate, con il nuovo personaggio semisurreale di Sophie.

Comunque leggiamola, la prima storia del leggendario Alack Sinner (la casa editrice Cosmo, volendo, potrebbe riproporlo agevolmente nel formato bonelliano). 

























Parli del diavolo e ne spuntano le corna. Guido Crepax (1933-2003) era un grandissimo illustratore: le sue cose migliori, secondo me, sono la lunga serie di enormi poster che ha disegnato per i trotzkisti della Quarta internazionale (li avevo tutti, ma poi li ho stupidamente buttati come tante altre cose). Il suo segno più incisivo, sempre secondo me, era quello "liquido" per le pubblicità degli anni sessanta. In quel periodo il giovane Milo Manara imitava lo stile di Crepax, come abbiamo visto nel post http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/manara-si-e-rovinato-da-solo.html

Invece Crepax non sapeva fare i fumetti, soprattutto ignorava tutto della scrittura. Leggere le sue storie di Valentina, dalla prima del 1965 dove il suo amico cerca di conquistare il mondo dalla poltrona di casa, è un vero strazio. Nel maggio del 1975, vediamo Valentina (traslocata momentaneamente ad Alter da Linus) che conclude a cazzo di cane la storia di un astronauta caduto (?) nel suo giardino. Tante belle illustrazioni, nessun vero racconto a fumetti. Inoltre, diversamente da quelle di Manara, le femmine di Crepax sono troppo algide per arrapare









Nel febbraio del 1976 inizia "Hom", una interessante storia a puntate del bravo ma misconosciuto Carlos Gimenez. Un autore spagnolo che avevo ammirato su Dani Futuro nel Corriere dei Piccoli e che poi ho ritrovato nei Professionisti, pubblicati dall'Eureka di Alfredo Castelli.











Intanto in Franca stavano accadendo cose nefaste. "Charlie Mensuel" di Wolinski vendeva sempre meno, mentre Andrea Corno aveva dovuto chiudere da un pezzo "Pogo", la versione francese di "Eureka". Anche le grandi riviste se la passavano male. "Pilote" di René Goscinny (lo sceneggiatore di Asterix), da settimanale per ragazzi si trasforma in un mensile per adulti in stile "Mad" (del tutto sconosciuto in Italia, nel senso che di quel materiale non è stato tradotto niente).

In questa situazione di crisi, nel dicembre del 1974 una banda di disegnatori capitanata da Moebius pubblica una nuova rivista intitolata "Metal Hurlant", che ha il merito di iniettare abbondandti dosi di stile americano nel fumetto francofono e il demerito di mandare a puttane ogni idea di sceneggiatura. Caso indicativo è quello di Philippe Druillet, che pure tanto aveva brillato su testi di Lob. Ancora oggi, nei fumetti francofoni la sceneggiatura ha meno importanza dei disegni.

Comunque Oreste Del Buono si intrippa per "Metal Hurlant" e, a partire dalla fine del 1975, riempie Alter di storie prive di significato e spesso neppure disegnate bene. Sembra che siano i soldoni forniti da Alter a permettere Metal di sopravvivere malgrado le scarse vendite.

Abbiamo detto che l'autore di punta di "Metal Hurlant" è Moebius, pseudonimo di Jean Giraud, detto Gir (1938-2012). Come Gir aveva disegnato in stile più tradizionale Blueberry, un western scritto da Jean-Michel Charlier pubblicato in Italia dal Corriere dei Piccoli e, più recentemente, allegato alla "Gazzetta dello Sport". Nella sua nuova identità, slegato dai limiti del fumetto francese, Moebius realizza storie disegnate da dio, che potrebbero essere incornicate ed esposte nei musei, ma prive di senso logico (all'inizio se le scriveva da solo, in seguito si è affidato a sceneggiatori mediocri). Fa eccezione questo episodio, di cui pubblichiamo la seconda parte, uscito su Alter nel dicembre del 1976. 








Ormai la direzione verso le serie di illustrazioni spacciate per fumetti, dimenticabilissime e infatti dimenticate, è stata imboccata irreversibilmente da Alter e non si farà che peggiorare.

Chiudiamo il post con "Un uomo normale", una storia completa piuttosto inquetante del 1977, anno in cui "Alterlinus" cambia nome in "Alter Alter". C'è una donna violentata e uno che spompina la propria vittima prima di bruciarla viva, il tutto con un disegno molto espressivo senza essere espressionista. La storia è firmata da Vito Scrima ed E. Foster, ma sarebbero una persona sola: il disegnatore argentino, trasferitosi a Brescia, Ruben Sosa (1939-2007). In passato, Sosa aveva lavorato anche con lo sceneggiatore Héctor Oesterheld (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/05/leternauta-e-un-errore.html).


























Naturalmente ci sarebbero un sacco di altri personaggi da mostrare, a partire dall'esordio dell'immenso Andrea Pazienza con "Le straordinarie avventure di Pentothal" (http://sauropennacchioli.blogspot.it/2016/03/zanardi-solo-per-adulti.html) e "Lo Scimmiotto" di Pisu e Manara, ma abbiamo dovuto fare una necessaria selezione del materiale (di Goku abbiamo visto la versione del grande Toriyama: http://sauropennacchioli.blogspot.it/2015/11/il-genio-bimbo-di-akira-toriyama.html).


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